Occidente e sufismo uniti da Dante
Danza a Cagliari, il coreografo egiziano Ali Mounir Saeed stasera in scena al T.Off
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CAGLIARI. L’Inferno della Divina Commedia di Dante e la contaminazione con il movimento spirituale del sufismo, in un armonico accordo tra movimento e suono. La giovane danza dei paesi arabi arriva anche a Cagliari in occasione della rassegna internazionale “Sulle Orme - Il Mediterraneo Il Corpo Il Viaggio”, sessione autunnale diretta da Simonetta Pusceddu, ideata da Tersicorea in co-organizzazione con Cedac e il network Med'Arte. “What about Dante”, del coreografo egiziano Ali Mounir Saeed, debutterà al T.Off oggi alle 21. Dopo la partecipazione a ben due edizioni del festival internazionale “Cortoindanza” l’artista de Il Cairo ha sviluppato il suo progetto attraverso la residenza artistica attribuitagli dalla commissione Med’Arte in collaborazione con la musicista armena Irma Toudjan e della coreografa Clotilde Tiradritti e Patrick Matoian, della “Compagnia Heliotropion” di Parigi.
Traendo ispirazione dalla Divina Commedia e dal movimento spirituale del sufismo, il coreografo e danzatore egiziano affronta con grande originalità il tema dell’incontro tra Oriente e Occidente, attraverso uno studio drammaturgico in cui prevale il grande senso di bellezza, tolleranza e similitudine umana. «Dante ha creato il suo Inferno – spiega Mounir – cercando di descrivere il modo di andare fino alla profondità. Dante ha generato le sue paure e allo stesso tempo la loro cura, si pose sul limite tra il paradiso e l’inferno. Tutti hanno il proprio inferno come Dante. Ciascuno può scegliere di avere una croce o altro tipo di principio nel cuore, ma siamo comunque tutti Dante».
Lo spiritualismo sufista si fonde così con la musicalità degli inni cristiani e dei canti orientali. Una danza rituale che celebra il desiderio, la sottomissione dell’uomo a Dio. Il suo lamento è la forza e la forma del respiro, che dà origine al vortice che sbalza il danzatore spossato, come un pianeta uscito dall’orbita.
Traendo ispirazione dalla Divina Commedia e dal movimento spirituale del sufismo, il coreografo e danzatore egiziano affronta con grande originalità il tema dell’incontro tra Oriente e Occidente, attraverso uno studio drammaturgico in cui prevale il grande senso di bellezza, tolleranza e similitudine umana. «Dante ha creato il suo Inferno – spiega Mounir – cercando di descrivere il modo di andare fino alla profondità. Dante ha generato le sue paure e allo stesso tempo la loro cura, si pose sul limite tra il paradiso e l’inferno. Tutti hanno il proprio inferno come Dante. Ciascuno può scegliere di avere una croce o altro tipo di principio nel cuore, ma siamo comunque tutti Dante».
Lo spiritualismo sufista si fonde così con la musicalità degli inni cristiani e dei canti orientali. Una danza rituale che celebra il desiderio, la sottomissione dell’uomo a Dio. Il suo lamento è la forza e la forma del respiro, che dà origine al vortice che sbalza il danzatore spossato, come un pianeta uscito dall’orbita.
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