«Il ciclo di Ricciardi sta per concludersi ma scriverò ancora»
di Fabio Canessa
De Giovanni stasera ad Alghero con “Rondini d’inverno” «È il terzultimo romanzo sul mio amato commissario»
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SASSARI. Nuovo romanzo e nuovo tour di presentazioni nell’isola. «Sono sempre contento di tornare in Sardegna, sento un legame speciale con questa terra. E poi uno dei miei personaggi arriva proprio da questa isola». Maurizio De Giovanni parla di Laura Piras, magistrato presente nella serie di romanzi “I bastardi di Pizzofalcone”. Il libro appena pubblicato, “Rondini d’inverno” (Einaudi), appartiene però a un altro filone narrativo: quello con protagonista il commissario Ricciardi le cui storie, ambientate nella Napoli degli anni Trenta, hanno lanciato la carriera dello scrittore una decina di anni fa. Dopo le tappe a Cagliari, Olbia e Porto Torres, De Giovanni sarà oggi ad Alghero: alle 21 a Lo Quarter per quello che è anche l’ultimo appuntamento per l’edizione 2017 della rassegna “Dall’altra parte del mare”.
Come lascia intuire anche il sottotitolo del romanzo, “Sipario per il commissario Ricciardi”, la storia ha come sfondo il mondo del teatro. Come mai questa scelta?
«Napoli ha una grande tradizione da questo punto di vista. Il teatro appartiene alla città e ai napoletani. Al loro modo di parlare, di inventare storie, di affrontare la vita. Negli anni Trenta poi il teatro era la forma più popolare di racconto. La lirica era per pochi e anche il cinema».
Sullo schermo, anche se quello televisivo, è arrivato il suo ispettore Lojacono della serie “I bastardi di Pizzofalcone”. In futuro si vedrà in tv anche Ricciardi?
«Posso dire che c’è un progetto televisivo, ma è ancora in fase di lancio. Spero quindi presto. Secondo me per un narratore la condivisione delle proprie storie, anche con linguaggi diversi dal suo, è sempre l’obiettivo».
Intanto Ricciardi diventa un fumetto.
«Sì, a ottobre esce per Bonelli la prima graphic novel. Pubblicare con la casa editrice di Tex e Dylan Dog è un onore».
Ma in queste trasposizioni, televisive o fumettistiche, viene coinvolto anche come sceneggiatore?
«Faccio un altro mestiere. Diciamo che intervengo prima e dopo, nel soggetto e per avallare la sceneggiatura. Senza entrare nel merito di chi fa il suo lavoro, credo sia necessario per evitare alterazioni ai personaggi creati da un autore».
Ma con Ricciardi quanto andrà avanti? Vero che tra poco non scriverà più?
«Confermo che mancano solo due romanzi al termine della serie del commissario Ricciardi. Ma io continuerò a scrivere».
Non le mancherà questo personaggio con il quale si è affermato come scrittore?
«Sono molto affezionato a Ricciardi e a tutto il mondo attorno a lui. Ma sta per concludersi il suo arco narrativo. Non è come Montalbano del maestro Camilleri che rimane sempre uguale».
Qual è il principale cambiamento del personaggio?
«Ricciardi vive in qualche un’evoluzione sentimentale. Partendo dalla chiusura nei confronti dell’amore, che vede come un pericolo, si apre al sentimento».
Con l’ispettore Lojacono cos’ha in comune?
«Ricciardi è più solitario, Lojacono più inserito in una squadra. Ma è simile l’atteggiamento disincantato, di diffidenza nei confronti del mondo».
Passando al Maurizio De Giovanni lettore. Segue anche qualche scrittore sardo?
«Certo. Sono un fan di Piergiorgio Pulixi. E poi hanno sconfinato nel noir, con bellissimi libri, altri grandi autori come Giorgio Todde, Marcello Fois e il compianto Giulio Angioni».
Con lei non si può non parlare anche di calcio. Al Cagliari, dal suo Napoli, è arrivato Pavoletti. Può far bene?
«È stato sfortunato per gli infortuni, ma quando recupererà credo che potrà dare molto».
E dal Napoli che stagione si aspetta?
«Sono sicuro ci divertiremo».
Come lascia intuire anche il sottotitolo del romanzo, “Sipario per il commissario Ricciardi”, la storia ha come sfondo il mondo del teatro. Come mai questa scelta?
«Napoli ha una grande tradizione da questo punto di vista. Il teatro appartiene alla città e ai napoletani. Al loro modo di parlare, di inventare storie, di affrontare la vita. Negli anni Trenta poi il teatro era la forma più popolare di racconto. La lirica era per pochi e anche il cinema».
Sullo schermo, anche se quello televisivo, è arrivato il suo ispettore Lojacono della serie “I bastardi di Pizzofalcone”. In futuro si vedrà in tv anche Ricciardi?
«Posso dire che c’è un progetto televisivo, ma è ancora in fase di lancio. Spero quindi presto. Secondo me per un narratore la condivisione delle proprie storie, anche con linguaggi diversi dal suo, è sempre l’obiettivo».
Intanto Ricciardi diventa un fumetto.
«Sì, a ottobre esce per Bonelli la prima graphic novel. Pubblicare con la casa editrice di Tex e Dylan Dog è un onore».
Ma in queste trasposizioni, televisive o fumettistiche, viene coinvolto anche come sceneggiatore?
«Faccio un altro mestiere. Diciamo che intervengo prima e dopo, nel soggetto e per avallare la sceneggiatura. Senza entrare nel merito di chi fa il suo lavoro, credo sia necessario per evitare alterazioni ai personaggi creati da un autore».
Ma con Ricciardi quanto andrà avanti? Vero che tra poco non scriverà più?
«Confermo che mancano solo due romanzi al termine della serie del commissario Ricciardi. Ma io continuerò a scrivere».
Non le mancherà questo personaggio con il quale si è affermato come scrittore?
«Sono molto affezionato a Ricciardi e a tutto il mondo attorno a lui. Ma sta per concludersi il suo arco narrativo. Non è come Montalbano del maestro Camilleri che rimane sempre uguale».
Qual è il principale cambiamento del personaggio?
«Ricciardi vive in qualche un’evoluzione sentimentale. Partendo dalla chiusura nei confronti dell’amore, che vede come un pericolo, si apre al sentimento».
Con l’ispettore Lojacono cos’ha in comune?
«Ricciardi è più solitario, Lojacono più inserito in una squadra. Ma è simile l’atteggiamento disincantato, di diffidenza nei confronti del mondo».
Passando al Maurizio De Giovanni lettore. Segue anche qualche scrittore sardo?
«Certo. Sono un fan di Piergiorgio Pulixi. E poi hanno sconfinato nel noir, con bellissimi libri, altri grandi autori come Giorgio Todde, Marcello Fois e il compianto Giulio Angioni».
Con lei non si può non parlare anche di calcio. Al Cagliari, dal suo Napoli, è arrivato Pavoletti. Può far bene?
«È stato sfortunato per gli infortuni, ma quando recupererà credo che potrà dare molto».
E dal Napoli che stagione si aspetta?
«Sono sicuro ci divertiremo».
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