La Nuova Sardegna

«Un viaggio dedicato a chi sa amare i libri»

di Giacomo Mameli
«Un viaggio dedicato a chi sa amare i libri»

Esce per Garzanti “La rilegatrice di storie perdute”, nuova opera della scrittrice di best-seller Cristina Caboni

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CAGLIARI. Cita la poesia degli anni Settanta di una ragazza americana, Veronica Shoffstall: «Dopo un po' impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima». Più avanti: «Impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani». E così si potrebbe pensare che la nuova opera di Cristina Caboni (“La rilegatrice di storie perdute”, Garzanti, pagine 296, euro 17.60) viri sul pessimismo di un'età incerta come quella che stiamo vivendo. Invece, riga dopo riga, con citazioni-guida di Charles Dickens, di Stendhal, con Mary Wollstonecraft Godwin che scriveva «Vorrei che le donne avessero potere non sugli uomini ma su loro stesse» riappare la scrittrice della fiducia e del sorriso. I versi di Veronica finiscono col dire «impari che sei davvero forte, e vali davvero».

Lo stile, la dolcezza, la passione civile rendono la Caboni del 2017 una femminista moderna, niente isterismi ma analisi del profondo, è la stessa dei precedenti libri che hanno proiettato l'autrice di San Sperate nell'alto delle classifiche dei libri più venduti in Italia e in Europa (“Il sentiero dei profumi” ha superato le centomila copie). In libreria da poche settimane, ha già trionfato all'Antiquaria di Milano, a Novara, Vercelli, Stresa. Debutto in Sardegna a San Sperate lunedì, poi al Massimo di Cagliari giovedì 26. Leggendo il libro, godendone la delicata struttura narrativa, si cammina lungo quello stesso “sentiero dei profumi”, si passa tra mille alveari del mondo all'ombra del “giardino dei fiori segreti”. Le pagine si gustano come fossero state vergate a mano all'interno di una tipografia, anche se non è il mondo di Gutenberg, non vedi né i caratteri mobili né le linotype, né Times, Helvetica o Garamond, ma «carta ingiallita, copertinari, fili, elementi da restaurare per riportare a nuova vita pagine storiche». Personaggi con la cifra del femminismo moderno. Rilegare libri due secoli fa era vietato alle donne così come oggi altre donne in Oriente non possono guidare l'auto. Donne che si emancipano col libro, con i libri. Proprio facendoli materialmente. «Sono donne che ripercorrono la struttura fisica del libro. Amano toccarlo, così come molti godono di avere tra le mani un giornale su carta, non sul display di un computer o di un telefonino. Oggi noi siamo abitati a trovarci fra le mani il libro bell'e pronto, stampato, semmai cartonato in copertina, pronto all'uso. No, qui c'è la fatica amorevole del fare il libro, prima a fascicoli, poi rilegarlo. A procedere in questi passaggi ci sono artisti veri, amanti del bello, amanuensi della legatoria, un'arte a noi sconosciuta, troviamo qualche legatore qua e là, e sembra arrivato dalla storia, dal passato. La legatoria nasce nel primo secolo dopo Cristo, ne parla Marziale. Ho voluto viaggiare in questo mondo per far amare il libro, farne capire genesi e attualità».

Lei si muove fra ere della storia e della preistoria. Il miele ci riporta ai Babilonesi, al sesto secolo A.C.. È come se avesse percorso cinque secoli di storia artigiana.

«Il lavoro del legatore è straordinario. La protagonista è Clarice che sa di svolgere un'attività per quei tempi illecita, interdetta. Lei ama quel lavoro. È donna innovatrice, moderna perché si sente libera nel cuore e nella mente, vuol fare e realizza ciò che lei desidera non ciò che la società le impone. Si libera con i libri, costruendoli, toccandoli, sfiorandoli, amandoli».

Clarice da una parte, Sofia dall'altra: chi sono? Sono donne del passato o del presente?

«Sono donne che non hanno età, hanno un'umanità forte, straordinaria, oltrepassano le barriere del tempo, chissà quante Clarisse ci sono state e di loro nulla sappiamo. Amo più Clarice perché è un'eroina premoderna, è donna del volere e del fare. Sofia invece si fa quasi calpestare. Ma il mondo è fatto di personaggi diversi. Cerco di farli rivivere attorno alla magia di un libro da creare. Anche se sono i libri a sceglierci. Quello scelto da Sofia, dopo duecento anni ridà voce a Clarice. Ma è la storia della volontà ferrea di Clarice a infondere nella più umile Sofia la speranza nel futuro che aveva perduto».

Non c'è traccia di Sardegna. Volutamente?

«Ho narrato una storia vera tanto esaltante quanto sconosciuta, ma ho trovato lo spazio per mettere in questo libro il libraio Vinci. Che è sardo. Il libro è dedicato ai librai che custodiscono e divulgano i libri. Sono i missionari della lettura di oggi».

Tante citazioni all'attacco di ogni capitolo, perché?

«Con Goethe, Flaubert, Herman Hesse si gode il piacere della lettura, della cultura. Ho citato una frase da Moby Dick di Herman Melville, mi piace riproporla perché “in questo mondo il peccato che paga può viaggiare liberamente e senza passaporto, mentre la virtù, se è povera, viene fermata a ogni frontiera”. Ecco: Clarice, in questo libro, supera le frontiere. Con le sue virtù è l'idealtipo della donna moderna che ha potere su se stessa”.

Nel nuovo libro c'è un importante personaggio maschile.

“Sì, è Tomaso, profondo, etico. È Tomaso ad aiutare Sofia. Come lei ama i libri, conosce l'affascinante arte della grafologia, insieme seguono gli indizi che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci e quel libro misterioso ha scelto Sofia. E dopo duecento anni può ridare voce a Clarice. Solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza del futuro che aveva perduto: la speranza che nasce con un libro».



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