L’amicizia speciale tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini
di Fabio Canessa
Il documentario “L’isola di Medea” di Sergio Naitza Sabato su Rai 5 per i 40 anni dalla morte della cantante
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SASSARI. Era il 16 settembre del 1977. A Parigi si spegneva la regina della lirica, un mito che ancora oggi continua ad affascinare il mondo. Aveva 53 anni Maria Callas, stessa età di Pier Paolo Pasolini scomparso appena ventidue mesi prima. Grazie al regista la Divina era anche approdata al cinema, con “Medea” nel 1969. Un incontro, quello sul set, destinato a far nascere un rapporto speciale tra il grande intellettuale e la cantante. Lo racconta “L’isola di Medea” film scritto e diretto da Sergio Naitza. Sardo come il direttore della fotografia Luca Melis e il responsabile del montaggio Davide Melis. La produzione è firmata da Karel (casa di produzione cagliaritana) con Lagunamovies, progetto del Lagunafest di Grado, la città lagunare che Pasolini (originario della non lontana Casarsa) «aveva scoperto grazie all’amico pittore Giuseppe Zigaina - spiega Naitza - decidendo poi di usare quel paesaggio per alcune scene del film». Il documentario - realizzato anche con il sostegno del produttore associato Erich Jost, della Friuli Venezia Giulia Film Commission e della stessa Regione - andrà in onda su Rai 5 proprio nei 40 anni dalla scomparsa di Maria Callas, sabato alle 23 con replica domenica alle 17.15. E in anteprima internazionale sarà l’Athens international Film Festival, la più prestigiosa rassegna cinematografica del Paese d’origine della cantante, a presentare il film il 29 settembre.
«Il documentario - spiega Naitza - vuole raccontare quest’amicizia speciale che all’epoca venne anche scambiata per una storia d’amore. Maria Callas veniva da un momento difficile della sua vita e questa prova d’attrice rappresentò per lei un riscatto artistico. Inoltre l’incontro con Pasolini dal punto di vista personale fu molto importante per la cantante bisognosa di affetto. Trovò nel regista a un uomo dalla profonda sensibilità. Lei inseguiva l’amore e tentò di “guarire” Pasolini dalla sua omosessualità. Ma non era possibile. Lui mai avrebbe deviato verso la strada dell’eterosessualità». Per raccontare questo rapporto che fu intenso negli anni dal 1969 al 1973, Sergio Naitza è andato a Grado nei luoghi dove fu girato “Medea”, ha usato materiale d’archivio («in particolare scene che furono tagliate al montaggio e non del film così come lo si può vedere» sottolinea l’autore sardo) e intervistato personaggi che hanno lavorato al film o comunque conoscevano bene Pier Paolo Pasolini e Maria Callas.
Ad accompagnare la narrazione le musiche di Marco Rocca e i disegni animati di Davide Toffolo (già autore di una graphic novel su Pasolini). «Per dieci brevi capitoli - evidenzia Naitza - con frammenti delle lettere e poesie che il regista e la cantante si scambiarono. Un loro angolino privato che serve da controcanto a quello che raccontano di loro gli intervistati».
«Il documentario - spiega Naitza - vuole raccontare quest’amicizia speciale che all’epoca venne anche scambiata per una storia d’amore. Maria Callas veniva da un momento difficile della sua vita e questa prova d’attrice rappresentò per lei un riscatto artistico. Inoltre l’incontro con Pasolini dal punto di vista personale fu molto importante per la cantante bisognosa di affetto. Trovò nel regista a un uomo dalla profonda sensibilità. Lei inseguiva l’amore e tentò di “guarire” Pasolini dalla sua omosessualità. Ma non era possibile. Lui mai avrebbe deviato verso la strada dell’eterosessualità». Per raccontare questo rapporto che fu intenso negli anni dal 1969 al 1973, Sergio Naitza è andato a Grado nei luoghi dove fu girato “Medea”, ha usato materiale d’archivio («in particolare scene che furono tagliate al montaggio e non del film così come lo si può vedere» sottolinea l’autore sardo) e intervistato personaggi che hanno lavorato al film o comunque conoscevano bene Pier Paolo Pasolini e Maria Callas.
Ad accompagnare la narrazione le musiche di Marco Rocca e i disegni animati di Davide Toffolo (già autore di una graphic novel su Pasolini). «Per dieci brevi capitoli - evidenzia Naitza - con frammenti delle lettere e poesie che il regista e la cantante si scambiarono. Un loro angolino privato che serve da controcanto a quello che raccontano di loro gli intervistati».
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