Ecco i talenti sardi nel mondo
di Paolo Curreli
Sabato a Porto Rotondo i riconoscimenti. Flavio Soriga: «Un premio alla carriera»
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SASSARI. Sabato alle 20, per il quarto anno consecutivo il Teatro Mario Ceroli di Porto Rotondo ospita la sedicesima edizione del Premio Navicella Sardegna. La cerimonia di consegna delle navicelle d’argento, divenuta negli anni uno dei principali eventi del settembre sardo. Negli anni sono stati premiati gli ambasciatori della Sardegna nel mondo. Figure «che con le parole, la musica, lo sport, l’arte, hanno raccontato il cuore e l’identità dell’isola» come precisano dalla direzione del premio. La giuria formata da personalità del mondo della cultura, della comunicazione, del giornalismo, delle istituzioni, della medicina, ha individuato i sette nomi a cui andrà la navicella realizzata dall’orafo Bruno Busonera. La lista completa verrà ufficializzata durante la serata, ma già tre nomi sono confermati: Gigi Sanna del gruppo nuorese Sos Istentales, per l’antico uso de Sa Paradura, l’impegno di solidarietà con l’omaggio di un capo di bestiame da ogni pastore sardo per gli allevatori in difficoltà, che questa volta è stata organizzata per i pastori delle zone terremotate.
Dori Ghezzi, cantante che con il compagno di arte e vita Fabrizio De André ha eletto la Sardegna come terra di adozione, e lo scrittore Flavio Soriga. Uno dei nomi di punta dei quella giovane “scuola sarda” che ha dato tanto all’intera letteratura nazionale italiana.
«Sono felice di ricevere questo riconoscimento – ci dice Flavio Soriga – . Coincide con un momento particolare della mia vita, ho 42 anni ed è il momento anche di guardarsi indietro e vedere quello che si è realizzato».
Epoca di bilanci?
«Sono passati quasi venti anni dal mio romanzo i “Diavoli di Nurajo” che presto verrà ripubblicato. È interessante rivedere una nuova edizione, leggere le nuove prefazioni. Questo premio è come un sigillo, un premio alla carriera per quello che si è fatto».
Cosa è cambiato nell’universo dell’editoria?
«Ho vissuto un percorso in un mondo che sembrava immutabile e che, invece, è cambiato profondamente. La Bompiani con cui ho pubblicato tanto adesso è stata assorbita dalla Giunti. Tutti i professionisti che conoscevo sono andati via e oggi si occupano d’altro, come Elisabetta Sgarbi che ha fondato, con altri, La Nave di Teseo».
Dall’altra parte della scrivania?
«Il lavoro di scrivere è sempre lo stesso. Certo è più facile farsi pubblicare ma molto più difficile rimanere in libreria. Io non ho mai fatto bestseller, ma quando un libro arriva nei tascabili vuol dire che ha trovato il suo percorso. Sono 4 anni che non pubblico, una apnea che mi ha permesso di dedicarmi a tante altre cose».
Ad esempio?
«Ad esempio il raccontare, con l’esperienza di “Scrittori da palco”, dando spazio a tanti talenti e condividendo e rivivendo con loro l’emozione degli esordi, in tanti paesi e in tanti palchi diversi, un’esperienza che mi gratifica e commuove».
Quasi un ritorno al nucleo formativo del romanzo, raccontare una storia?
«Anche tornare nei luoghi di incontro: il gruppo, il collettivo, il caffè letterario. La voglia di mettere insieme un gruppo, non per forza di scrittori, che ha il piacere di raccontare. Un festival che è un laboratorio perenne di incontro e scambio».
Letteratura giù dalla cattedra, la tradizione orale sarda?
«Siamo un piccolo popolo che vive in piccole comunità, sentiamo un vincolo di onestà verso chi investe il proprio tempo nel leggerci. Per un lungo periodo la sperimentazione ad oltranza ha allontanato i lettori, una frattura che da noi si è curata col romanzo giallo. Puoi essere ambizioso nella scrittura, ma non respingente. Come Marcello Fois, che ha i suoi lettori che lo seguono sempre. Coraggioso come Niffoi, ma proporre sempre una storia leggibile a tutti».
Dori Ghezzi, cantante che con il compagno di arte e vita Fabrizio De André ha eletto la Sardegna come terra di adozione, e lo scrittore Flavio Soriga. Uno dei nomi di punta dei quella giovane “scuola sarda” che ha dato tanto all’intera letteratura nazionale italiana.
«Sono felice di ricevere questo riconoscimento – ci dice Flavio Soriga – . Coincide con un momento particolare della mia vita, ho 42 anni ed è il momento anche di guardarsi indietro e vedere quello che si è realizzato».
Epoca di bilanci?
«Sono passati quasi venti anni dal mio romanzo i “Diavoli di Nurajo” che presto verrà ripubblicato. È interessante rivedere una nuova edizione, leggere le nuove prefazioni. Questo premio è come un sigillo, un premio alla carriera per quello che si è fatto».
Cosa è cambiato nell’universo dell’editoria?
«Ho vissuto un percorso in un mondo che sembrava immutabile e che, invece, è cambiato profondamente. La Bompiani con cui ho pubblicato tanto adesso è stata assorbita dalla Giunti. Tutti i professionisti che conoscevo sono andati via e oggi si occupano d’altro, come Elisabetta Sgarbi che ha fondato, con altri, La Nave di Teseo».
Dall’altra parte della scrivania?
«Il lavoro di scrivere è sempre lo stesso. Certo è più facile farsi pubblicare ma molto più difficile rimanere in libreria. Io non ho mai fatto bestseller, ma quando un libro arriva nei tascabili vuol dire che ha trovato il suo percorso. Sono 4 anni che non pubblico, una apnea che mi ha permesso di dedicarmi a tante altre cose».
Ad esempio?
«Ad esempio il raccontare, con l’esperienza di “Scrittori da palco”, dando spazio a tanti talenti e condividendo e rivivendo con loro l’emozione degli esordi, in tanti paesi e in tanti palchi diversi, un’esperienza che mi gratifica e commuove».
Quasi un ritorno al nucleo formativo del romanzo, raccontare una storia?
«Anche tornare nei luoghi di incontro: il gruppo, il collettivo, il caffè letterario. La voglia di mettere insieme un gruppo, non per forza di scrittori, che ha il piacere di raccontare. Un festival che è un laboratorio perenne di incontro e scambio».
Letteratura giù dalla cattedra, la tradizione orale sarda?
«Siamo un piccolo popolo che vive in piccole comunità, sentiamo un vincolo di onestà verso chi investe il proprio tempo nel leggerci. Per un lungo periodo la sperimentazione ad oltranza ha allontanato i lettori, una frattura che da noi si è curata col romanzo giallo. Puoi essere ambizioso nella scrittura, ma non respingente. Come Marcello Fois, che ha i suoi lettori che lo seguono sempre. Coraggioso come Niffoi, ma proporre sempre una storia leggibile a tutti».
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