La creatività di Petza e la grande bellezza dei tappeti sardi
Lo chef rivisita le migliori ricette della tradizione isolana. La Fiera di Mogoro scommette sul mix cucina e artigianato
MOGORO. Passare una notte in fiera è un privilegio. Stupirsi di tanta bellezza e lasciarsi contaminare dalle forme e colori è un esperimento che è andato in scena qualche giorno fa come “preview”, a Mogoro, alla Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna 2017. Imbandire una tavola nel bel mezzo della fiera, 2.500 mq occupati da arazzi e tappeti, ceramiche e di design, oggetti in metallo, mobili, gioielli, tessuti dipinti con tinte naturali e tanto altro, è una installazione, che di per sé disorienta ed affascina. Ti fa ricordare che sono le mani le vere protagoniste della fiera. Le mani che con abilità millenaria tessono i favolosi arazzi che narrano indecifrabili storie. Le mani che modellano la terra dandole forme e colori inauditi. Le mani che intrecciano, scolpiscono, tessono, creano oggetti che conservano una memoria atavica di un futuristico fascino immemore. E, per una sera, l’artigianato è andato a tavola.
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E’ stato Roberto Petza, che con le sue sapienti mani ha interpretato i sapori, ha esaltato i profumi e i colori di tutte quelle eccellenze produttive che la Sardegna sa esprimere. A lui il compito di orchestrare una cena che potesse unire le opere degli artigiani con le sue creazioni culinarie. E Roberto, quale sapiente artigiano, ha ideato un menù essenziale ma colto, preparato con ingredienti semplici ma profondo nella scelta dei sapori: anguria e bottarga; lingua, prezzemolo, frutta e mandorle; uovo; zuppa di cipolle e lenticchie; tallutzas con ragù di pollo; controfiletto arrostito alla brace con vinaigrette e verdure; gelato al miele e yogurt. Come un pifferaio magico ha animato oggetti inermi, rendendoli vivi e consapevoli di un uso quotidiano. Sedie, bicchieri, piatti ciotole, coltelli sono convenuti a tavola a danzare con gli stupiti commensali.
Con la complicità dei vini della Cantina Sociale di Mogoro, sono state accompagnate le preparazioni di Roberto Petza. L’aperitivo di crema di carciofi e bottarga era cura della locale azienda Blue Marlin. Incontrarsi a tavola per unire tutti i saperi, questa è la sfida, che Cristina Picciau, direttore artistico della Fiera, ha voluto e concretizzato per questa serata. Tovagliette, sotto-piatti, piatti, ciotole, coltelli e bicchieri comprimari con il cibo semplice e colto.
Le creazioni artigianali artistiche della Sardegna hanno esaltato l'importanza sociale attribuita al cibo, un tempo arma per esibire ricchezza, disponibilità economiche, sfarzo, e oggi occasione per riconquistare il valore del “mangiare insieme”, del buon mangiare, unendo ogni forma espressiva del sapere. Tanta bellezza può frastornare, ma è la semplicità del colore a tonificare, perché è il blu il filo di questa nuova edizione della Fiera. Il blu che è il colore del silenzio, della tranquillità, della contemplazione e della gioia di vivere. Un colore dalle diverse sfaccettature che avvolge l’intera isola di Sardegna, il suo cielo ed il suo mare; spazi nei quali perdersi e farsi contaminare. Come quegli arazzi pieni di storia e di memoria che indicano radici mai dimenticate.
La presenza del gruppo Instagramers Sardegna @igers_sardegna, capeggiato da Alessandra Polo, ha dato frenesia e leggerezza ad una notte magica, fatta di vino, di cibo e di bellezza che solo una terra antica ma proiettata verso il futuro, sa dare.
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