La Nuova Sardegna

Biasi a Rovigo tra i grandi della Secessione

di Paolo Curreli
Biasi a Rovigo tra i grandi della Secessione

La pinacoteca di Sassari presta l’opera “Mattino sardo” per l’importante esposizione sulla rivoluzione europea dell’arte

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SASSARI. Dal 23 settembre e fino al 21 gennaio a Rovigo al Palazzo della Roverella la mostra “Secessione. Monaco, Vienna, Praga, Roma. L’onda della modernità”. La mostra a cura di Francesco Parisi indaga il vasto movimento europeo che portò l’arte moderna verso un nuovo e più dinamico, dibattito. «Incompresi e maltrattati dall’arte ufficiale timorosa d’innovazione – dice Parisi presentando l’esposizione – , i giovani artisti europei si costituirono in movimenti staccandosi dalle aggregazioni capitanate dagli artisti della precedente generazione, dando vita a vere e proprie Secessioni che, con rapidità moderna, si diffusero nei grandi centri di area mitteleuropea: Monaco, Berlino, Lipsia, Darmstadt, Vienna». Una fuga dalle accademie, ma anche una ribellione dei giovani nei confronti dell’ingessato mondo a cavallo dei due secoli e prima della Grande Guerra. Se le Secessioni portarono aria nuova nel mondo della cultura – e non sole nelle arti visive –, aprirono anche le porte all’indagine sulle peculiari tradizioni estetiche nazionali, rivalutando e reinterpretando anche il patrimonio etnografico. Da questo punto di vista è interessante sottolineare la presenza nella mostra di Rovigo dell’opera “Mattino sardo” di Giuseppe Biasi.

Il grande artista sassarese partecipò con questa opera all’esposizione della Secessione di Roma (1913-1916). Una particolare declinazione di questa rivoluzione culturale.

«Nel mosaico di fisionomie tradizionali di cui si componeva l’Europa venivano emergendo i tratti distintivi e le fisionomie artistiche delle maggiori capitali» precisa Francesco Parisi. Tra i maggiori rappresentanti della corrente romana nella mostra di Rovigo, oltre Biasi: Enrico Lionne (in mostra un suo splendido Nudo), Aleardo Terzi (Meriggio d'autunno), Plinio Nomellini (con uno splendido ritratto di Grazia Deledda) e Felice Casorati (Ada).

Un’importante conferma di quanto nella lontana provincia sarda arrivassero gli echi della modernità europea. In una Sassari che viveva la sua a “Belle Époque” fatta di progetti imprenditoriali, editoria e una stampa che dava spazio a idee laiche e repubblicane, Biasi (di ritorno da importanti esperienze romane) è capace di cercare una nuova ispirazione indagando le più profonde tradizione sarde. Un artista informato della modernità ma poco interessato al taglio netto con la tradizione del contemporaneo Futurismo. Nell’opera in mostra a Rovigo, Biasi racconta una Sardegna esotica e poetica. Una fiaba popolare che ha ben presente la lezione nordica di Klimt, dove la decorazione prefigura la strada verso l’astrattismo. Il quadro dell’artista sassarese è stato dato in prestito per l’esposizione a Palazzo della Roverella dalla Pinacoteca Nazionale di Sassari. Come nella mostra di un secolo fa l’opera di Giuseppe Biasi è esposta insieme ai grandi della pittura europea, all’epoca fu l’occasione per vedere per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla seconda Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.

Ancora una conferma del posto di tutto rispetto che l’opera di Giuseppe Biasi occupa nell’arte visiva europea.

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