Quattro giovani velisti sardi ai vertici mondiali ed europei
Le eccezionali imprese e le vittorie di Cesare Barabino, Andrea Crisi, Marco Stangoni e Matteo Paulon
Si sono avvicinati al mondo della vela per gioco, da bambini e ora appena adolescenti sono già campioni internazionali e colgono i frutti di dieci anni di impegno e allenamenti quotidiani. Quest’anno al campionato giovanile Laser 4.7 l’Italia è stata rappresentata da 16 ragazzi tra questi ben quattro sardi che si sono rivelati di gara in gara degli assi pigliatutto inaugurando un ciclo epocale per il movimento velico della Sardegna.
Tra i fantastici quattro c’è Cesare Barabino dello Yacht Club Olbia, che ha vinto quest’anno il campionato Italiano giovanile Laser mettendo a segno un’impresa mai realizzata da nessun velista sardo e cioè vincere nello stesso anno: mondiali, europei e italiani under 16 di vela. Gli altri tre campioni in ascesa appartengono tutti allo yacht club di Cannigione e sono: Andrea Crisi campione italiano 2016 di laser 4,7, Marco Stangoni, attuale campione regionale di laser 4.7 e Matteo Paulon di San Pasquale, Tempio, sempre presente sul podio in tutte le più recenti competizioni.
Quest’anno Matteo si è classificato terzo all’Italian cup di Genova e può vantare un undicesimo posto al campionato del mondo giovanile svoltosi lo scorso marzo a Niewport in Belgio. Un team vincente che conferma che con passione e sacrificio si possono raggiungere i più alti livelli. In questi giorni il team si trova a Marina di Ragusa dove si disputa l’Italia cup laser 2018, l’attuale campione sardo Marco Stangoni è in gara per il titolo nazionale. Il Laser nasce nel 1969 da un’idea del progettista Bruce Kirby che voleva una imbarcazione che fosse portata da una sola persona, facile da armare e da trasportare e con poche ma rigide regole di stazza. Come un gran numero di buone idee il progetto rimase dimenticato in un cassetto sino ai primi del 1970, quando una rivista di vela decise di istituire una gara per una barca a vela a basso costo. Esistono tre differenti “livelli” di velatura: standard, radial, 4.7; per ognuno di questi assetti si ha una superficie velica differente e di conseguenza varia la parte inferiore dell’albero mentre tutte le manovre e lo scafo non cambiano. Ma la peculiarità del Laser, assicurano gli appassionati di questa disciplina, è che in regata l’unica cosa che fa la differenza è la bravura del timoniere e la sua esperienza nel sfruttare al meglio il vento. Data la sua semplicità infatti le modifiche tali da “far correre di più la barca” sono pochissime e ovviamente usate da tutti. «Quando parlo del Laser mi accorgo che molti non sanno neppure cos’è, eppure è la deriva velica più diffusa al mondo – dice il campione sardo Marco Stangoni–. I più grandi velisti si son fatti le ossa sul laser, disciplina che partecipa regolarmente alle Olimpiadi e ha portato all’Italia una medaglia di bronzo a Pechino nel 2008».
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Come è nata la passione?
«Durante le vacanze estive la mia famiglia mi propose di fare qualche lezione, avevo 5 anni, mi ricordo che era divertente poter governare l’imbarcazione da solo. All’epoca a me piaceva molto anche il basket ed ero anche bravino, poi però ho mollato tutto per il laser».
Cosa ti ha convinto a fare questa scelta?
«Il fatto di poter stare all’aria aperta, di condividere questa passione con un gruppo di amici, di andare in giro a fare le gare, ma soprattutto di avere la responsabilità della mia barca. Si, avere questa responsabilità mi faceva sentire grande. Ho sempre pensato io a pulirla e tenerla in ordine un po’ come nell’equitazione si fa con i cavalli. Poi anche il rapporto con il mare insegna molto, devi imparare a rispettarlo perché lui se vuole vince sempre».
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Ti è mai capitata qualche brutta avventura?
«Si l’anno scorso in allenamento, eravamo tutti insieme: io Matteo, Andrea e il nostro allenatore Nicola Capriglione ed è arrivata una burrasca mentre eravamo già in mare. In pochi minuti la velocità del vento era di 50 nodi (100 km orari). Abbiamo passato una brutta mezz’ora, ci siamo cappottati e Andrea ha perso la barca ma siamo riusciti a venirne fuori aiutandoci a vicenda. Impari molto dal mare. Lui è sempre diverso e ti mette alla prova».
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Quanto è importante la squadra?
«E’ fondamentale, il laser è uno sport individuale solo sulla carta, in realtà non sei mai solo. Gli allenamenti sono un momento bellissimo in cui la squadra è tutto e si impara dagli sbagli e dai successi di ogni elemento del team. Poi da circa un anno il lavoro con Nicola ci ha fatto crescere molto. La cosa bella è stata sentire che credeva in noi. Ci ha preparato per andare in Belgio lo scorso marzo ai campionati del mondo, una sfida che noi abbiamo accettato quasi per gioco e che invece abbiamo vinto. Da quel momento non ci siamo fermati più».
Riuscite a conciliare questo grande impegno con un po’ di svago e con lo studio?
« Si studiamo durante la settimana e nel week end ci alleniamo. Io da Sassari mi sposto a Cannigione ospite dei miei amici. Quando partiamo per le gare a volte ci assentiamo per qualche settimana ma riusciamo sempre a recuperare. Abbiamo tutti ottimi voti a scuola e poi viaggiare, confrontarsi con il mondo conoscere posti nuovi credo sia un ottimo modo di trascorrere il tempo libero».
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C’è spazio anche per videogame e Facebook?
«Non sono su facebook e gioco ai videogames solo quando non c’è di meglio da fare».
Come avete vissuto l’escalation di vittorie dell’ultimo anno?
«La nostra vita non è cambiata anche perché siamo campioni ma in pochi lo sanno,(dice ridendo) viviamo in un’isola ma il laser qui in Sardegna e in generale in Italia non ha l’ampia ribalta di altri sport nazionali, non ha sostegni economici dalle istituzioni, né ricchi sponsor ma pazienza! L’esperienza che stiamo vivendo è unica, siamo protagonisti di un periodo di grandi vittorie. La nostra categoria non era mai stata così competitiva come quest’anno. Per quanto riguarda la sensazione che proviamo beh è chiaro che vincere è bello ma sto anche imparando che a volte il risultato positivo ti fa adagiare, perdere invece spesso da più grinta. Comunque la cosa importante in ogni gara è che almeno uno di noi arrivi in alto sul podio».
Senza sponsor come affrontate le spese delle trasferte?
«Ci sostengono le nostre famiglie perché amano la vela e vivono questa passione insieme a noi. A turno ad ogni trasferta nazionale e internazionale alcuni genitori partono prima di noi in macchina con un rimorchio con le barche, prendono la nave e fanno centinaia di km per arrivare alla gara. Poi arrivati di solito prendiamo delle case in affitto e le mamme cucinano».
Tra tante esperienze fatte in questi anni quale ti è rimasta più nel cuore?
«Due settimane fa ho vinto il titolo di campione sardo ed è stata davvero una grande emozione. Dentro di me sento che ad ispirare questa vittoria sia stato l’allenamento più bello della mia vita che mi ha trasmesso un’energia difficile da spiegare a parole: stavo provando un po’ di manovre insieme a Matteo e Andrea, ma non eravamo soli, con noi in acqua c’erano due delfini che ci osservavano da lontano poi si sono avvicinati e hanno nuotato per tutto il pomeriggio accanto a noi».
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