La Nuova Sardegna

Parte il Premio Giampiero Cubeddu

Aperto il bando, la premiazione è prevista per il 16 novembre a Palazzo di città

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SASSARI. Istituito a partire dal 2009, il Premio di drammaturgia sarda dedicato a Giampiero Cubeddu è destinato ad opere teatrali che si distinguano per originalità e qualità della vicenda, dei dialoghi, spessore dei personaggi e novità della tecnica drammaturgica, a tematica sarda e/o di autore sardo, scritte con l’utilizzo, anche se non esclusivo, in una delle varianti linguistiche sarde, anche edite, purché mai rappresentate.

La data di scadenza del bando per la presentazione delle opere, emanato lo scorso mese di luglio, è fissata al 31 ottobre 2017. La premiazione è prevista per il 16 novembre 2017, alle 19, al Palazzo di Città di Sassari e sarà l’occasione per ricordare Giampiero Cubeddu, morto dieci anni fa, direttore artistico della Compagnia Teatro Sassari, nonché della Cooperativa Teatro e/o Musica, di cui ricopriva anche la carica di presidente.

Regista di grande spessore ha rappresentato in Sardegna una delle espressioni più alte del teatro. Il suo lavoro si è svolto in oltre trent’anni di attività continua, martellante, instancabile, in un processo d’affinamento e di approfondimento del proprio mestiere, ma anche di divulgatore, di innovatore del fare teatro.

«Il teatro sardo – dice Mario Lubino di Teatro Sassari –, quando Giampiero apparve all’orizzonte, era alquanto indietro, essendo di matrice amatoriale, rispetto al rinnovamento della scena italiana operato in primis da Luchino Visconti, poi da Giorgio Strehler e da Luca Ronconi, per citarne alcuni. Giampiero s’impose come regista perché intuì con lucida intelligenza i limiti della regia e della messa in scena e ritrovò diverse possibilità di realizzazione di un’opera, in cui lo strumento teatro sfocia in poesia. In lui, dotato di un orecchio musicale finissimo, il ritmo, la precisione degli attacchi, le intonazioni, erano cardini fondamentali del fare teatro». «A questo si aggiunga – continua Lubino – la sua capacità di affrontare la lettura critica di un testo. La pazienza nella guida degli attori, il mestiere, l’insegnamento della tecnica, la visione creativa del teatro, approdavano alla libertà dell’invenzione per poter raggiungere i valori poetici di un testo. Alcuni suoi lavori come “Occi, mei, occi toi”, “Parauri”, “La faradda di li macchi” di Leonardo Sole, “Foggu di pimpisa” di Giovanni Enna , “Farendi in Turritana” di Ardau Cannas e “Lu patiu “ di Cesarino Mastino, ancora oggi riempiono le platee ».

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