Da Carnera a Beckett I grandi ad Alghero
di Fabio Canessa
Cimeli e fotografie ricordano i viaggi di personaggi illustri
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ALGHERO. C’è chi ci arrivò per diletto, chi per lavoro, chi semplicemente per caso. Certo scorrere la lista dei nomi dei personaggi illustri che sono passati ad Alghero finisce per sorprendere anche chi crede di conoscere bene la storia della città: da Honoré de Balzac a Gabriele D’Annunzio, da Filippo Tommaso Marinetti a Samuel Beckett, solo per citare quattro personalità tra le tante rimaste affascinate da quest’angolo di Sardegna. Tra i primi ad approfondire una decina di anni di fa l’ormai noto rapporto con Alghero di Antoine de Saint-Exupéry - l’autore del famosissimo “Il piccolo principe” che fu abbattuto nell’estate del 1944 mentre era al comando del suo aereo e dopo aver passato alcuni mesi in città - Massimiliano Fois nel tempo si è messo a studiare e a cercare testimonianze di “Passaggi illustri in Alghero tra il XIX e il XX secolo”. Il risultato è la mostra, di cui è curatore, che porta questo titolo ed è visitabile sino al 17 settembre negli spazi de Lo Quarter (la domenica e il lunedì dalle 17.30 alle 20.30, dal martedì al sabato anche la mattina dalle 10.30 alle 12.30).
Nelle tre sale al secondo piano si possono ammirare documenti inediti e oggetti d’epoca, provenienti soprattutto da collezioni private, accompagnati da installazioni che ricreano l’atmosfera del periodo (gli allestimenti sono di Carla Fois, le ambientazioni a cura di Belle Epoque Antiquariato). Ovviamente non mancano pannelli con il racconto dei vari passaggi che dimostrano come Alghero sia stata meta di personaggi che hanno segnato in maniera indelebile la storia del proprio tempo. In vari campi. Dalla cultura al cinema, sino allo sport. C’è infatti anche un mito del pugilato come Primo Carnera. A raccontare il soggiorno in città del gigante friulano una foto scattata alla fine degli anni Trenta a Porto Conte, con alcuni lavoratori della compagnia Ala Littoria che gestiva lo scalo. Ovviamente Carnera con i suoi oltre due metri, svetta su tutti. «A darci la foto - spiega Massimiliano Fois - è stato il figlio di un pescatore che compare nello scatto. Per l’ambientazione ci servivano dei vecchi guantoni e, curiosità, a fornirli è stato Gianfranco Burruni, figlio di Tore». I guantoni di un campione del mondo, così come lo è stato Carnera in un’altra categoria di peso.
Per quanto riguarda il campo artistico la mostra racconta come ad Alghero transitò anche, sulla scia di Marinetti (che arrivò in città nel 1921 per presentare il manifesto del Futurismo), il pittore Uberto Bonetti, accompagnato da Thayat, nome d’arte di Ernesto Michahelles, al quale si deve l’invenzione della tuta. Tanti poi gli scrittori che si fermarono più o meno a lungo ad Alghero. Tra questi Samuel Beckett che la scelse per le sue vacanze estive dal 1968 al 1972. «Alloggiava a Las Tronas» spiega Fois.
Tra gli autori stranieri, oltre al già citato Honoré de Balzac, c’è spazio anche per la svedese Amelie Posse Brazdova che nel 1931 pubblica il romanzo “Sardinia Sideshow” dove racconta il suo esilio ad Alghero tra il 1915 e il 1916. Tra quelli italiani invece vengono ricordati Gabriele D’Annunzio, che con Cesare Pascarella ed Edaordo Scarfoglio nel 1882 visita le grotte di Nettuno, e Giuseppe Ungaretti, che insieme a un gruppo di intellettuali del quale facevano parte anche Giorgio Caproni e Carlo Bo, a metà degli anni Cinquanta intervista in città i pescatori di corallo per un lavoro documentario. L’ esposizione ricorda inoltre i passaggi nel 1904 di Federico Johnson, primo direttore generale del Touring Club, e quello più conosciuto di Giuseppe Garibaldi nel 1855, testimoniato dalla lapide in marmo murata nella torre della Maddalena, proprio davanti alla banchina del porto.
Certo il più curioso “passaggio” è un altro: quello dedicato agli Ufo. Pare che anche gli extraterrestri non abbiamo resistito al fascino di Alghero. Si racconta di un avvistamento nel 1917 a Capo Caccia.
Nelle tre sale al secondo piano si possono ammirare documenti inediti e oggetti d’epoca, provenienti soprattutto da collezioni private, accompagnati da installazioni che ricreano l’atmosfera del periodo (gli allestimenti sono di Carla Fois, le ambientazioni a cura di Belle Epoque Antiquariato). Ovviamente non mancano pannelli con il racconto dei vari passaggi che dimostrano come Alghero sia stata meta di personaggi che hanno segnato in maniera indelebile la storia del proprio tempo. In vari campi. Dalla cultura al cinema, sino allo sport. C’è infatti anche un mito del pugilato come Primo Carnera. A raccontare il soggiorno in città del gigante friulano una foto scattata alla fine degli anni Trenta a Porto Conte, con alcuni lavoratori della compagnia Ala Littoria che gestiva lo scalo. Ovviamente Carnera con i suoi oltre due metri, svetta su tutti. «A darci la foto - spiega Massimiliano Fois - è stato il figlio di un pescatore che compare nello scatto. Per l’ambientazione ci servivano dei vecchi guantoni e, curiosità, a fornirli è stato Gianfranco Burruni, figlio di Tore». I guantoni di un campione del mondo, così come lo è stato Carnera in un’altra categoria di peso.
Per quanto riguarda il campo artistico la mostra racconta come ad Alghero transitò anche, sulla scia di Marinetti (che arrivò in città nel 1921 per presentare il manifesto del Futurismo), il pittore Uberto Bonetti, accompagnato da Thayat, nome d’arte di Ernesto Michahelles, al quale si deve l’invenzione della tuta. Tanti poi gli scrittori che si fermarono più o meno a lungo ad Alghero. Tra questi Samuel Beckett che la scelse per le sue vacanze estive dal 1968 al 1972. «Alloggiava a Las Tronas» spiega Fois.
Tra gli autori stranieri, oltre al già citato Honoré de Balzac, c’è spazio anche per la svedese Amelie Posse Brazdova che nel 1931 pubblica il romanzo “Sardinia Sideshow” dove racconta il suo esilio ad Alghero tra il 1915 e il 1916. Tra quelli italiani invece vengono ricordati Gabriele D’Annunzio, che con Cesare Pascarella ed Edaordo Scarfoglio nel 1882 visita le grotte di Nettuno, e Giuseppe Ungaretti, che insieme a un gruppo di intellettuali del quale facevano parte anche Giorgio Caproni e Carlo Bo, a metà degli anni Cinquanta intervista in città i pescatori di corallo per un lavoro documentario. L’ esposizione ricorda inoltre i passaggi nel 1904 di Federico Johnson, primo direttore generale del Touring Club, e quello più conosciuto di Giuseppe Garibaldi nel 1855, testimoniato dalla lapide in marmo murata nella torre della Maddalena, proprio davanti alla banchina del porto.
Certo il più curioso “passaggio” è un altro: quello dedicato agli Ufo. Pare che anche gli extraterrestri non abbiamo resistito al fascino di Alghero. Si racconta di un avvistamento nel 1917 a Capo Caccia.
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