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Ex-Otago: Genova per noi tra pop e De André

Ex-Otago: Genova per noi tra pop e De André

La band ligure che ha appena pubblicato l’album “Marassi” apre stasera Abbabula nello scenario di Monte d’Accoddi

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SASSARI. Da Genova a Monte d’Accoddi, che oggi li vedrà protagonisti della prima serata del festival Abbabula: gli Ex-Otago nascono dal 2002 e 15 anni dopo portano in giro per l’Italia la loro ultima fatica, “Marassi “. Storia e parole d’una band zenese che ha ancora – e sempre – qualcosa da dire.

“Marassi”, il vostro ultimo lavoro: un punto di arrivo o un punto di partenza?

«Sicuramente ennesimo punto di partenza. Non amiamo la parola arrivo: crediamo che Marassi possa rappresentare una nuova tappa d’un viaggio che spero ci porti chissà dove».

Musicalmente invece che disco è?

«Una bella sintesi di ciò che abbiamo imparato a fare negli anni, di ciò che abbiamo scoperto di essere. Ha il pregio di fare un po’ una cernita dei nostri strumenti e capacità mettendole a frutto».

La versione “StraMarassi” dell’album è un mix di collaborazioni.

«Belle le rivisitazioni di Mecna e Willie Peyote. E il Caparezza, che è stato veramente grande. Penso a Claudio Coccoluto che ha fatto una versione super disco: ci ha fatto molto sorridere. Ogni interpretazione ha qualcosa da dire».

Quanto passato e quanto futuro ci sono in “Marassi”?

«In Marassi ci sono gli Ex-Otago di sempre e quelli che sono proiettati in un futuro prossimo che già adesso stiamo scoprendo e maneggiando. Marassi effettivamente rappresenta un disco estremamente biografico per i testi e per le musiche».

Generazione 2.0 e giovani d’oggi: vi identificate con loro?

«Ci identifichiamo molto: per molti siamo molto giovani, per altri in là con l’età. Essere giovani non è questione anagrafica, ma di approccio e intenti. Quando parliamo di giovani d’oggi parliamo di noi, coinvolti in prima persona in questa canzone e in tutte le provocazioni che lancia».

“Ci vuole coraggio a guardare Sanremo fino in fondo” cantate. E i talent?

«Sanremo una occasione un po’ persa, perché parla in maniera estremamente parziale della musica italiana. I talent sono un totale fallimento. Sanremo in passato era un bello strumento e spero lo sia di nuovo. I talent sono una strada sbagliata da percorrere».

Il vostro rapporto con l’Indie?

«Ci siamo abbastanza rotti di indie e quant’altro, facciamo musica pop, lo abbiamo sempre detto. Sta agli altri catalogare, schematizzare infilare robe dentro altre robe. Noi facciamo musica pop, il resto ci annoia».

Quanta Genova c’è negli Ex-Otago?

«C’è moltissima Genova, per la grande voglia e necessità di tenere insieme tanti mondi apparentemente diversi, mondi sonori e testuali. Poi il modo di fare e pensare tipico genovese, un po’ agrodolce, siamo felici ma mai sino in fondo, c’è sempre una goccia di amarezza che rovina le cose o dà loro caratteristica più affascinante. Veniamo da una città in cui sono successe tante cose che l’anno devastata come il G8, e cosa belle come il cantautorato genovese da cui attingiamo sempre. Vogliamo provare a creare linguaggio nuovo, di protesta ma leggero: leggerezza che non è cosa una cosa brutta ma un’arma molto potente, medicinale». (red.c.)



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