La Nuova Sardegna

LA RISCOPERTA 

Sulle tracce dell’architetto che cambiò il volto di Sassari

di Grazia Brundu

SASSARI. Una passeggiata domenicale sulle orme dell’architetto dimenticato Angelo Misuraca. L’ha proposta, ieri mattina, l’Associazione Inschibollet, con l’architetto Sandro Roggio e i giornalisti...

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SASSARI. Una passeggiata domenicale sulle orme dell’architetto dimenticato Angelo Misuraca. L’ha proposta, ieri mattina, l’Associazione Inschibollet, con l’architetto Sandro Roggio e i giornalisti Cosimo Filigheddu e Roberto Sanna a fare da ciceroni.

Partenza alle 9.30 da viale Mameli. Passaggio in viale san Francesco, via Mercato, via Manno, piazza Marconi e il quartiere di Porcellana. Tutti punteggiati da edifici firmati Misuraca: Villa Rau, Palazzo Novecento, l’Istituto tecnico dei Geometri e molte altre villette e complessi abitativi. Poi l’arrivo in via Coppino, davanti alla misteriosa casa dalle finestre arabeggianti, da tempo fatiscente, dove l’architetto romano abitò con la moglie, negli anni Trenta, durante la sua intensa attività a Sassari.

E dove, come ha ricordato con una breve azione scenica la Compagnia Teatro Sassari, fu arrestato, il 15 dicembre 1943, con l’accusa di complottare per restaurare il Fascismo, da lui sempre fervidamente sostenuto, prima di finire i suoi giorni nel carcere di Oristano.Ufficialmente, per una misteriosa “paralisi”. Da allora i sassaresi, che nei tempi d’oro avevano corteggiato i suoi progetti, si sono dimenticati di lui. Fino a quando, l’anno scorso, Mario Pintus ha pubblicato per la Edes Sassari “L’architetto in camicia nera” e ha restituito una firma ad alcuni degli edifici e dei quartieri più importanti del secolo scorso. In poco più di un decennio, infatti, Misuraca fece in tempo a regalare alla borghesia sassarese esempi di uno stile architettonico in linea con le tendenze internazionali. Capace, sottolinea Roggio «di mitigare i decorativismi eccessivi del primo Novecento con il rigore e il razionalismo delle avanguardie. Va detto – precisa – che quando lavorava per una committenza pubblica, come nel caso del complesso di piazza Marconi, realizzava edifici di impianto molto più severo, mentre si concedeva una maggiore libertà con i privati». Il capolavoro dell’architetto è probabilmente la villa di viale Mameli, costruita su commissione della facoltosa famiglia Rau. A dargli prestigio, però, era stata anche la villa Conti di viale Dante, progettata dove adesso si trova l’Hotel Grazia Deledda. Era un esempio di architettura fascista, e del resto, ricorda Cosimo Filigheddu, che all’architetto ha dedicato anche un lavoro teatrale, Misuraca non aveva mai nascosto la sua adesione al fascismo, anche perché altrimenti non avrebbe avuto una carriera brillante come quella che effettivamente ebbe. Insomma, pur con i suoi limiti storici, Misuraca sognava una «Sassari all’avanguardia e adesso, forse – conclude Roberto Sanna – resterebbe deluso nel vedere come Predda Niedda e l’hinterland abbiano soppiantato il centro»

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