Giardini e cemento I tesori nascosti nel cuore della città
di Antonio Meloni
Antiche oasi fiorite tra i palazzi del centro e le ville dell’agro Una speranza di tutela dal Bonus verde previsto dalla Finanziaria
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Piccole oasi di verde incastonate nei cortili delle antiche case gentilizie. Angoli deliziosi impreziositi da essenze e piante pregiate che nel tempo hanno acquisito a buon diritto lo status di bene culturale.
A Sassari non esiste un censimento ufficiale, ma si stima ce ne siano almeno trecento, nascosti o dimenticati a ridosso delle mura umide e ombrose del vecchio centro. Sono i giardini storici, veri archivi botanici che insieme alla memoria di chi li ha vissuti conservano ancora preziose varietà endemiche. Un patrimonio di valore inestimabile minacciato dall’oblio e dal cemento. Tra la metà del Settecento e i primi del Novecento integravano con stile le case dei ricchi, ma non era raro trovarli anche nelle abitazioni più modeste.
In un caso e nell’altro erano spazi verdi in cui si svolgeva buona parte della vita familiare, specie quando la bella stagione invitava a lasciare salotti e tinelli per godere i benefici del primo tiepido sole primaverile. Le piante, sopravvivenze di un passato recente, rispecchiano il gusto imperante dell’epoca caratterizzato da essenze come agrumi, aranci e limoni, ma anche bulbose, come le calle, o arbustive, come i bossi, che venivano usati per segnare il confine delle aiuole.
Non mancano le palme, presenti soprattutto nei giardini dei notabili e nelle piazze importanti. Su questi giardini, a oggi, non grava alcun vincolo specifico se non quello, generico, relativo all’edificio di cui sono pertinenza. Da più parti si auspica che il problema venga affrontato quanto prima anche alla luce delle recenti opportunità offerte dal “Bonus verde”, previsto dall’ultima manovra Finanziaria che prevede detrazioni fiscali fino al trentasei per cento per il recupero delle aree verdi private.
«Al di là del valore storico straordinario – spiega infatti l’agronoma Maria Grazia Marras autrice, con Nicola Malisardi e Davide Virdis, di una bella ricerca sui giardini storici extraurbani – l’esigenza del recupero di questi preziosi angoli di verde ha anche una motivazione squisitamente ecologica perché le piante, soprattutto quelle che si trovano nei centri urbani, contribuiscono a qualificare l’ambiente rendendolo più salubre». L’idea è anche quella di poterli usare, magari come sede di eventi, in sintonia con il progetto di recupero di un centro storico mai abbastanza valorizzato. A Sassari, dunque, sono tutti da scoprire, sconosciuti ai più, soprattutto nel centro storico. Alcuni sono in buono stato di conservazione, famosi quelli della chiesa di Sant’Apollinare e del vicino convento delle Monache cappuccine.
Dalle parti di via Lamarmora, dentro il giardino di un edificio storico, ci sarebbe perfino un ciliegio alto diversi metri. Ma ce ne sono molti anche a ridosso delle ex ville padronali fuori dall’antica cinta muraria. Su questo versante c’è da segnalare la costante opera di sensibilizzazione del Garden Club che due anni fa, a conclusione di un progetto, dedicò la parte storica dei giardini pubblici alla botanica sassarese Eva Mameli Calvino, madre dello scrittore Italo Calvino. Per non dire, infine, della storica battaglia ingaggiata dal comitato del quartiere di San Giuseppe che, ormai da anni, rivendica il recupero dell’ex orto botanico situato tra le vie Pasquale Paoli e Attilio Deffenu. Un prezioso scrigno verde che in poco meno di quattromila metri quadrati conserva piante monumentali e fauna selvatica di notevole valore storico-scientifico.
A Sassari non esiste un censimento ufficiale, ma si stima ce ne siano almeno trecento, nascosti o dimenticati a ridosso delle mura umide e ombrose del vecchio centro. Sono i giardini storici, veri archivi botanici che insieme alla memoria di chi li ha vissuti conservano ancora preziose varietà endemiche. Un patrimonio di valore inestimabile minacciato dall’oblio e dal cemento. Tra la metà del Settecento e i primi del Novecento integravano con stile le case dei ricchi, ma non era raro trovarli anche nelle abitazioni più modeste.
In un caso e nell’altro erano spazi verdi in cui si svolgeva buona parte della vita familiare, specie quando la bella stagione invitava a lasciare salotti e tinelli per godere i benefici del primo tiepido sole primaverile. Le piante, sopravvivenze di un passato recente, rispecchiano il gusto imperante dell’epoca caratterizzato da essenze come agrumi, aranci e limoni, ma anche bulbose, come le calle, o arbustive, come i bossi, che venivano usati per segnare il confine delle aiuole.
Non mancano le palme, presenti soprattutto nei giardini dei notabili e nelle piazze importanti. Su questi giardini, a oggi, non grava alcun vincolo specifico se non quello, generico, relativo all’edificio di cui sono pertinenza. Da più parti si auspica che il problema venga affrontato quanto prima anche alla luce delle recenti opportunità offerte dal “Bonus verde”, previsto dall’ultima manovra Finanziaria che prevede detrazioni fiscali fino al trentasei per cento per il recupero delle aree verdi private.
«Al di là del valore storico straordinario – spiega infatti l’agronoma Maria Grazia Marras autrice, con Nicola Malisardi e Davide Virdis, di una bella ricerca sui giardini storici extraurbani – l’esigenza del recupero di questi preziosi angoli di verde ha anche una motivazione squisitamente ecologica perché le piante, soprattutto quelle che si trovano nei centri urbani, contribuiscono a qualificare l’ambiente rendendolo più salubre». L’idea è anche quella di poterli usare, magari come sede di eventi, in sintonia con il progetto di recupero di un centro storico mai abbastanza valorizzato. A Sassari, dunque, sono tutti da scoprire, sconosciuti ai più, soprattutto nel centro storico. Alcuni sono in buono stato di conservazione, famosi quelli della chiesa di Sant’Apollinare e del vicino convento delle Monache cappuccine.
Dalle parti di via Lamarmora, dentro il giardino di un edificio storico, ci sarebbe perfino un ciliegio alto diversi metri. Ma ce ne sono molti anche a ridosso delle ex ville padronali fuori dall’antica cinta muraria. Su questo versante c’è da segnalare la costante opera di sensibilizzazione del Garden Club che due anni fa, a conclusione di un progetto, dedicò la parte storica dei giardini pubblici alla botanica sassarese Eva Mameli Calvino, madre dello scrittore Italo Calvino. Per non dire, infine, della storica battaglia ingaggiata dal comitato del quartiere di San Giuseppe che, ormai da anni, rivendica il recupero dell’ex orto botanico situato tra le vie Pasquale Paoli e Attilio Deffenu. Un prezioso scrigno verde che in poco meno di quattromila metri quadrati conserva piante monumentali e fauna selvatica di notevole valore storico-scientifico.
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