IL FESTIVAL “ISREAL”
Agli studenti nuoresi piace il cinema
Quattrocento prenotazioni per l’incontro con Alessandro Comodin
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NUORO. Ai giovani interessa ancora il cinema di qualità? IsReal - Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” della città di Nuoro, ha scommesso di sì. Per questo, per la prima volta ha pensato di dedicare una mattinata ai licei e alle scuole superiori della città. In occasione della presenza del giovane regista Alessandro Comodin, già vincitore con la sua opera prima del Festival di Locarno e qui presidente di Giuria, sono stati invitati gli studenti a partecipare e fare una chiacchierata con il regista. L’adesione è stata clamorosa: quattrocento le prenotazioni arrivate, al punto da dover raddoppiare le proiezioni del film in due tornate (il pubblico ha partecipato a quella di ieri mattina alle 11).
«Quest’anno era la nostra intenzione principale coinvolgere anche i giovani – dice il direttore artistico del Festival Alessandro Stellino –. E’ un dovere per chi, come me, organizza degli eventi culturali pensare anche al pubblico del futuro. La scelta di invitare tanti giovani registi, coinvolgere un gruppo di studenti delle diverse facoltà a comporre una giuria dimostra questa nostra volontà. Il successo, per certi versi inaspettato, dimostra che c’è ancora voglia di scoprire nuove storie attraverso la lanterna magica del cinema».
“L’estate di Giacomo” è un’opera che racconta le vicende di un giovane affetto da ipoacusia, che supera i problemi della disabilità facendoci riscoprire l’amore adolescenziale. In questo esordio di Alessandro Comodin non c’è più fiction, né documentario: c’è lo scavo che perlustra i cunicoli del guardare e dell’agire, c’è un’immagine che lascia a chi guarda il tempo e il modo di vedere, di andare oltre il dinamismo fisico e reale per trovare il dinamismo dell’emozione che avvince luoghi, corpi e gesti in un unico movimento di affezione pura.
Il film partecipa dell’onda di nuovi autori del cinema italiano che lavorano tra documentario e finzione, di cui è protagonista anche il regista che ieri ha chiuso la giornata, Yuri Ancarani, che con “The Challenge” è approdato al lungometraggio. Girato in Qatar, il film traccia un nuovo solco entro il quale il regista ravennate si muove quasi senza rivali, almeno in ambito nazionale: la caccia al falco, simbolo di una tradizione antica e di un lusso tutto moderno, è metafora per l'inseguimento di un'idea realizzativa in grado di coniugare osservazione e andamento narrativo, ricerca formale e sperimentazione. «è un film sulle olimpiadi dei falchi – spiega l’autore – “ma in realtà c'è molto di più e credo che il senso profondo del film risieda altrove. Ovvero: è diventato un film sulle persone che ci avrebbero dovuto condurre da altre persone, persone che non avremmo mai raggiunto. La guida ci disse subito che nel deserto non ci saremmo potuti avvicinare alle tende, non avremmo neanche potute fotografarle... che in quei posti puoi fare un tour da turista, ma niente di più. Ecco perché la scena con gli occidentali che passano in groppa a un cammello è una delle scene chiave del film: gli occidentali, i turisti si fermano lì su quella soglia. Io ero deciso ad andare oltre».
«Quest’anno era la nostra intenzione principale coinvolgere anche i giovani – dice il direttore artistico del Festival Alessandro Stellino –. E’ un dovere per chi, come me, organizza degli eventi culturali pensare anche al pubblico del futuro. La scelta di invitare tanti giovani registi, coinvolgere un gruppo di studenti delle diverse facoltà a comporre una giuria dimostra questa nostra volontà. Il successo, per certi versi inaspettato, dimostra che c’è ancora voglia di scoprire nuove storie attraverso la lanterna magica del cinema».
“L’estate di Giacomo” è un’opera che racconta le vicende di un giovane affetto da ipoacusia, che supera i problemi della disabilità facendoci riscoprire l’amore adolescenziale. In questo esordio di Alessandro Comodin non c’è più fiction, né documentario: c’è lo scavo che perlustra i cunicoli del guardare e dell’agire, c’è un’immagine che lascia a chi guarda il tempo e il modo di vedere, di andare oltre il dinamismo fisico e reale per trovare il dinamismo dell’emozione che avvince luoghi, corpi e gesti in un unico movimento di affezione pura.
Il film partecipa dell’onda di nuovi autori del cinema italiano che lavorano tra documentario e finzione, di cui è protagonista anche il regista che ieri ha chiuso la giornata, Yuri Ancarani, che con “The Challenge” è approdato al lungometraggio. Girato in Qatar, il film traccia un nuovo solco entro il quale il regista ravennate si muove quasi senza rivali, almeno in ambito nazionale: la caccia al falco, simbolo di una tradizione antica e di un lusso tutto moderno, è metafora per l'inseguimento di un'idea realizzativa in grado di coniugare osservazione e andamento narrativo, ricerca formale e sperimentazione. «è un film sulle olimpiadi dei falchi – spiega l’autore – “ma in realtà c'è molto di più e credo che il senso profondo del film risieda altrove. Ovvero: è diventato un film sulle persone che ci avrebbero dovuto condurre da altre persone, persone che non avremmo mai raggiunto. La guida ci disse subito che nel deserto non ci saremmo potuti avvicinare alle tende, non avremmo neanche potute fotografarle... che in quei posti puoi fare un tour da turista, ma niente di più. Ecco perché la scena con gli occidentali che passano in groppa a un cammello è una delle scene chiave del film: gli occidentali, i turisti si fermano lì su quella soglia. Io ero deciso ad andare oltre».
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