La Nuova Sardegna

Salvare l’ambiente Sfida di autocoscienza per i cittadini sardi

di Gianluca Corsi
Salvare l’ambiente Sfida di autocoscienza per i cittadini sardi

A Nuoro incontro sul futuro, tra tutela e cemento Il dibattito ha chiuso la “due giorni” promossa da Èntula 

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NUORO. Parlare di ambiente e cittadinanza in Sardegna, in questo preciso momento storico – in cui il Ddl 409, la nuova legge urbanistica della Giunta guidata da Francesco Pigliaru, si appresta ad approdare in consiglio regionale tra le polemiche e la forte opposizione di ambientalisti, alcune forze del centrosinistra, compresi alcuni pezzi di Pd – non solo non è facile, ma riesce a risvegliare quella “cittadinanza attiva” che un simile connubio sembra ogni volta richiamare. E lo fa anche quando si è tra pochi intimi.

Com’è accaduto ieri mattina, nell’auditorium della biblioteca Sebastiano Satta, in occasione dell’appuntamento che ha chiuso la due giorni nuorese di Éntula, il festival letterario diffuso promosso dall’associazione Lìberos. È bastato che il moderatore, Sante Maurizi, abbia abilmente invitato il pubblico presente a “trasfondere” in un solo sostantivo le due parole del titolo – “ambiente e cittadinanza”, appunto – per riattivare, o quanto meno far intravedere, tali processi partecipativi. “Coscienza”, “cura”, “bellezza”, “coraggio”, “felicità”, “pulizia”, “rispetto”, “eredità”, “follia”, “niente”. Ci prova Maria Antonietta Mongiu – ex assessore alla cultura (nella Giunta guidata da Renato Soru), già presidente del Fai (Fondo ambiente italiano) Sardegna, oggi «operaia» dell’associazione “Sardegna Soprattutto” – a riassumere tutte le intuizioni del pubblico in una sola parola: “autocoscienza”. «È necessario stabilire il tasso di autocoscienza, nel popolo sardo, rispetto al tema dell’ambiente, cominciando a praticare la “dialettica del riconoscimento”, contrapposta all’atavica pratica del “disconoscimento”, molto comune tra i sardi: “no est nisciunu” (non è nessuno) e “non b’at nudda” (non v’è nulla che valga la pena salvaguardare)».

Per Mongiu solo un’adeguata azione pedagogica potrà elevare il livello di autocoscienza. L’urbanista Sandro Roggio allarga a “coscienza di classe” e “coscienza di luogo”: «La Sardegna non sembra averle acquisite entrambe, ed anzi – rispetto al Novecento – sembra aver perso il senso dell’orientamento». L’attenzione per l’ambiente da parte delle comunità locali, secondo Roggio, è cresciuta; il tradimento, su questo tema, è della politica. Giorgio Todde si rivolge direttamente alla persona del pubblico che ha utilizzato la parola “felicità” per definire i concetti di “ambiente e cittadinanza”. «La risposta della signora – tutta incentrata sul concetto emozionale di “bellezza” – offre allo scrittore il pretesto per dare un giudizio estremamente negativo sulla “ratio” che ha ispirato la legge urbanistica di Erriu, pesantemente sbilanciata su deroghe e concessioni di aumenti di cubature». Legge che, aggiunge Maria Antonietta Mongiu, tradisce perfino il concetto di paesaggio inteso come percezione. A spiegare nel dettaglio i rischi della nuova legge – in particolare l’articolo 43 – ci pensa sempre Roggio, che dà una lettura critica dell’altra legge, quella sugli enti locali, che istituendo la città metropolitana di Cagliari, non fa altro che creare diseguaglianze territoriali. «Oggi la Sardegna non sta bene – ammonisce Roggio –. E se passiamo alle questioni ambientali, allora i luoghi spopolati equivalgono a luoghi non custoditi». Per l’urbanista le deroghe dell’articolo 43 della nuova legge urbanistica è stato fatto per spianare la strada ai progetti edilizi del Qatar. «Se sfonderanno per il Qatar – avverte Roggio – dopo toccherà alla Edilnord di Silvio Berlusconi. Poi al gruppo Marcegaglia per Tuerredda. E, alla fine, apriranno il varco per tutti gli imprenditori “minori”, che avanzeranno pretese per Tortolì, o per Orosei».

Ed è qui che si fa strada la necessità di riattivare quei processi partecipativi, che – come ricorda Sante Maurizi – il governo italiano vorrebbe “normare” e togliere al solo buonsenso. «Quella del Governo – taglia corto Giorgio Todde – è un’operazione perfettamente inutile, perché gli strumenti ci sono già. Nel caso della legge urbanistica Erriu, se anche venisse approvata, verrebbe automaticamente impugnata, perché molti suoi articoli sono palesemente incostituzionali, compresa la non obbligatorietà per la Valutazione Ambientale Strategica». A preoccupare sono, piuttosto, i tempi – notoriamente lunghi – di un eventuale pronunciamento della Corte costituzionale, perché, nel frattempo, molti progetti giudicati «ecocompatibili» in base al contestato articolo 43, potrebbero fare strame del paesaggio sardo.

Per Todde una parte non trascurabile di responsabilità va imputa ai sindaci, specialmente quelli costieri, da sempre «anti-PPR». Maria Antonietta Mongiu sposta l’attenzione sull’opinione pubblica: «L’Italia è carente di opinione pubblica, e io credo che siano stati eliminati scientemente i soggetti che possono creare opinione pubblica». E ricorda il lavoro che sta svolgendo con l’associazione politico-culturale Sardegna Soprattutto per riattivare i processi partecipativi tra i sindaci dell’Isola: «Siamo già al 20 per cento dei 377 primi cittadini sardi». Con una stilettata ai sardisti, indipendentisti e «vellutosi»: «Il paesaggio sardo – cussu de su “non b’at nudda” – è Costituzione!». L’opinione pubblica è chiamata in causa anche da Sandro Roggio, che ne auspica il coinvolgimento e l’allargamento al di là dei confini regionali. «Riusciremo in questa battaglia solo se ci aiuteranno tutti, e se l’opinione pubblica nazionale sarà coinvolta».

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