«Orgogliosi di essere sardi»
di Serena Lullia
Porto Rotondo, assegnati i riconoscimenti agli ambasciatori dell’isola nel mondo
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PORTO ROTONDO. Orgogliosamente sardi. Orgoglio della Sardegna. Sono questi gli elementi che accomunano tutti coloro che in 16 anni hanno ricevuto il “Premio Navicella”. La nave d’argento realizzata dall’orafo Bruno Busonera è diventata nel tempo un prestigioso riconoscimento. Un omaggio a tutte quelle figure non necessariamente sarde per carte d’identità ma che con le parole, la musica, lo sport, l’arte, hanno raccontato il cuore e l’identità dell’isola. Per il terzo anno consecutivo l’anfiteatro di Porto Rotondo ha fatto da quinta di granito alla manifestazione organizzata dall’associazione Oltre il mare e presentata da Egidiangela Sechi. Sul palco, a ricevere l’ambito premio, i musicisti Istentales, lo scrittore Flavio Soriga, la Brigata Sassari, il pittore Salvatore Garau, la preside dell’università del Sud Africa Cristina Trois, il velista Gaetano Mura, la nuotatrice Carla De Gioannis, la cantante Dori Ghezzi moglie di Fabrizio De Andrè. Premio speciale “Olimpia Matacena” al giornalista Vincenzo Morgante.
Il primo a ritirare la navicella è Flavio Soriga. Scrittore, autore di programmi Tv, ma anche come commentatore delle partite del Cagliari e chef. È lui stesso a raccontare di cavarsela molto bene ai fornelli. «Ho partecipato alle selezioni per “MasterChef Celebrity” preparando il pane frattau – rivela dal palco –. Le ho anche superate, ma poi non me la sono sentita di andare avanti». Fino a gennaio Soriga sarà impegnato a scrivere il nuovo libro. «In realtà non so ancora bene cosa sia – racconta in modo scherzoso –. Vedremo che forma prenderà». Lo scrittore racconta poi di amare una delle sue creature letterarie più di altre. «Anche se l’ultimo libro che stai scrivendo è quello a cui vuoi più bene perché lo puoi solo immaginare, posso dire che sono particolarmente legato a Sardinia blues – afferma –, perché ho provato a raccontare una storia che parlava della talassemia. Quando sono nato io, nel 1975, ci dicevano che saremmo morti in pochi anni. Incredibile. In quegli anni il Cagliari vinceva lo scudetto ma non c’erano speranze di sopravvivenza per una intera generazione. Poi grazie alla scienza e alla medicina è stato possibile curare questa malattia. In un momento in cui la scienza viene messa in discussione credo che la Sardegna sia una terra che debba essere molto grata alla medicina». Sul filo dell’emozione è anche la premiazione degli Istentales, ambasciatori di Sardegna nel mondo per aver soccorso i pastori delle popolazioni colpite dal terremoto portando mille pecore. «Sa paradura è molto sentita nel mondo agro pastorale – dichiara Gigi Sanna, anima degli Istentales, gruppo etno-pop agropastorale, come loro stessi si definiscono –. Un progetto di mutuo soccorso in base al quale, se qualcuno è in difficoltà, c’è sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo. Noi siamo stati solo gli ambasciatori di questo progetto il cui significato profondo non è portare 1000 pecore, che hanno sì un valore. Ma è la bellezza di dare a chi ha più bisogno di te». Gli Istentales raccontano poi di essere stati a due passi dalla partecipazione a Sanremo 2016. «Avevamo fatto una canzone con Tullio De Piscopo e Roberto Vecchioni – rivela Sanna –. Il 2 novembre Carlo Conti ci invita a Roma. Pensavamo fosse uno scherzo. Invece era tutto vero. Conti ci dice che la canzone era bellissima e il progetto funzionava. La nostra idea era far scendere i Mamuthones dalle scale e poi far partire il pezzo sardo-italiano. Ci abbiamo creduto fino all’ultimo ma poi non è andata così. La verità è che noi vecchi fossili della canzone italiana cantautoriale veniamo messi da parte. Oggi basta fare na na na e due gesti con le mani. Nessuno capisce nulla ma funziona».
Il primo a ritirare la navicella è Flavio Soriga. Scrittore, autore di programmi Tv, ma anche come commentatore delle partite del Cagliari e chef. È lui stesso a raccontare di cavarsela molto bene ai fornelli. «Ho partecipato alle selezioni per “MasterChef Celebrity” preparando il pane frattau – rivela dal palco –. Le ho anche superate, ma poi non me la sono sentita di andare avanti». Fino a gennaio Soriga sarà impegnato a scrivere il nuovo libro. «In realtà non so ancora bene cosa sia – racconta in modo scherzoso –. Vedremo che forma prenderà». Lo scrittore racconta poi di amare una delle sue creature letterarie più di altre. «Anche se l’ultimo libro che stai scrivendo è quello a cui vuoi più bene perché lo puoi solo immaginare, posso dire che sono particolarmente legato a Sardinia blues – afferma –, perché ho provato a raccontare una storia che parlava della talassemia. Quando sono nato io, nel 1975, ci dicevano che saremmo morti in pochi anni. Incredibile. In quegli anni il Cagliari vinceva lo scudetto ma non c’erano speranze di sopravvivenza per una intera generazione. Poi grazie alla scienza e alla medicina è stato possibile curare questa malattia. In un momento in cui la scienza viene messa in discussione credo che la Sardegna sia una terra che debba essere molto grata alla medicina». Sul filo dell’emozione è anche la premiazione degli Istentales, ambasciatori di Sardegna nel mondo per aver soccorso i pastori delle popolazioni colpite dal terremoto portando mille pecore. «Sa paradura è molto sentita nel mondo agro pastorale – dichiara Gigi Sanna, anima degli Istentales, gruppo etno-pop agropastorale, come loro stessi si definiscono –. Un progetto di mutuo soccorso in base al quale, se qualcuno è in difficoltà, c’è sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo. Noi siamo stati solo gli ambasciatori di questo progetto il cui significato profondo non è portare 1000 pecore, che hanno sì un valore. Ma è la bellezza di dare a chi ha più bisogno di te». Gli Istentales raccontano poi di essere stati a due passi dalla partecipazione a Sanremo 2016. «Avevamo fatto una canzone con Tullio De Piscopo e Roberto Vecchioni – rivela Sanna –. Il 2 novembre Carlo Conti ci invita a Roma. Pensavamo fosse uno scherzo. Invece era tutto vero. Conti ci dice che la canzone era bellissima e il progetto funzionava. La nostra idea era far scendere i Mamuthones dalle scale e poi far partire il pezzo sardo-italiano. Ci abbiamo creduto fino all’ultimo ma poi non è andata così. La verità è che noi vecchi fossili della canzone italiana cantautoriale veniamo messi da parte. Oggi basta fare na na na e due gesti con le mani. Nessuno capisce nulla ma funziona».
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