Urbanistica oggi, per resistere alla devastazione
di Sandro Roggio
Politica e territorio nel libro di Ilaria Agostini I rischi per le città ai tempi dello Sblocca Italia
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Del rapporto tra la politica e il governo del territorio si è parlato molto in questi ultimi mesi. La Repubblica ha pubblicato numerosi interventi sul Pd e le politiche ambientali e urbanistiche definite incerte da alcuni osservatori.
Le città governate dalla sinistra sono sotto osservazione da un po’ come Bologna e Firenze. Di Firenze resistente ho sentito parlare per la prima volta da Edoardo Detti, assessore all’urbanistica del Comune, ispiratore del piano regolatore della città dei primi anni Sessanta. Detti era un urbanista-professore e raccontava Firenze agli studenti con parole semplici, auspicava che la città si conservasse in salute, per continuare ad essere di tutti. Poi anche per Firenze sarebbero arrivati giorni difficili, aggressioni tentate e alcune riuscite, sempre incombenti i progetti di speculazione proporzionali ai valori immobiliari elevati da quelle parti. Nel 1989 il clamoroso no di Occhetto al disegno squilibrato per costruire la nuova città nella piana di Castello, stop al patto supino, il Comune subalterno a Fondiaria & C. Del seguito parlano le inchieste e le sentenze. Anche di questa storia si racconta nel libro – a cura di Ilaria Agostini, ricercatrice in Pianificazione e progettazione urbanistica – «Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista» (Editore Aiòn).
Un caso esemplare che spiega l’impennata dell’interesse alle trasformazioni di aree di pregio del Paese, da parte di potenti uomini d’affari in ottimi rapporti con la politica. Un programma per molte città italiane poco percepito dai più.
A lasciar fare, si sa, la vita nelle are urbane peggiora, e ad essere penalizzati sono normalmente i più deboli e le generazioni future. A Firenze c’è chi ha deciso di farci caso e di non lasciar fare; e di replicare nel merito ai teorici delle città funzionali alla rendita immobiliare, pure se chiamate smart-city.
Un movimento attivo pure al tempo di Matteo Renzi amministratore della Provincia e poi del Comune ( 2004-2014) che ostentava la discontinuità con il passato. Calcando la scena toscana con lo stile politico ridimensionato di recente (la rottamazione se conviene, decisioni fulminee, tutto è storytelling, ecc.). Criticato dai suoi oppositori fiorentini per il messaggio “Firenze città delle opportunità”, meno tutele per la città dei tesori e più vantaggi per gli investitori.
Firenze la palestra dove il sindaco si è preparato per trasferire il modello di governo locale alla scala dell’intero Paese. SbloccaItalia un primo traguardo immaginato negli anni dell’allenamento fiorentino. La legge per l’emancipazione dagli intoppi burocratici e dai tempi di valutazione dei progetti, mentre un po’ dappertutto nel Paese si rafforzava l’idea che ogni forma di cittadinanza fosse assoggettabile alle ambizioni di costruttori del nuovo corso, ovvero di gestori di fondi, general contractor, società di project management e via dicendo. Tutta roba che produrrà dappertutto la sventola della bolla edilizia, e anche di questo si parla nel libro.
Ilaria Agostini lo spiega bene, raccogliendo e richiamando i contributi degli autori del volume. E indica la strada per reagire. Lo strumento è la mobilitazione civica sull’esempio di quella sperimentata a Firenze. Una forma di partecipazione svincolata dagli schemi convenzionali dei dibattiti pubblici coccolati dalle istituzioni. Imprevista e raccolta attorno alla lista “perUnaltracittà” (poi laboratorio politico) a guida di Ornella De Zordo, massima l’attenzione ai temi urbanistici con il più alto grado di competenza, indispensabile per organizzare la resistenza della civitas per l’urbs. Per conservare le città che «avvolgono di poesia la vita di coloro che vi abitano» – sono parole di Simone Weil richiamate con leggerezza.
Un libro utile a chi è interessato alle vertenze per il diritto alla città, ma anche a chi volesse saperne di più su evoluzione e affaticamento del renzismo. È uscito circa un anno fa, quando le politiche di Renzi avevano un indice di consenso più alto; e letto allora il giudizio di “perUnaltracittà” poteva sembrare eccessivo e archiviabile tra le polemiche di provincia. Letto oggi, tante cose si capiscono meglio, dal particolare al generale. D’altra parte Firenze non è un dettaglio. E neppure Renzi.
Le città governate dalla sinistra sono sotto osservazione da un po’ come Bologna e Firenze. Di Firenze resistente ho sentito parlare per la prima volta da Edoardo Detti, assessore all’urbanistica del Comune, ispiratore del piano regolatore della città dei primi anni Sessanta. Detti era un urbanista-professore e raccontava Firenze agli studenti con parole semplici, auspicava che la città si conservasse in salute, per continuare ad essere di tutti. Poi anche per Firenze sarebbero arrivati giorni difficili, aggressioni tentate e alcune riuscite, sempre incombenti i progetti di speculazione proporzionali ai valori immobiliari elevati da quelle parti. Nel 1989 il clamoroso no di Occhetto al disegno squilibrato per costruire la nuova città nella piana di Castello, stop al patto supino, il Comune subalterno a Fondiaria & C. Del seguito parlano le inchieste e le sentenze. Anche di questa storia si racconta nel libro – a cura di Ilaria Agostini, ricercatrice in Pianificazione e progettazione urbanistica – «Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista» (Editore Aiòn).
Un caso esemplare che spiega l’impennata dell’interesse alle trasformazioni di aree di pregio del Paese, da parte di potenti uomini d’affari in ottimi rapporti con la politica. Un programma per molte città italiane poco percepito dai più.
A lasciar fare, si sa, la vita nelle are urbane peggiora, e ad essere penalizzati sono normalmente i più deboli e le generazioni future. A Firenze c’è chi ha deciso di farci caso e di non lasciar fare; e di replicare nel merito ai teorici delle città funzionali alla rendita immobiliare, pure se chiamate smart-city.
Un movimento attivo pure al tempo di Matteo Renzi amministratore della Provincia e poi del Comune ( 2004-2014) che ostentava la discontinuità con il passato. Calcando la scena toscana con lo stile politico ridimensionato di recente (la rottamazione se conviene, decisioni fulminee, tutto è storytelling, ecc.). Criticato dai suoi oppositori fiorentini per il messaggio “Firenze città delle opportunità”, meno tutele per la città dei tesori e più vantaggi per gli investitori.
Firenze la palestra dove il sindaco si è preparato per trasferire il modello di governo locale alla scala dell’intero Paese. SbloccaItalia un primo traguardo immaginato negli anni dell’allenamento fiorentino. La legge per l’emancipazione dagli intoppi burocratici e dai tempi di valutazione dei progetti, mentre un po’ dappertutto nel Paese si rafforzava l’idea che ogni forma di cittadinanza fosse assoggettabile alle ambizioni di costruttori del nuovo corso, ovvero di gestori di fondi, general contractor, società di project management e via dicendo. Tutta roba che produrrà dappertutto la sventola della bolla edilizia, e anche di questo si parla nel libro.
Ilaria Agostini lo spiega bene, raccogliendo e richiamando i contributi degli autori del volume. E indica la strada per reagire. Lo strumento è la mobilitazione civica sull’esempio di quella sperimentata a Firenze. Una forma di partecipazione svincolata dagli schemi convenzionali dei dibattiti pubblici coccolati dalle istituzioni. Imprevista e raccolta attorno alla lista “perUnaltracittà” (poi laboratorio politico) a guida di Ornella De Zordo, massima l’attenzione ai temi urbanistici con il più alto grado di competenza, indispensabile per organizzare la resistenza della civitas per l’urbs. Per conservare le città che «avvolgono di poesia la vita di coloro che vi abitano» – sono parole di Simone Weil richiamate con leggerezza.
Un libro utile a chi è interessato alle vertenze per il diritto alla città, ma anche a chi volesse saperne di più su evoluzione e affaticamento del renzismo. È uscito circa un anno fa, quando le politiche di Renzi avevano un indice di consenso più alto; e letto allora il giudizio di “perUnaltracittà” poteva sembrare eccessivo e archiviabile tra le polemiche di provincia. Letto oggi, tante cose si capiscono meglio, dal particolare al generale. D’altra parte Firenze non è un dettaglio. E neppure Renzi.
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