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L’arena dove nell’antica Karalis combattevano i gladiatori

di Salvatore Tola
L’arena dove nell’antica Karalis combattevano i gladiatori

CAGLIARI. Nel corso della sua operosissima vita Giovanni Spano «mise mano» a molti monumenti dell’antichità: non per nulla è considerato il padre dell’archeologia in Sardegna. Si occupò anche dell’An...

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CAGLIARI. Nel corso della sua operosissima vita Giovanni Spano «mise mano» a molti monumenti dell’antichità: non per nulla è considerato il padre dell’archeologia in Sardegna. Si occupò anche dell’Anfiteatro romano di Cagliari: nell’autobiografia racconta che nel 1866 per sua iniziativa rivide la luce, dopo essere stato per secoli «coperto di terra e di macerie»; e si vanta di averlo lasciato «pulito, scavando tutte le gallerie che non si conoscevano e il sotterraneo che conduceva l’acqua piovana al gran serbatoio dietro i Cappuccini». In seguito ci sono stati ulteriori interventi di ripulitura e di restauro, ed è stato possibile restituire la struttura all’uso pubblico, per spettacoli di vario genere: situato come è alle pendici del colle di Buon Cammino, mentre in origine era alla periferia oggi, sfiorato dai viali Sant’Ignazio e Fra Nicola, si trova all’interno della cerchia urbana.

La posizione fu scelta non a caso dagli ingegneri del tempo (parliamo dell’Età augustea): individuato e in parte ricavato lo spazio pianeggiante per realizzare l’arena, di forma ovale, utilizzarono il pendio per definire, facendo modellare la roccia, le gradinate che dovevano accogliere gli spettatori. In alcune parti fu necessario integrare con strutture in muratura, ma queste col tempo sono scomparse perché i materiali sono stati asportati per costruire le case e i palazzi che sono sorti tutt’intorno.

L’arena misura 48 metri di lunghezza e 31 di larghezza e si calcola che i 18 gradoni che la sovrastano potessero ospitare – rigidamente divisi a seconda della classe d’appartenenza – 8000 spettatori. Le dimensioni sono la quarta parte di quelle del Colosseo, ma l’insieme doveva essere più che soddisfacente per una città di provincia come Cagliari. Come dice Spano, in seguito ai lavori da lui promossi sono tornati alla luce anche i locali interni, scavati al di sotto delle tribune, che ci aiutano a farci l’idea di come l’anfiteatro veniva utilizzato. Sono state individuate le celle dove venivano stipati i gladiatori, le bestie feroci e i condannati a morte che dovevano presentarsi al pubblico; e poi l’armeria, l’infermeria e l’obitorio, nonché una cappella e la «taberna» dove venivano serviti cibi e bevande. Mentre alcuni fori ai margini delle tribune confermano che era in uso un sistema di pali e di tende mobili per riparare gli spettatori dal sole e dalle intemperie.

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