La Nuova Sardegna

Bollani suona Napoli tra jazz e gag

di Andrea Massidda
Bollani suona Napoli tra jazz e gag

Successo al festival Abbabula per lo spettacolo del pianista milanese sul palco assieme a Daniele Sepe

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SASSARI. Suona Napoli e poi godi. Napoli che improvvisa come nel jazz, Napoli che sorride e gioca con se stessa, Napoli che tutto assorbe e tutto rielabora alla sua maniera per poi regalarci perle straordinarie: dalle esibizioni delle sciantose al blues mediterraneo, dalle canzoni d’autore alla fusion anni Settanta, dallo swing di Renato Carosone alla tammurriata. Nell’amore per la città partenopea e in quella bellezza che essa da sempre riesce a produrre c’è forse lo spirito dello spettacolo che il pianista milanese Stefano Bollani, accompagnato da una band molto particolare, venerdì per la seconda serata del festival Abbabula ha portato in scena sul palco allestito nell’incantevole scenario di Monte d’Accoddi, l’area archeologica prenuragica a due passi da Sassari. Uno spettacolo, appunto, più che un semplice concerto. Perché già dalle prime note, il pubblico – suppergiù mille persone, rivelano le organizzatrici dell’associazione Le ragazze terribili – ha capito che la perfomance dei musicisti in scena sarebbe stata sui generis. Bollani, insieme con il batterista Bernardo Guerra, il clarinettista Nico Gori e soprattutto il napoletanissimo sassofonista Daniele Sepe, ha infatti proposto un vero e proprio show, senza mai smettere di inventare, stupire, cazzeggiare. «Durante le mie esibizioni – non si stanca di ripetere Bollani – il mio scopo è non annoiarmi mai. Se mi annoiassi io figurarsi come si sentirebbe il pubblico». Morale? Chi va ad ascoltarlo, specie a un live che s’intitola “Napoli trip”, deve in primo luogo scordarsi che ci sia una scaletta ben definita, ma anche mettere in conto che non si sappia affatto quale piega musicale prenderà la serata. Tutto dipende dall’energia del momento, dalle vibrazioni che arrivano dalla platea e magari dalla colonnina del mercurio, visto il caldo africano di questi giorni

Dunque venerdì notte il pubblico si è divertito? C’è stato quel passaggio di energia? La risposta è sì, ma va detto che da un talento indiscusso come Bollani, per giunta alle prese con un repertorio sterminato, forse ci si poteva aspettare di più. Certo, un super classico come “Reginella” eseguito in chiave jazz con il solo pianoforte va dritto al cuore degli spettatori, così come risultano emozionanti i pezzi contenuti nell’album che ha dato il nome al tour (per esempio “Napoli’s blues), le citazioni di Raffaele Viviani come in “O guappo innamurato” e le incursioni fugaci nell’universo carosoniano (“Caravan petrol”). A fare da spalla al pianista, sia musicalmente sia teatralmente, Daniele Sepe, che peraltro sempre venerdì è stato protagonista di una short performance che ha anticipato il concerto in questione. I due s’intendono alla grande, e si vede: ridono, improvvisano praticamente ogni nota, strappano applausi e risate. Tuttavia il rischio, sempre dietro l’angolo in questo tipo di esibizioni, è che a tratti i protagonisti scambino il palcoscenico per uno studio televisivo, che confondano un concerto con un programma da seconda serata in tivù. È successo quando la strana coppia Bollani-Sepe si è messa a sfottere il pianista statunitense Keith Jarrett e i suoi capricci da divo, ma anche il “rap esistenziale” di Jovanotti, “la paura e la voglia di essere nudi” di Baglioni e addirittura “Procurade ‘e moderare barones sa tirannia”, presentata come omaggio strampalato al pubblico di casa.

La serata comunque è scorsa veloce, le ore sono passate senza sbadigli, anche perché Bollani con il pianoforte fa praticamente quello che vuole. E pure l’epilogo è stato travolgente: una jam session. Sul palco è infatti salita anche la band che prima aveva suonato con Sepe, a cominciare dalla bravissima cantante Floriana Cangiano (in arte Flo) , che ha proposto alcuni pezzi ispirati ai café-chantant parigini e napoletani (in stile Ninì Tirabusciò, per intendersi), e ancora il batterista Paolo Forlini, il bassista Davide Afzal e il tastierista Tommi De Paola. Poi, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato: fine dello show.



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