Applausi per Columbu al festival di Locarno
Il regista ha presentato “Surbiles”, che a ottobre sarà in prima nazionale a Nuoro per IsReal
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LOCARNO. Giovanni Columbu conquista il festival di Locarno. Il suo nuovo film, “Surbiles”, è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione “Signs of Life” - dedicata alla frontiera della settima arte tra narrazioni inedite e innovazioni di linguaggio - e accolto con entusiasmo dal pubblico dello storico festival arrivato alla 70esima edizione. Categoria, quella di “Signs of Life”, che appare perfetta per un film che mescola testimonianze documentarie sull’argomento delle surbiles - creature femminili prossime ai vampiri che ancora abitano la fantasia popolare della Sardegna - e momenti di messa in scena con attori non professionisti (fatta eccezione per Simonetta Columbu, figlia del regista) in un’originalissima commistione di realtà e finzione. Il film (prodotto da Luches in associazione con Istituto Luce Cinecittà e Rai Cinema, sostenuto dalla Regione, dalla Fondazione Sardegna Film Commission e dal comune di Cagliari), sarà in prima nazionale nella seconda edizione di IsReal - Festival di cinema del reale, in programma a Nuoro dal 3 all’8 ottobre.
«L’idea del film - spiega il regista - nasce da racconti sentiti, anche di sfuggita, quando ero bambino, e che hanno lasciato dentro di me una traccia duratura. Racconti che ho poi ritrovato durante il lavoro di preparazione per “Visos”, anche se in maniera marginale. Tra i sogni raccolti ne sono stati scelti sette e ce n’erano altri relativi alle surbiles che ho lasciato fuori. Ma quegli stessi racconti che trent’ anni fa erano numerosi, spontanei e dettagliati, quando poi ho deciso a raccoglierli sembravano improvvisamente scomparsi e questa specie di omertà intorno al tema mi ha spinto a indagare ancora più a fondo».
Realizzando il film, Giovanni Columbu racconta di aver scoperto «che quelle figure che in origine mi sembravano solo afferenti al territorio del male, in realtà sono più complesse. Sono innanzitutto vittime, perché scontano delle colpe, il male si insinua dentro di loro. Le surbiles non sanno nemmeno di essere cattive, un po’ come nel film di Carpenter. La cosa, il male alberga in noi e alla fine prende il sopravvento e ci trasforma. E così la surbile viene combattuta, allontanata, esorcizzata ma vista dalla comunità con una certa pietà».
«L’idea del film - spiega il regista - nasce da racconti sentiti, anche di sfuggita, quando ero bambino, e che hanno lasciato dentro di me una traccia duratura. Racconti che ho poi ritrovato durante il lavoro di preparazione per “Visos”, anche se in maniera marginale. Tra i sogni raccolti ne sono stati scelti sette e ce n’erano altri relativi alle surbiles che ho lasciato fuori. Ma quegli stessi racconti che trent’ anni fa erano numerosi, spontanei e dettagliati, quando poi ho deciso a raccoglierli sembravano improvvisamente scomparsi e questa specie di omertà intorno al tema mi ha spinto a indagare ancora più a fondo».
Realizzando il film, Giovanni Columbu racconta di aver scoperto «che quelle figure che in origine mi sembravano solo afferenti al territorio del male, in realtà sono più complesse. Sono innanzitutto vittime, perché scontano delle colpe, il male si insinua dentro di loro. Le surbiles non sanno nemmeno di essere cattive, un po’ come nel film di Carpenter. La cosa, il male alberga in noi e alla fine prende il sopravvento e ci trasforma. E così la surbile viene combattuta, allontanata, esorcizzata ma vista dalla comunità con una certa pietà».
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