La Nuova Sardegna

La Torres in prosa e poesia, Sassari celebra un amore

di Roberto Sanna
La Torres in prosa e poesia, Sassari celebra un amore

A Luca Dore e Riccardo Anedda il premio letterario “Memoria Storica Torresina”. E le opere in concorso sono confluite nel libro “Lettere dall’Acquedotto”

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SASSARI. Mai stata in B, solo sfiorata (anzi, accarezzata) qualche volta. In Promozione sì, però, e anche più volte in tribunale a depositare i registri del fallimento. Più volte precipitata nel baratro e sempre risalita, rinata dalle proprie ceneri, l’epopea della Torres, la sua storia, i suoi personaggi, meritavano di uscire dal rettangolo dei campi da gioco per approdare alla letteratura. E “Lettere dall’Acquedotto” è proprio il titolo del libro, edito da Edes, che racchiude quasi tutti i lavori partecipanti (più alcuni fuori concorso) alla prima edizione del premio letterario “Memoria storica torresina”, organizzato dall’omonima associazione che da anni si occupa di salvaguardare il passato e anche il presente della gloriosa società nata nel 1903 .

“Cairo, Serena e il grande match” di Luca Dore nella sezione narrativa e “La ziddai che aggiu sempre amaddu” di Riccardo Anedda sono stati gli elaborati prescelti dalla giuria, composta dal regista Antonello Grimaldi, Teresa Soro, attrice e co-fondatrice della Compagnia Teatro Sassari, Vindice Lecis, giornalista e scrittore, Aldo Addis, libraio, presidente della rete di librai “Liberos”, e Andrea Sini, giornalista della Nuova Sardegna e presidente dell’associazione Memoria Storica Torresina. La serata finale si è svolta in due tappe, la prima nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia (per le premiazioni e la consegna degli attestati) la seconda all’Ultimo spettacolo (per il reading) Il dato più rilevante è stato però quella della grande partecipazione a questa iniziativa: una trentina in tutto, non male per un’iniziativa nata soprattutto grazie alla fantasia e all’improvvisazione: «per inventarsi un premio letterario dedicato a una squadra come la Torres, blasonata sì, ma anche scalcinata, serviva tutta la fantasia dell’associazione Memoria storica torresina» hanno detto gli organizzatori, aggiungendo poi che «mettendo insieme tutte le opere è venuto fuori un piccolo viaggio – spiegano gli organizzatori -, quasi una passeggiata virtuale per le vie di Sassari, nella quale è possibile incontrare personaggi, conosciuti e meno conosciuti, di ieri e di oggi».

Questo perché, anche oggi che Sassari ha nella Dinamo la sua gloria sportiva e il luogo della liturgia domenicale si è spostato di pochi metri, dallo stadio “Vanni Sanna” al “PalaSerradimigni”, la Torres continua indiscutibilmente a essere un pezzo di storia della città, capace di coinvolgere emotivamente e in maniera trasversale tifosi di tutti i ceti sociali e di tutte le età. In quello stadio si mescolano tutti e non ci sono più barriere quando devi incitare i tuoi rossoblù e insultare gli avversari, è proprio vero che «almeno il quindici per cento fra quelli che urlano “Tossicomane” al portiere avversario li hai incontrati nella farmacia notturna quando ti è capitato di andare a ritirare gli antistaminici per i nonni» rievoca il racconto vincitore, aprendo uno squarcio di vita vissuta che interessa un buon novanta per cento dei sassaresi che hanno avuto un’emergenza medica e si sono dovuti avventurare in piazza Castello a orari improbabili. E «Sassari è babbu di lu fubba in Sardigna/è ziddai d’ingegno, capitari mancadda/di chistha veccia Patria acciaccunadda/chi sò arruinendi in maniera indigna» commenta amaramente la poesia prima classificata.

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