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«La mia nuova favola urbana»

«La mia nuova favola urbana»

Enrico Pau presenta “L’ultimo miracolo” nella Settimana della critica

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SASSARI. «Un’esperienza straordinaria. Non solo per gli allievi, anche per me. Lavorare con i ragazzi mi dà grandi stimoli. E la loro visione del mondo, il loro coraggio, mi arricchisce». Enrico Pau racconta il progetto che ha dato vita al cortometraggio “L’ultimo miracolo”, nato come saggio finale di un laboratorio di regia svoltosi all’università di Cagliari per iniziativa del Centro di ricerca sulla formazione agli audiovisivi del Dipartimento di storia, beni culturali e territorio (Celcam) diretto da Antioco Floris. Non il primo laboratorio condotto da Enrico Pau che però in questa occasione aggiunge alla soddisfazione come insegnante quella di regista per la partecipazione del breve film alla Mostra del cinema di Venezia. “L’ultimo miracolo” è stato infatti scelto come proiezione di chiusura della Settimana internazionale della critica. Appuntamento al Lido per la prima proiezione dedicata a pubblico l’8 settembre, alle 14 (la sera precedente ci sarà l’anteprima stampa).

Il cortometraggio, della durata di venti minuti, racconta la storia di un Cristo rimasto sulla Terra dopo la resurrezione che ormai vecchio e cadente ha dimenticato come si fanno i miracoli. Davanti alla macchina da presa, attori ben conosciuti in Sardegna come Tino Petilli e Mario Faticoni, nei panni rispettivamente di Gesù e di Pietro, ma anche Francesco Origo, un mago eccentrico e inquietante, e Massimiliano Medda per il quale Pau ha ritagliato un cammeo. A firmare la sceneggiatura, insieme al regista, cinque ragazzi del corso: Giovanni Marceddu, Simona Loddo, Michele Carta, Andrea Perra, Gianluca Caboni. «Gli allievi- sottolinea Enrico Pau - sono stati impegnati nei vari ruoli, come fossero dentro una troupe. Credo sia stata per loro un’esperienza molto formativa, vedere da dentro le difficoltà del fare cinema, di trasformare le idee in qualcosa di concreto, in un processo che per me ha sempre molto di artigianale. Nell’attenzione ai dettagli mi piace paragonarlo al lavoro di un ebanista. Inoltre sono stati affiancati sul set da professionisti come il talentuoso direttore della fotografia Francesco Piras e da altri miei abituali collaboratori come l’aiuto regista Roberta Aloisio».

Riprese a Cagliari - «in particolare nelle zone di Sant’Elia e di Calamosca» specifica Pau - che come sempre diventa protagonista nel cinema del regista, quest’anno tornato nelle sale con il lungometraggio “L’accabadora”, recentemente premiato anche al festival di Bobbio. «In pochi giorni di riprese, alla fine dell’anno scorso, è stato fatto un gran lavoro che poi è proseguito al montaggio con Andrea Lotta». Il tutto per raccontare una storia che parte da una favola popolare siciliana. «Per me - conclude il regista cagliaritano - si tratta di un ritorno alla favola urbana. In qualche modo al mio primo lavoro, “La volpe e l’ape”. Credo che attraverso questo tipo di favole si possa parlare anche del presente, affrontare tematiche importanti, dare voce agli ultimi, a chi vive ai margini». (f.c.)

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