Schegge di vita tra sogno e nostalgia
di Mauretta Capuano
Le nebbie padane ma anche la Roma multietnica del quartiere Esquilino
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Storie brevi che potrebbero anche ispirare un racconto più lungo o un romanzo. Storie sospese, schegge di vite. Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali, torna al suo mondo di narratore con “Disadorna e altre storie”, appena arrivato in libreria per La Nave di Teseo. Il politico-scrittore, tradotto in Francia da Gallimard, che ha esordito come romanziere nel 2006 con “Nelle vene quell’acqua d’argento”, con cui ha vinto fra l’altro nel 2007 il Premier Roman di Chambery, questa volta ha scelto il racconto. In meno di cento pagine, dedicate alla piccola figlia «Irene che ride al giorno», si sviluppano venti racconti senza titolo, quasi a comporre un romanzo per frammenti in cui si ritrovano anche i luoghi, Ferrara o il Delta del Po, ma anche la Sardegna, originari o comunque familiari a Franceschini.
Il titolo della raccolta fa riferimento alla prima storia di cui è protagonista uno scrittore di Bogotà, Paco Tovar, in crisi creativa, che ritrova l’ispirazione nella stanza di un albergo sul Delta del Po, vuoto da oltre 40 anni. «Tutto sommato la camera era decente, anche pulita, ma si intuiva che non veniva abitata da molto tempo, forse dall’aria stantia o da quei colori sbiaditi, chissà», scrive Franceschini. L’ultimo racconto vede invece un ex ministro, ormai anziano e malato di Alzheimer, che non ricorda più di essere stato un politico importante, ritrovare la memoria tornando insieme con la nipote nella sua città, Ferrara, dove Franceschini è nato nel 1958.
Nel viaggio compiuto con “Disadorna” troviamo poi un contadino analfabeta, Nebore Morelli, che a ottantacinque anni passati comincia a suonare all’improvviso il violino del nipote; Angiolina che cuce, nel «maledetto buio del coprifuoco», la notte prima della liberazione di Ferrara, un grande tricolore; Bruno Guarelli che cambia vita quando gli viene recapitata, in un pacco grande «come una stanza» alla stazione di Borgovelino, una motocicletta col sidecar e nel 1950 parte verso Parigi. Commovente la storia del siriano Nizar in cui c’è la Roma multietnica dell’Esquilino, di piazza Dante, dove una gelida mattina di gennaio quest’uomo, diventato un barbone, viene trovato morto di freddo. Dopo aver perso tutto, anche la dolce e bella Aalia, a Nizar restava solo una borsa con le ruote in cui i carabinieri trovano libri scritti in tutte le lingue più antiche del mondo.
Tra sogno e nostalgia, Franceschini mostra anche una vena umoristica. Come accade nella storia del magistrato che durante un noiosissimo discorso, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, viene avvolto nella tela che un ragno tesse attorno a lui, o nel racconto che vede un uomo con la passione di osservare le altre persone attraverso le fessure innamorarsi di una donna intravista nello spazio vuoto tra due sedili del treno.
Il titolo della raccolta fa riferimento alla prima storia di cui è protagonista uno scrittore di Bogotà, Paco Tovar, in crisi creativa, che ritrova l’ispirazione nella stanza di un albergo sul Delta del Po, vuoto da oltre 40 anni. «Tutto sommato la camera era decente, anche pulita, ma si intuiva che non veniva abitata da molto tempo, forse dall’aria stantia o da quei colori sbiaditi, chissà», scrive Franceschini. L’ultimo racconto vede invece un ex ministro, ormai anziano e malato di Alzheimer, che non ricorda più di essere stato un politico importante, ritrovare la memoria tornando insieme con la nipote nella sua città, Ferrara, dove Franceschini è nato nel 1958.
Nel viaggio compiuto con “Disadorna” troviamo poi un contadino analfabeta, Nebore Morelli, che a ottantacinque anni passati comincia a suonare all’improvviso il violino del nipote; Angiolina che cuce, nel «maledetto buio del coprifuoco», la notte prima della liberazione di Ferrara, un grande tricolore; Bruno Guarelli che cambia vita quando gli viene recapitata, in un pacco grande «come una stanza» alla stazione di Borgovelino, una motocicletta col sidecar e nel 1950 parte verso Parigi. Commovente la storia del siriano Nizar in cui c’è la Roma multietnica dell’Esquilino, di piazza Dante, dove una gelida mattina di gennaio quest’uomo, diventato un barbone, viene trovato morto di freddo. Dopo aver perso tutto, anche la dolce e bella Aalia, a Nizar restava solo una borsa con le ruote in cui i carabinieri trovano libri scritti in tutte le lingue più antiche del mondo.
Tra sogno e nostalgia, Franceschini mostra anche una vena umoristica. Come accade nella storia del magistrato che durante un noiosissimo discorso, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, viene avvolto nella tela che un ragno tesse attorno a lui, o nel racconto che vede un uomo con la passione di osservare le altre persone attraverso le fessure innamorarsi di una donna intravista nello spazio vuoto tra due sedili del treno.
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