La cucina a km zero di Garibaldi
di Serena Lullia
A Caprera il menù dell’eroe dei due mondi: minestrone col pesto e stoccafisso
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INVIATA ALLA MADDALENA. Minestrone alla genovese, stoccafisso, canestrelli di donna Clelia e biscotti alla pompìa. Lo speciale invito a cena nel giardino di casa Garibaldi arriva a una cinquantina di ospiti direttamente da Giuseppe Garibaldi, nipote del Generale. E la serata è un po’ come rivivere l’atmosfera della Caprera dell’Ottocento, quando intorno a una tavola il condottiero dell’Unità d’Italia si riuniva con i compagni d’arme. Cucina semplice, con i prodotti dell’azienda agricola che le sue mani da eroe zappavano con amore e sacrificio. Un viaggio alla scoperta dei gusti enogastronomici di Garibaldi che rivivono grazie all’iniziativa dell’associazione “Garibaldi agricoltore”, Slowfood e Polo museale della Sardegna.
Giuseppe Garibaldi è un padrone di casa gentile e premuroso. Negli occhi l’emozione di vedere prendere forma una idea sulla quale aveva scommesso alcuni fa. Mostrare l’altro volto del bisnonno, non solo condottiero ma anche agricoltore. Nessuna invenzione, nessun artificio letterario per rendere affascinante il lato bucolico di Garibaldi. Uomo dalle tante qualità. Fiero e coraggioso sul campo di battaglia, con la zappa in mano sotto il sole per dissodare il terreno e coltivare erbe medicinali, agrumi, viti. Da buon marinaio aveva trasferito l’arte dell’annotare tipica dei diari di bordo sui quadrerni agricoli. Al fianco degli appunti su semina, potatura, raccolti, acquisti di vacche e asini, le annotazioni di vita e di storia. L’arrivo della tomba della figlia Rosa morta all’età di due anni, la partenza per Quarto, la battaglia di Calatafimi. Dallo studio di questi diari e di altri documenti lasciati da Garibaldi è stata ricostruita la dispensa del Generale. Gli scritti e le testimonianze della figlia Clelia sono stati preziosi per risalire alle ricette e ai piatti preferiti del Generale.
Nella serata sotto le stelle al museo garibaldino sono stati serviti alcuni dei piatti cari a Garibaldi. Lo stoccafisso, presente in tutte le bolle di acquisto con zucchero brutto e sigari, è stato in ammollo sotto l’acqua corrente quattro giorni. Per essere poi cucinato alla genovese, con battuto di cipolle, sedano, pinoli e uva passa. Alla genovese anche il minestrone con una punta di pesto e crostone di pane. Come dolci i biscotti alla pompìa, frutto di cui Garibaldi era ghiotto e i canestrelli di pasta frolla ribattezzati “di donna Clelia”. Prelibatezze abbinate al siciliano vino Zibibbo, dolce e secco, che Garibaldi coltivava a Caprera.
Giuseppe Garibaldi è un padrone di casa gentile e premuroso. Negli occhi l’emozione di vedere prendere forma una idea sulla quale aveva scommesso alcuni fa. Mostrare l’altro volto del bisnonno, non solo condottiero ma anche agricoltore. Nessuna invenzione, nessun artificio letterario per rendere affascinante il lato bucolico di Garibaldi. Uomo dalle tante qualità. Fiero e coraggioso sul campo di battaglia, con la zappa in mano sotto il sole per dissodare il terreno e coltivare erbe medicinali, agrumi, viti. Da buon marinaio aveva trasferito l’arte dell’annotare tipica dei diari di bordo sui quadrerni agricoli. Al fianco degli appunti su semina, potatura, raccolti, acquisti di vacche e asini, le annotazioni di vita e di storia. L’arrivo della tomba della figlia Rosa morta all’età di due anni, la partenza per Quarto, la battaglia di Calatafimi. Dallo studio di questi diari e di altri documenti lasciati da Garibaldi è stata ricostruita la dispensa del Generale. Gli scritti e le testimonianze della figlia Clelia sono stati preziosi per risalire alle ricette e ai piatti preferiti del Generale.
Nella serata sotto le stelle al museo garibaldino sono stati serviti alcuni dei piatti cari a Garibaldi. Lo stoccafisso, presente in tutte le bolle di acquisto con zucchero brutto e sigari, è stato in ammollo sotto l’acqua corrente quattro giorni. Per essere poi cucinato alla genovese, con battuto di cipolle, sedano, pinoli e uva passa. Alla genovese anche il minestrone con una punta di pesto e crostone di pane. Come dolci i biscotti alla pompìa, frutto di cui Garibaldi era ghiotto e i canestrelli di pasta frolla ribattezzati “di donna Clelia”. Prelibatezze abbinate al siciliano vino Zibibbo, dolce e secco, che Garibaldi coltivava a Caprera.
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