IL TOTOLEONE
Due film in pole position e tre outsider di lusso
di Francesco Gallo
VENEZIA. Se si ascoltano rumors, classifiche del Daily di Ciak e buon senso, il Totoleone di questa 74/a edizione della Mostra Internazionale che si chiude sabato sembra parlare chiaro, ci sono in...
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VENEZIA. Se si ascoltano rumors, classifiche del Daily di Ciak e buon senso, il Totoleone di questa 74/a edizione della Mostra Internazionale che si chiude sabato sembra parlare chiaro, ci sono in testa due film che hanno messo d'accordo tutti, pubblico e critica: “Three billboards outside ebbing, Missouri” di Martin McDonagh e “The shape of water” di Guillermo Del Toro. Ma, a parte questa parziale certezza, in un'edizione di altissima qualità sono ben pochi i film che si possono escludere a priori. E così, mancando solo quattro film all'appello (“Mektoub, my love: canto uno” di Abdellatif Kechiche; l'italiano “Hannah” di Andrea Pallaoro; il cinese “Angels wear white” di Vivian Qu e Jusqua La Garde di Xavier Legrand), il ventaglio dei possibili candidati ai premi maggiori si estende sicuramente all'israeliano “Foxtrot”; al documentario “Human flow”; a “The insult” e “Suburbicon”. E gli italiani? Sulla carta, a oggi, possibilità solo per “Ella & John” di Paolo Virzì e nella categoria attori (su tutti Donald Sutherland).
Intanto Three billboards, un capolavoro a firma di Martin McDonagh che ha incantato il Lido. Una dark comedy da Oscar con protagonista Mildred Hayes (McDormand) che noleggia tre cartelloni pubblicitari sui quali piazza tre messaggi contro il “fermo indagini” sulla morte della figlia. Stesso incanto per “The shape of water”, favola-musical di Guillermo Del Toro. Un capolavoro di musica, mistero, fumetto noir e sentimenti che guarda già di diritto al Palmares veneziano come agli Oscar. Foxtrot di Samuel Maoz, già Leone d'Oro nel 2008 con Lebanon, pur essendo un film forse imperfetto e multistrato, è stato amato da critici e pubblico. Di scena i temi della coincidenza, del destino e del lutto. Tutto inizia con una porta di casa che si apre e una donna, Dafna, che sviene alla vista di non si sa chi. In realtà dietro quella porta ci sono dei militari che le annunciano la morte del figlio Jonathan in guerra.
Diverso il caso di Human flow di Ai Weiwei, a firma del noto artista e dissidente cinese alle prese con un documentario che racconta il fenomeno dei rifugiati in oltre venti paesi del mondo. The insult di Ziad Doueiri racconta di una banale lite durante il restauro di un edificio, tra un libanese di fede cristiana e un palestinese. Inizia un lungo processo che metterà a confronto palestinesi e libanesi cristiani.
Suburbicon di George Clooney, infine, una commedia-thriller scritta dai fratelli Coen, ci porta nel 1959, nel caramellato quartiere di Suburbicon, dove gli americani difendono la loro identità bianca alzando muri. Arriva una famiglia di colore, i Meyers, e tutta la comunità va in subbuglio.
Intanto Three billboards, un capolavoro a firma di Martin McDonagh che ha incantato il Lido. Una dark comedy da Oscar con protagonista Mildred Hayes (McDormand) che noleggia tre cartelloni pubblicitari sui quali piazza tre messaggi contro il “fermo indagini” sulla morte della figlia. Stesso incanto per “The shape of water”, favola-musical di Guillermo Del Toro. Un capolavoro di musica, mistero, fumetto noir e sentimenti che guarda già di diritto al Palmares veneziano come agli Oscar. Foxtrot di Samuel Maoz, già Leone d'Oro nel 2008 con Lebanon, pur essendo un film forse imperfetto e multistrato, è stato amato da critici e pubblico. Di scena i temi della coincidenza, del destino e del lutto. Tutto inizia con una porta di casa che si apre e una donna, Dafna, che sviene alla vista di non si sa chi. In realtà dietro quella porta ci sono dei militari che le annunciano la morte del figlio Jonathan in guerra.
Diverso il caso di Human flow di Ai Weiwei, a firma del noto artista e dissidente cinese alle prese con un documentario che racconta il fenomeno dei rifugiati in oltre venti paesi del mondo. The insult di Ziad Doueiri racconta di una banale lite durante il restauro di un edificio, tra un libanese di fede cristiana e un palestinese. Inizia un lungo processo che metterà a confronto palestinesi e libanesi cristiani.
Suburbicon di George Clooney, infine, una commedia-thriller scritta dai fratelli Coen, ci porta nel 1959, nel caramellato quartiere di Suburbicon, dove gli americani difendono la loro identità bianca alzando muri. Arriva una famiglia di colore, i Meyers, e tutta la comunità va in subbuglio.
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