La “Vita smeralda” di Jerry Calà
di Dario Budroni
Canzoni e battute: a Porto Rotondo ogni sabato lo spettacolo dell’ex Gatto di Vicolo Miracoli
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PORTO CERVO. Lui dice che il suo spettacolo è un evergreen. E basta vedere cosa succede ai suoi piedi, quando sale sul palco e impugna il microfono, per rendersi conto che tutti i torti proprio non ce l’ha. «Sai qual è la cosa più bella? È che ogni volta mi ritrovo a cantare davanti a tantissimi ragazzi. Spesso mi chiedo perché, ma evidentemente in quei film che ho fatto c’era un qualcosa capace di durare nel tempo». Passano gli anni, cambiano i modi di vivere la vacanza, ma Jerry Calà è sempre qui. Al suo posto, nella Sardegna costiera, quella che si addormenta d’inverno ed esplode d’estate. Lo scorso giugno ha compiuto 66 anni, ma la voglia di far divertire il pubblico è la stessa di quando faceva il Gatto di Vicolo Miracoli. Pure quest’anno c’è un locale che porta il nome di un suo film: «Vita Smeralda». Si trova a Porto Rotondo e ogni sabato la star è lui e soltanto lui. Uno show che è una sfilza di canzoni, di tormentoni, di battute indirizzate al pubblico. La gente va in delirio e si dimena come non ci fosse un domani.
Quando aveva cominciato a bazzicare in Sardegna era poco più che un ragazzino. L’isola è un po’ la sua libidine. «Io qui mi diverto – confessa Jerry Calà –. Porto in scena uno spettacolo all’insegna del puro divertimento, è dedicato a chi la sera desidera un po’ di spensieratezza. Le canzoni sono tutte anni Settanta e Ottanta, canzoni immortali che spesso hanno accompagnato i miei film». E a proposito di film, Jerry Calà sa benissimo che quelli che ha fatto lui, in un modo o nell’altro, hanno comunque segnato un’epoca. Su Facebook, per esempio, è un proliferare di pagine che pubblicano di continuo spezzoni e battute. «Sì, molti di quei film sono diventati dei veri e propri cult – spiega l’attore –. Vengono ancora trasmessi e ci sono tantissimi giovani che continuano a scoprirli. Magari dal punto di vista tecnico non erano particolarmente avanzati, ma piacevano e continuano a piacere. Divertono, fanno ridere. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato i 30 anni di “Professione vacanze”, è stato un bel momento».
Nel 2006 aveva diretto e interpretato «Vita Smeralda». Sono passati solo 11 anni ma la Sardegna e in particolare la Costa Smeralda di quei tempi non sono più le stesse. «Era un periodo diverso da quello attuale, il mio film ha anticipato di qualche mese lo scandalo di Vallettopoli – racconta Calà –. Erano i primi anni Duemila e in tantissimi, conosciuti e meno conosciuti, utilizzavano la vacanza come strumento per apparire, per mettersi in mostra. Insomma, per molti la vacanza era diventata un lavoro. Invece oggi la Costa Smeralda è in parte cambiata e la gente ci viene non per cercare la ribalta ma per godersi il mare e le calette di una terra fantastica. Diciamo che le cose, da allora, sono migliorate».
Tra i tanti a commuoversi per la morte di Paolo Villaggio, pure lui assiduo frequentatore dell’isola, c’era anche Jerry Calà. I due erano legati da una profonda amicizia e avevano anche recitato insieme. «Ero molto affezionato a lui, ci vedevamo poco ma eravamo legati. Mi voleva bene – racconta l’attore –. Diceva che ero uno dei pochi a non essere invidioso. Mi aveva anche invitato alla festa per i suoi 75 ani. Aveva voluto pochi ospiti e per me era stato un onore. Penso che Paolo Villaggio, con la creazione del personaggio di Fantozzi, abbia inventato la più grande maschera dopo Totò».
Jerry Calà ha molti amici e alcuni li definisce addirittura «parenti». Sono gli altri Gatti di Vicolo Miracoli: Umberto Smaila, Franco Oppini e Nini Salerno, con i quali aveva raggiunto un grande successo tra gli anni Settanta e Ottanta. «Sì, noi non siamo amici ma dei parenti, come fratelli, con Umberto per esempio faremo uno spettacolo insieme in un locale di Platamona, il prossimo 14 agosto – racconta Calà –. Con loro ho condiviso una parte importante della mia vita e da poco abbiamo fatto un film insieme, che si intitola “Odissea nell’ospizio”. Parla appunto di un ospizio in cui vengono poi ospitati dei migranti. Alla fine si crea una vera integrazione. È un po’ una mia utopia».
Quando aveva cominciato a bazzicare in Sardegna era poco più che un ragazzino. L’isola è un po’ la sua libidine. «Io qui mi diverto – confessa Jerry Calà –. Porto in scena uno spettacolo all’insegna del puro divertimento, è dedicato a chi la sera desidera un po’ di spensieratezza. Le canzoni sono tutte anni Settanta e Ottanta, canzoni immortali che spesso hanno accompagnato i miei film». E a proposito di film, Jerry Calà sa benissimo che quelli che ha fatto lui, in un modo o nell’altro, hanno comunque segnato un’epoca. Su Facebook, per esempio, è un proliferare di pagine che pubblicano di continuo spezzoni e battute. «Sì, molti di quei film sono diventati dei veri e propri cult – spiega l’attore –. Vengono ancora trasmessi e ci sono tantissimi giovani che continuano a scoprirli. Magari dal punto di vista tecnico non erano particolarmente avanzati, ma piacevano e continuano a piacere. Divertono, fanno ridere. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato i 30 anni di “Professione vacanze”, è stato un bel momento».
Nel 2006 aveva diretto e interpretato «Vita Smeralda». Sono passati solo 11 anni ma la Sardegna e in particolare la Costa Smeralda di quei tempi non sono più le stesse. «Era un periodo diverso da quello attuale, il mio film ha anticipato di qualche mese lo scandalo di Vallettopoli – racconta Calà –. Erano i primi anni Duemila e in tantissimi, conosciuti e meno conosciuti, utilizzavano la vacanza come strumento per apparire, per mettersi in mostra. Insomma, per molti la vacanza era diventata un lavoro. Invece oggi la Costa Smeralda è in parte cambiata e la gente ci viene non per cercare la ribalta ma per godersi il mare e le calette di una terra fantastica. Diciamo che le cose, da allora, sono migliorate».
Tra i tanti a commuoversi per la morte di Paolo Villaggio, pure lui assiduo frequentatore dell’isola, c’era anche Jerry Calà. I due erano legati da una profonda amicizia e avevano anche recitato insieme. «Ero molto affezionato a lui, ci vedevamo poco ma eravamo legati. Mi voleva bene – racconta l’attore –. Diceva che ero uno dei pochi a non essere invidioso. Mi aveva anche invitato alla festa per i suoi 75 ani. Aveva voluto pochi ospiti e per me era stato un onore. Penso che Paolo Villaggio, con la creazione del personaggio di Fantozzi, abbia inventato la più grande maschera dopo Totò».
Jerry Calà ha molti amici e alcuni li definisce addirittura «parenti». Sono gli altri Gatti di Vicolo Miracoli: Umberto Smaila, Franco Oppini e Nini Salerno, con i quali aveva raggiunto un grande successo tra gli anni Settanta e Ottanta. «Sì, noi non siamo amici ma dei parenti, come fratelli, con Umberto per esempio faremo uno spettacolo insieme in un locale di Platamona, il prossimo 14 agosto – racconta Calà –. Con loro ho condiviso una parte importante della mia vita e da poco abbiamo fatto un film insieme, che si intitola “Odissea nell’ospizio”. Parla appunto di un ospizio in cui vengono poi ospitati dei migranti. Alla fine si crea una vera integrazione. È un po’ una mia utopia».
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