La fiaba di Hans Krása contro la barbarie nazista
di Antonio Ligios
Stagione lirica: successo al Teatro Comunale di Sassari dell’opera “Brundibàr” L’ottima regia di Giovanni Scandella e il contributo degli studenti dell’Accademia
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SASSARI. Grande successo, al Comunale, anche per la seconda opera inclusa nel cartellone della stagione lirica del De Carolis, predisposto dalla nuova direzione artistica di Stefano Garau. Si trattava di “Brundibàr”, operina per ragazzi composta a Praga nel 1938 da Hans Krása su libretto di Adolf Hoffmeister: un libretto i cui contenuti sono quelli di una fiaba, nella quale il personaggio che dà il nome all’opera vuol rappresentare quella componente negativa e antagonista che è presente nelle fiabe di tutti i tempi e di tutte le culture.
L’opera in un primo tempo non poté andare in scena a causa dell’invasione nazista della Cecoslovacchia, e debuttò fortunosamente solo nel 1942 nel capoluogo ceco già occupato dai tedeschi: ma il suo autore nel frattempo era stato già deportato nel campo di concentramento di Terezìn. Nel 1943 quasi tutti coloro che avevano preso parte a quella prima esecuzione erano internati proprio a Terezìn, e Krása meditò quindi di riprendere il lavoro per eseguirlo nel campo di prigionia, ovviamente con l’autorizzazione dei responsabili del lager. Ma in quel nuovo contesto l’autore, con l’aiuto del poeta Emil Saudek, pensò di modificare il testo originario, attualizzando per così dire la fiaba e conferendo al personaggio del cattivo Brundibár – che impedisce ai fratellini Pepiek e Aninka di lavorare per poter comprare il latte da dare alla mamma ammalata – le nascoste sembianze del Führer.
Rappresentare la fiaba oppure il suo contesto storico che ne ha visto la trasformazione? Questa la domanda che si è posto il regista Giovanni Scandella al momento di affrontare Brundibár, risolta intelligentemente con la presenza di un personaggio narratore, non presente nell’originale stesura, che recita in vari momenti dell’opera un bel testo predisposto da Fabrizio Sinisi, che ha il compito di “spiegare”’ ad un pubblico di ragazzi cosa c’è intorno a Brundibár, conferendo alla fiaba una dimensione più “epica”. Proprio la regia di Scandella è il primo punto di forza dello spettacolo, che si avvale di una serie di preziose sinergie tra il De Carolis e altre istituzioni sassaresi. Prima fra tutti l’Accademia “Mario Sironi”, i cui estrosi studenti guidati rispettivamente dai docenti di Scenografia, di Costume per lo spettacolo e di Scenotecnica, Dario Gessati, Luisella Pintus e Marco Cortopassi, hanno prodotto uno straordinario lavoro, in termini di impianto scenico e di costumi, valorizzato in pieno dal disegno luci di Tony Grandi.
Sul versante musicale ad interpretare l’opera in modo molto convincente sono i ragazzi del coro ‘Le note colorate’ della Corale Rossini di Sassari, ben istruiti da Claudia Dolce: tra i solisti – impossibile citarli tutti – ricordiamo Marco Virgilio (Pepicek), Giulia Delogu (Aninka), Eleonora Altea, Matilde Tetti e Sara Enna (i tre animali) e Andrea Carta Mantiglia (Brundibár). Segnaliamo anche l’ottima prova di Nicola Fenu (narratore) e del fisarmonicista Fabio Manconi.
L’orchestra è quella degli studenti del Liceo musicale ‘Azuni’ di Sassari, integrata da alcuni elementi del Conservatorio ‘Canepa’: un’orchestra dall’organico inconsueto – visto che vi sono anche due chitarre e una fisarmonica – che dà allo spettacolo un apporto ineccepibile, grazie alla guida precisa del direttore Andrea Solinas.
L’opera in un primo tempo non poté andare in scena a causa dell’invasione nazista della Cecoslovacchia, e debuttò fortunosamente solo nel 1942 nel capoluogo ceco già occupato dai tedeschi: ma il suo autore nel frattempo era stato già deportato nel campo di concentramento di Terezìn. Nel 1943 quasi tutti coloro che avevano preso parte a quella prima esecuzione erano internati proprio a Terezìn, e Krása meditò quindi di riprendere il lavoro per eseguirlo nel campo di prigionia, ovviamente con l’autorizzazione dei responsabili del lager. Ma in quel nuovo contesto l’autore, con l’aiuto del poeta Emil Saudek, pensò di modificare il testo originario, attualizzando per così dire la fiaba e conferendo al personaggio del cattivo Brundibár – che impedisce ai fratellini Pepiek e Aninka di lavorare per poter comprare il latte da dare alla mamma ammalata – le nascoste sembianze del Führer.
Rappresentare la fiaba oppure il suo contesto storico che ne ha visto la trasformazione? Questa la domanda che si è posto il regista Giovanni Scandella al momento di affrontare Brundibár, risolta intelligentemente con la presenza di un personaggio narratore, non presente nell’originale stesura, che recita in vari momenti dell’opera un bel testo predisposto da Fabrizio Sinisi, che ha il compito di “spiegare”’ ad un pubblico di ragazzi cosa c’è intorno a Brundibár, conferendo alla fiaba una dimensione più “epica”. Proprio la regia di Scandella è il primo punto di forza dello spettacolo, che si avvale di una serie di preziose sinergie tra il De Carolis e altre istituzioni sassaresi. Prima fra tutti l’Accademia “Mario Sironi”, i cui estrosi studenti guidati rispettivamente dai docenti di Scenografia, di Costume per lo spettacolo e di Scenotecnica, Dario Gessati, Luisella Pintus e Marco Cortopassi, hanno prodotto uno straordinario lavoro, in termini di impianto scenico e di costumi, valorizzato in pieno dal disegno luci di Tony Grandi.
Sul versante musicale ad interpretare l’opera in modo molto convincente sono i ragazzi del coro ‘Le note colorate’ della Corale Rossini di Sassari, ben istruiti da Claudia Dolce: tra i solisti – impossibile citarli tutti – ricordiamo Marco Virgilio (Pepicek), Giulia Delogu (Aninka), Eleonora Altea, Matilde Tetti e Sara Enna (i tre animali) e Andrea Carta Mantiglia (Brundibár). Segnaliamo anche l’ottima prova di Nicola Fenu (narratore) e del fisarmonicista Fabio Manconi.
L’orchestra è quella degli studenti del Liceo musicale ‘Azuni’ di Sassari, integrata da alcuni elementi del Conservatorio ‘Canepa’: un’orchestra dall’organico inconsueto – visto che vi sono anche due chitarre e una fisarmonica – che dà allo spettacolo un apporto ineccepibile, grazie alla guida precisa del direttore Andrea Solinas.
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