Plastica killer, Andrea Mura mobilita il mondo della vela per salvare il mare
Crescono le adesioni alla Charta Smeralda in difesa degli oceani. Testimonial il vincitore della Ostar: «I danni sono ormai devastanti»
È da una manifestazione dedicata al mare che parte un nuovo messaggio di sensibilizzazione per la salvaguardia degli ambienti marini, nel pieno sostegno di un progetto internazionale dedicato. All’interno della seconda edizione di “Carloforte racconta il mare”, rassegna di arte, storia e cultura marinaresca, svoltasi dal 20 al 21 ottobre nell’isola di San Pietro, il forte velista sardo Andrea Mura, fresco vincitore dell’ultima regata atlantica in solitario “Ostar”, nel raccontare la sua esperienza di intrepido navigatore degli oceani, ha fatto da testimonial a “One Ocean - A marine environment preservation program”.
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Il programma di sostenibilità sugli ambienti marini voluto dallo Yacht Club Costa Smeralda, in partnership con la Commissione oceanografica intergovernativa dell’Unesco e la SDA Bocconi, ai primi di ottobre a Milano ha visto la stesura della Charta Smeralda, un codice etico per la tutela degli oceani appoggiato da molti testimonial d’eccezione (dalla principessa Zahra Aga Khan al velista Paul Cayard), che puntano a moltiplicare le sottoscrizioni per rafforzare e condividere maggiormente l’impegno contro l’inquinamento marino. «Purtroppo – ha detto Mura al cineteatro Mutua – anche durante le mie lunghe regate mi capita di vedere tanti rifiuti prodotti dall’uomo sparsi in superficie, che, oltre a rappresentare un pericolo per la vita marina, diventano una vera e propria insidia per la navigazione. Ma quelli veramente devastanti sono le microplastiche, che finiscono per essere ingerite dalle specie marine e, seguendo la catena alimentare, penetrano anche all’interno di quelle specie target per le attività di pesca condotte dall’uomo. Per questo è doveroso sostenere questo programma ed ogni azione che possa ridurre l’impatto dell’inquinamento marino».
Oltre a singole persone, gruppi ed associazioni, il codice è stato fatto proprio da molte aziende, che intendono modificare i propri sistemi produttivi e di vendita del prodotto finale nel rispetto dell’ambiente, ad esempio adottando materiali biodegradabili, riducendo gli imballaggi in plastica e le emissioni. Il forum di One Ocean, è nato come un momento di condivisione, cooperazione e sensibilizzazione continuativo nel tempo, con l’obiettivo di aprire un dialogo, a livello internazionale, sulla salvaguardia degli oceani, attraverso la creazione di una rete di intelligenze e identificando “best practice” su temi e problematiche dell’ecosistema marino. Oltre che sul problema dei rifiuti, l’attenzione è posta sui cambiamenti climatici globali, la pesca eccessiva e selvaggia, gli scarichi incontrollati di sostanze inquinanti e, in generale, le attività umane lesive degli ecosistemi, come ben evidenziato nel film documentario “La vita negli oceani”, dei registi francesi Jacques Perrin e Jacques Clozaud, proiettato nella rassegna carlofortina.
L’iniziativa del prestigioso yacht club sardo intende tracciare un focus sulle attività marine consolidate per renderle meno impattanti, come la costruzione e riparazione navale, il trasporto di petrolio e gas offshore, oltre a sviluppare le cosiddette biotecnologie blu, nell’ambito di energie rinnovabili e acquacoltura, sviluppando l’attività di ricerca di nuove tecnologie e processi ad impatto zero. Rivolta a tutti coloro che hanno a che fare col mare, la Charta Smeralda enuncia venti principi fondamentali, 8 rivolti ad organizzazioni e aziende ed il resto ai singoli individui.
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