La Nuova Sardegna

Il sax di Andy Sheppard fa il pienone a Sassari

di Grazia Brundu
Il sax di Andy Sheppard fa il pienone a Sassari

Tappa in città del quartetto guidato dal musicista britannico

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SASSARI. Un concerto un po’ rischioso, con musiche soft che di tanto in tanto sconfinano in riverberi spaziali e in improvvise impennate sperimentali. Eppure il pubblico, trasversale per età, oltre che per gusti e conoscenze musicali, ha reagito bene. Piazza Santa Caterina, martedì sera, era bella piena per Andy Sheppard e i suoi musicisti, gli ospiti della tappa sassarese di Time in jazz, che quest’anno spegne trenta candeline. Un compleanno importante per il festival di Paolo Fresu, che da quando è itinerante non rinuncia a passare da queste parti. Con artisti sempre notevoli. Come, appunto, il quartetto del sassofonista e compositore inglese: un organico formato, oltre che da Sheppard, dal chitarrista norvegese e mago degli effetti elettronici Eivind Aarset, il contrabbassista francese Michel Benita e il batterista scozzese Sebastian Rochford. Quattro musicisti dallo stile elegante: suonano rilassati, senza bisogno di sbattersi troppo per impressionare, un tipo di musica che passa certo per il jazz, ma fa incursioni in un mucchio di altri generi. Compreso il pop dei Beatles, omaggiati a fine concerto. Sheppard e compagni mescolano melodie di varie latitudini, con un timbro “nordico” predominante grazie alla presenza di Aarset, e a volte, sempre per influsso del chitarrista, si spingono così lontano da riprodurre graffi e dissonanze che sembrano filtrare direttamente dallo spazio. Tutti e quattro hanno un lungo curriculum di concerti, collaborazioni eccellenti e vari dischi realizzati. Insieme, come quartetto, hanno firmato nel 2015 “Sorrounded by sea”, mentre il secondo album a otto mani, sempre per la prestigiosa etichetta Ecm, dovrebbe uscire entro la fine dell’anno.

Sul palco di Santa Caterina, martedì, il quartetto suona senza quasi prendere fiato. A parte poche parole in inglese per salutare il pubblico, che li segue attento, ma in generale senza spellarsi le mani ad applaudire. Però, si sa, i sassaresi sono così: anche quando gradiscono non danno mai troppa soddisfazione. Del resto, Sheppard e band sono lontani anni luce dai piacioni da stadio: sono bravissimi, ci danno dentro, e questo deve bastare. Così succede che, per il secondo bis, la gente non insiste troppo a ottenerlo, né loro a concederlo. Vanno via al primo, mentre il pubblico si alza.

Però, tutto sommato, la serata è andata benone. Lo pensa anche il direttore artistico, Paolo Fresu, che commenta: «Era un concerto molto raffinato, molto aereo, da seguire con attenzione, e il pubblico, da sold out, è rimasto incollato alle sedie fino alla fine». Fresu è soddisfatto anche dalla location sassarese di Time in Jazz: piazza Santa Caterina, messa a disposizione dal Comune al posto del Parco di Monserrato. In realtà, proprio lo spazio sul quale è stato allestito il palco non era forse tra i più adatti a ospitare un concerto gratuito di un festival che richiama migliaia di persone. Le sedie nella zona transennata, stretta come un imbuto, finiscono subito e per tutti gli altri non resta che accalcarsi alla meno peggio, ritagliarsi una fetta di visuale e fare i conti con le restrizioni imposte dalle nuove norme sulla sicurezza negli spazi pubblici.

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