La Nuova Sardegna

Cellulari e nuovi stili di vita, stato d’allerta per i tumori

di Roberto Sanna
Cellulari e nuovi stili di vita, stato d’allerta per i tumori

Sabato al T Hotel di Cagliari un dibatto sui rischi delle onde elettromagnetiche. Fumo, alcol e abitudini sessuali sono sempre tra i fattori di rischio più elevati

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SASSARI. Incollati allo smartphone 24 ore su 24 . Serate esagerate nel week-end (e anche in settimana), troppi eccessi a tavola, la sigaretta e il bicchiere fedeli compagni delle giornate. E danni collaterali importanti. “Con la testa sul collo: cellulari e nuovi stili di vita” è il convegno di aggiornamento sui tumori alla testa e al collo in programma sabato, a partire dalle 9, al T Hotel di Cagliari in collaborazione con la Fondazione Taccia per la ricerca sul cancro. Una fondazione che dal 1990, quando assegnò le prime 40 borse di studio, aiuta la ricerca e opera in Sardegna dal 2011 e ha anche realizzato il sito web “Mai più sole” dedicato alle donne colpite da tumore ovarico, per informare e confortare. La Fondazione Taccia ha deciso di unirsi all’iniziativa della struttura complessa di otorinolangoiatria e chirurgia maxillo facciale dell’ospedale SS. Trinità di Cagliari «per continuare e supportare l’opera di informazione che facciamo quotidianamente – dice Albachiara Bergamini, consigliere della fondazione – nelle scuole e io direttamente coi miei figli. L’argomento è attuale, siamo immersi nei campi elettromagnetici e inoltre i nuovi stili di vita hanno spalancato problematiche differenti. Per esempio, a cause delle abitudini sessuali rivoluzionate abbiamo dei casi di papilloma virus anche in bocca».

«Anche per questi di carcinomi resta decisiva la prevenzione è fondmentale, soprattutto per quanto riguarda la spesa sanitaria nazionale – aggiunge il dottor Giorgio Tore, direttore della struttura complessa del SS. Trinitàe presidente del convegno –. Intervenire su uno di questi tumori in fase precoce costa in media 350 euro, quando è in fase avanzata costa seimila euro».

Il vostro convegno fa riferimento in modo particolare agli stili di vita: quanto e come influiscono?

«Il discorso è complesso. Nelle neoplasie del cavo orale, i fattori più determinanti continuano a essere il fumo e l’alcol. Poi troviamo la scarsa igiene orale, i problemi di masticazione e anche le protesi. E anche le abitudini sessuali, con il cambiamento dei costumi, influiscono. Per questo, parlando di tumori alla cervice uterina, ormai consigliamo di vaccinare le ragazze in età puberale. Per quanto riguarda il fumo, la statistica è curiosa: ci sono sempre più uomini che col passare degli anni smettono di fumare e quindi i tumori nella popolazione maschile risultano diminuti, in compenso stanno aumentando le fumatrici. Resta valida la statistica che chi fuma sigari e pipa ha meno possibilità di ammalarsi di tumore ai polmoni perché il fumo non viene aspirato, mentre per quanto riguarda i tumori alla bocca la percentuale è sostanzialmente uguale».

Dal punto di vista dell’alimentazione che cosa si può fare?

«Partiamo da un fatto: non esiste alcun tipo di dieta che possa metterci al riparo da un tumore. L’Associazione per la ricerca contro il cancro ha in ogni caso elaborato le linee guida: bisognerebbe cercare di rimanere sempre sul proprio peso ideale, mantenere un’alimentazione varia con meno grassi, alcol e cibi sotto sale e invece un maggiore apporto di fibre».

E poi c’è la discussa questione degli smartphone, sotto inchiesta per diversi motivi.

«In questo convegno ci siamo affidati al professor Olle Johansson, un ricercatore indipendente che lavora a Stoccolma e presenterà una relazione proprio sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute e in particolare sulla testa e sul collo. Lo abbiamo scelto perché indipendente e quindi il più adatto ad affrontare un argomento sul quale molti invece girano intorno. Per quale motivo? Semplice, nessuno vuole affrontare per primo le novità».

Vogliamo provare comunque a parlarne?

«I campi elettromagnetici, quindi parliamo di telefoni cellulari e anche antenne, dal 2011 sono stati ufficialmente definiti “potenzialmente cancerogeni” da un gruppo di 34 esperti dell’Oms radunati a Lione. I primi studi sull’argomento risalgono alla fine degli anni Ottanta e sono stati promossi proprio da una casa produttrice di telefoni cellulari, precisamente la Motorola».

Il problema qual è?

«I cellulari sono delle vere fonti di calore, penso che lo abbiamo notato tutti, e in quanto tali possono modificare il Dna. In attesa di nuovi dati e studi, io credo che bisogna comunque essere prudenti e gestire meglio gli smartphone. Visto che ormai è difficile abbandonarli, possiamo prendere delle precauzioni per quanto riguarda l’ultilizzo. Per esempio, non dilungarsi troppo nelle chiamate e utilizzare magari gli auricolari, preferire i messaggi alle chiamate, non tenerli nelle tasche della giacca o dei calzoni, metterli in carica in un posto il più possibile lontano da noi e non lasciare che i bambini li utilizzino da soli».

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