Filippo Kalomenìdis e l’arte di scrivere storie per il cinema
di Fabio Canessa
Torna a Sassari, dov’è nato, per un corso di sceneggiatura «Presenteremo i migliori trattamenti a case di produzione»
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SASSARI. «Un film è un istante che deve restare per sempre dentro gli occhi di chi lo vede, è una serie di foto istantanee che raccontano delle esistenze di uomini e di donne che durano solo due ore, ma che impressionano per tutta la vita l’anima dello spettatore». Parole di un grande regista, Nicolas Roeg, che Filippo Kalomenìdis e Alice Rotiroti hanno scelto per presentare “Instant”, workshop intensivo di scrittura di storie per il cinema (organizzato da Ispàntu Produzioni e Mab Teatro) che terranno a Sassari dal 3 al 5 novembre nello spazio-teatro di via Kennedy. Da qualche giorno sono aperte le iscrizioni (per tutte le informazioni si può telefonare al numero 0799941898 e scrivere a info@mabteatro.com) di questo corso aperto sostanzialmente a tutti, ma con un obiettivo chiaro: la realizzazione da parte di ogni allievo di un trattamento per lungometraggio. «Due di questi - spiegano i docenti - saranno scelti per essere presentati a società di produzione cinematografiche come Casanova Multimedia, Ascent-Groenlandia e StoryTellas». Realtà che Filippo Kalomenìdis conosce molto bene, lavorando da ormai tanti anni nel settore: come sceneggiatore cinematografico (“Io sono con te” diretto da Guido Chiesa), televisivo per molte serie (da “Il tredicesimo apostolo” a “Squadra antimafia” per citarne due) e anche come autore (“Romanzo siciliano”). Una lunga esperienza che da un po’ di tempo ha messo al servizio degli altri con workshop di scrittura per il cinema e la serialità televisiva tenuti a Bologna, dove vive, e in altre parti d’Italia. Adesso, finalmente, anche in Sardegna. A Sassari, dove è nato nel 1976. Padre greco, mamma di Nulvi, un grande amore per Alghero e il suo mare che alimenta con regolari visite quando il fitto calendario di impegni glielo permette, Filippo Kalomenìdis ha lasciato Sassari a vent’anni per intraprendere un percorso che, passando dalla Scuola d’arte cinematografica di Genova e le prime esperienze nel teatro sperimentale, lo ha portato a diventare uno degli sceneggiatori più apprezzati nel panorama nazionale. «Il momento di svolta - racconta - quando ho vinto il Premio Solinas con “Un dio a caso” nel 2004. Tutto è diventato più facile, ho conosciuto sceneggiatori professionisti che mi hanno aiutato, produttori che hanno subito creduto in me». Riconoscendo, ovviamente, nell’autore sassarese un talento che il tempo ha affinato. Talento che Filippo Kalomenìdis cerca anche nei corsi che ormai tiene regolarmente. «Diversi allievi che hanno frequentato miei seminari, hanno poi fatto esperienze professionali, collaborano con altri sceneggiatori. Il mercato ha sempre bisogno di giovani, di teste nuove, di un approccio fresco, anche spericolato, al linguaggio televisivo e cinematografico. Sono gli stessi produttori che a volte mi chiedono di segnalare autori con possibilità di emergere. Così faremo con i migliori lavori di questo workshop che vuole fornire un intelaiatura tecnica a chi sente un urgenza di raccontare e si iscriverà». Il programma sarà articolato in una fase preparatoria, già prima dell’inizio del workshop, nelle lezioni intensive dei tre giorni a Sassari, ma anche in una fase successiva quando gli iscritti completeranno il trattamento: «Che è qualcosa di più del soggetto - spiega Kalomenìdis - ed è quello che richiedono i produttori, quasi mai interessati ad avere subito la sceneggiatura completa. Il trattamento è fondamentale, deve avere anche quella forza visiva capace di suggestionare il produttore e poi, nel passaggio successivo, lo spettatore».
Da qui la scelta come elemento didattico dominante della centralità dell’immagine nella scrittura attraverso l’insegnamento delle tecniche di narrazione e anche il metodo del photolangage di cui si occuperà in particolare Alice Rotiroti. Psicologa, photo-therapist e sceneggiatrice (attualmente impegnata al completamento del progetto editoriale “Parole immagiNate” che unisce la scrittura alla fotografia). «Il photolangage - spiega Alice Rotiroti - è diventato un mezzo di educazione all’immagine che può servire a chi scrive per immagini. Inoltre il mio lavoro si concentrerà anche sui personaggi e la loro psicologia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da qui la scelta come elemento didattico dominante della centralità dell’immagine nella scrittura attraverso l’insegnamento delle tecniche di narrazione e anche il metodo del photolangage di cui si occuperà in particolare Alice Rotiroti. Psicologa, photo-therapist e sceneggiatrice (attualmente impegnata al completamento del progetto editoriale “Parole immagiNate” che unisce la scrittura alla fotografia). «Il photolangage - spiega Alice Rotiroti - è diventato un mezzo di educazione all’immagine che può servire a chi scrive per immagini. Inoltre il mio lavoro si concentrerà anche sui personaggi e la loro psicologia».
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