Sandro e Vito, i due chef invincibili della “Prova del cuoco”
di Roberto Sanna
Il racconto del clamoroso successo nella gara televisiva di Rai 1 «Ha trionfato la cucina sarda: non siamo solo ravioli e porcetto»
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SASSARI. Sono usciti dal programma come due gladiatori, a braccia alzate, imbattuti e dando appuntamento al resto dell’Italia per la sfida finale di maggio. Vito Senes e Sandro Cubeddu, tradizione e innovazione della cucina sarda, hanno fatto il pieno di vittorie e di ascolti alla “Prova del Cuoco”, il programma di Ra1 condotto da Antonella Clerici che ogni giorno viene visto da quattro, cinque milioni di italiani. Cominciata quasi per caso e molto per gioco, l’avventura è durata due mesi. E sono stati proprio loro a decretare la fine: «Rischiavamo di trascurare troppo le nostre attività – confessa Vito, titolare dello storico locale “da Vito” a Sennori – . Altrimenti, fossimo rimasti in gara, non ci avrebbe battuto nessuno». In questi due mesi la loro popolarità è aumentata a dismisura, da ristoratori di successo sono diventati veri e propri personaggi televisivi: «Ho capito che qualcosa stava cambiando quando la gente entrava nel locale e per prima cosa mi faceva i complimenti – sorride Sandro, titolare della pizzeria gourmet “Re-Mi” a Sassari –: dato che ancora non avevano assaggiato i piatti, non potevano che essere per le nostre vittorie televisive».
LA NAZIONALE SARDA. La “Prova del campanile” prevede la sfida tra due città italiane ma da subito Vito Senes ha avuto l’illuminazione di non presentarsi solo per Sennori: «Ho voluto portare in televisione tutte le cose più buone della Sardegna, da Quartu ad Alghero». Questo ha provocato una mobilitazione imponente, gruppi d’ascolto che il venerdì all’una si mettevano davanti alla tv per portare alla vittoria i due rappresentanti sardi che ogni volta andavano avanti con duemila, duemilacinquecento voti raccolti in pochi minuti e non solo dall’isola. «Perché la nostra vetrina era sempre più bella, più originale, più attraente – aggiunge Vito –. Le direttive sono sempre le stesse, ti dicono di portare pane, olio, vino e formaggio e i nostri avversari si sono sempre appiattiti su questo schema. Noi no, siamo sempre andati a cercare e portare i prodotti più particolari. Non soltanto gastronomici, perché abbiamo esibito anche il corallo di Alghero e i cestini di Castelsardo. Perché resta sempre un programma dove a decidere è il pubblico e quindi i giudici non assaggiano i piatti. Così l’occhio vuole la sua parte ed è una parte importante».
LA PREPARAZIONE. «Siamo stati una squadra perfetta – racconta Sandro Cubeddu –: io mettevo la faccia e Vito facevo tutto il lavoro dietro le quinte, contattava i produttori, andava a recuperare i prodotti per la cucina e la vetrina. La mattina io studiavo e provavo le ricette nel mio locale, lui sfruttava le conoscenze accumulate in trent’anni e più di lavoro nel settore della ristorazione. Ognuno ha fatto al meglio quello che l’altro non sarebbe riuscito a fare così bene. La gara era venerdì, noi cominciavamo a metà settimana a prepararci e il giovedì ci imbarcavamo per Roma. Con valigie di trenta, trentacinque chili cariche di prodotti alimentari». «Anche per questo dopo qualche settimana ci siamo resi conto che la situazione stava diventando insostenibile – aggiunge Vito –, gli altri potevano caricare tutto in un furgoncino a partire, per noi era veramente una faticaccia. Tra l’altro Sandro sta aprendo un nuovo locale e io ho degli eventi importanti nel mio ristorante, a questi ritmi rischiavamo di trascurare tutto».
LA GARA. La “Prova del Cuoco” è una gara vera e in studio la competizione si sente. Tanto che «ci raccomandavano di non dare troppa confidenza ai nostri avversari. Quello che bisognava fare era mostrare in pochi minuti un riassunto di come si prepara il piatto proposto, ma quello che veniva mostrato noi l’avevamo preparato dal giorno prima e messo sottovuoto». Durante l’allestimento Vito dava una prima occhiata alla vetrina e spesso punzecchiava gli avversari per innervosirli: «Onestamente mi ha deluso la Sicilia, con tutta la roba buona che hanno a disposizione hanno allestito una vetrina banalissima. Poi hanno deciso di cucinare le penne, l’ultima pasta che avrei scelto, e sbagliato la cottura. Alla fine è venuta fuori una roba bollita e bruttissima da vedere che li ha penalizzati tantissimo. Chi temevamo di più? Sicuramente la Toscana, una coppia giovane, con una bella donna molto spigliata davanti alle telecamere. Eppure abbiamo battuto anche loro».
DIETRO LE QUINTE. «Ci siamo stancati ma ci siamo anche divertiti tantissimo, è stata una bella esperienza, sicuramente oltre le aspettative» confessa Sandro. «Una trasmissione che è una macchina da guerra, molto curata – aggiunge Vito –. Per ogni cosa c’è un responsabile, se succede qualcosa si sa già a chi rivolgersi. Dopo un paio di settimane eravamo una grande famiglia, tutti alla pari: concorrenti, presentatori, cameramen, truccatori. E poi, diciamo la verità, la Sardegna è “troppo toga”, abbiamo conquistato tutti. Anche regalando la maggior parte dei prodotti: portavamo indietro soltanto quelli più costosi che dovevamo restituire, gli altri restavano a disposizione dello studio. E credeteci che non avanzava nulla».
LA NAZIONALE SARDA. La “Prova del campanile” prevede la sfida tra due città italiane ma da subito Vito Senes ha avuto l’illuminazione di non presentarsi solo per Sennori: «Ho voluto portare in televisione tutte le cose più buone della Sardegna, da Quartu ad Alghero». Questo ha provocato una mobilitazione imponente, gruppi d’ascolto che il venerdì all’una si mettevano davanti alla tv per portare alla vittoria i due rappresentanti sardi che ogni volta andavano avanti con duemila, duemilacinquecento voti raccolti in pochi minuti e non solo dall’isola. «Perché la nostra vetrina era sempre più bella, più originale, più attraente – aggiunge Vito –. Le direttive sono sempre le stesse, ti dicono di portare pane, olio, vino e formaggio e i nostri avversari si sono sempre appiattiti su questo schema. Noi no, siamo sempre andati a cercare e portare i prodotti più particolari. Non soltanto gastronomici, perché abbiamo esibito anche il corallo di Alghero e i cestini di Castelsardo. Perché resta sempre un programma dove a decidere è il pubblico e quindi i giudici non assaggiano i piatti. Così l’occhio vuole la sua parte ed è una parte importante».
LA PREPARAZIONE. «Siamo stati una squadra perfetta – racconta Sandro Cubeddu –: io mettevo la faccia e Vito facevo tutto il lavoro dietro le quinte, contattava i produttori, andava a recuperare i prodotti per la cucina e la vetrina. La mattina io studiavo e provavo le ricette nel mio locale, lui sfruttava le conoscenze accumulate in trent’anni e più di lavoro nel settore della ristorazione. Ognuno ha fatto al meglio quello che l’altro non sarebbe riuscito a fare così bene. La gara era venerdì, noi cominciavamo a metà settimana a prepararci e il giovedì ci imbarcavamo per Roma. Con valigie di trenta, trentacinque chili cariche di prodotti alimentari». «Anche per questo dopo qualche settimana ci siamo resi conto che la situazione stava diventando insostenibile – aggiunge Vito –, gli altri potevano caricare tutto in un furgoncino a partire, per noi era veramente una faticaccia. Tra l’altro Sandro sta aprendo un nuovo locale e io ho degli eventi importanti nel mio ristorante, a questi ritmi rischiavamo di trascurare tutto».
LA GARA. La “Prova del Cuoco” è una gara vera e in studio la competizione si sente. Tanto che «ci raccomandavano di non dare troppa confidenza ai nostri avversari. Quello che bisognava fare era mostrare in pochi minuti un riassunto di come si prepara il piatto proposto, ma quello che veniva mostrato noi l’avevamo preparato dal giorno prima e messo sottovuoto». Durante l’allestimento Vito dava una prima occhiata alla vetrina e spesso punzecchiava gli avversari per innervosirli: «Onestamente mi ha deluso la Sicilia, con tutta la roba buona che hanno a disposizione hanno allestito una vetrina banalissima. Poi hanno deciso di cucinare le penne, l’ultima pasta che avrei scelto, e sbagliato la cottura. Alla fine è venuta fuori una roba bollita e bruttissima da vedere che li ha penalizzati tantissimo. Chi temevamo di più? Sicuramente la Toscana, una coppia giovane, con una bella donna molto spigliata davanti alle telecamere. Eppure abbiamo battuto anche loro».
DIETRO LE QUINTE. «Ci siamo stancati ma ci siamo anche divertiti tantissimo, è stata una bella esperienza, sicuramente oltre le aspettative» confessa Sandro. «Una trasmissione che è una macchina da guerra, molto curata – aggiunge Vito –. Per ogni cosa c’è un responsabile, se succede qualcosa si sa già a chi rivolgersi. Dopo un paio di settimane eravamo una grande famiglia, tutti alla pari: concorrenti, presentatori, cameramen, truccatori. E poi, diciamo la verità, la Sardegna è “troppo toga”, abbiamo conquistato tutti. Anche regalando la maggior parte dei prodotti: portavamo indietro soltanto quelli più costosi che dovevamo restituire, gli altri restavano a disposizione dello studio. E credeteci che non avanzava nulla».
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