6 luglio 2010
La responsabilità di tutti di fronte ai disastri del mondo
Madre, finora abbiamo parlato di esami di coscienza e di bilanci morali di fine corso (della vita). E a me, da quella prospettiva, viene da paragonarmi a lei: provando, se non una specie di invidia...
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Madre, finora abbiamo parlato di esami di coscienza e di bilanci morali di fine corso (della vita). E a me, da quella prospettiva, viene da paragonarmi a lei: provando, se non una specie di invidia (tinta d’affetto), un accresciuto rimpianto delle occasioni perdute. Il lavoratore assunto all’ultima ora riceve la mercede come gli altri; ma nell’attesa gli rimane, mi creda, un’infinita malinconia. Adesso però mi sembra che neppure la risposta alla prima chiamata – l’innocenza (umana e relativa, s’intende) – possa metterci al riparo. Il nostro mondo, tutto, il pianeta che ci ospita, con ogni sua forma di vita, con il suo enorme carico di ingiustizie e sofferenze, versa in condizioni tali da determinare la grave scontentezza di ciascuno dei suoi abitanti. Anche di chi non ha commesso quelle ingiustizie, di chi non ha cagionato quelle sofferenze: non può chiamarsene fuori. È coinvolto; sì, è responsabile: almeno obiettivamente. Ma poi esiste un essere umano innocente di tanto strazio?
(salvatore mannuzzu)
(salvatore mannuzzu)
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