wIL FILM DELLA SETTIMANA
L’omaggio di Arakawa al maestro Miyazaki
di Fabio Canessa
La stagione di anime al cinema, progetto di Nexo Digital e Dynit, si conclude con un omaggio a un genio dell'animazione. Il più grande creatore di storie disegnate in movimento: Hayao Miyazaki....
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La stagione di anime al cinema, progetto di Nexo Digital e Dynit, si conclude con un omaggio a un genio dell'animazione. Il più grande creatore di storie disegnate in movimento: Hayao Miyazaki. “Never Ending Man” è l'ultimo documentario sul maestro giapponese. Ad aprire il film, diretto da Kaku Arakawa, sono le immagini della conferenza stampa del settembre 2013 in cui Miyazaki annunciava il ritiro. Non era la prima volta, ma questo volta il regista sembrava più deciso che mai a smettere.
Mentre a Venezia viene proiettato “Si alza il vento”, ennesimo capolavoro, le parole del maestro gettano un velo di tristezza tra gli appassionati. E invece, per fortuna, Miyazaki ci ripensa. Irrequieto, incapace di stare senza creare, decide di accettare una nuova sfida. La realizzazione di un corto in computer grafica, con una squadra di giovani animatori specializzati in Cgi. Il documentario segue il difficile adattamento al mezzo e ai nuovi compagni di lavoro che non sono più i fidati collaboratori dello Studio Ghibli, ormai smantellato. Fino a quando Miyazaki non si convince a rianimarlo per il grande ritorno. Un nuovo lungometraggio, con la consueta tecnica del disegno a mano, da ultimare secondo programma per il 2020. Seguendo questo percorso il documentario offre un ritratto del maestro, inquadrato con l'immancabile grembiule da lavoro e la sigaretta spesso accesa, dal quale emergono le sue contraddizioni - energico e pessimista, di profonda umanità e durissimo - e continue riflessioni sulla vecchiaia e anche la morte.
Mentre a Venezia viene proiettato “Si alza il vento”, ennesimo capolavoro, le parole del maestro gettano un velo di tristezza tra gli appassionati. E invece, per fortuna, Miyazaki ci ripensa. Irrequieto, incapace di stare senza creare, decide di accettare una nuova sfida. La realizzazione di un corto in computer grafica, con una squadra di giovani animatori specializzati in Cgi. Il documentario segue il difficile adattamento al mezzo e ai nuovi compagni di lavoro che non sono più i fidati collaboratori dello Studio Ghibli, ormai smantellato. Fino a quando Miyazaki non si convince a rianimarlo per il grande ritorno. Un nuovo lungometraggio, con la consueta tecnica del disegno a mano, da ultimare secondo programma per il 2020. Seguendo questo percorso il documentario offre un ritratto del maestro, inquadrato con l'immancabile grembiule da lavoro e la sigaretta spesso accesa, dal quale emergono le sue contraddizioni - energico e pessimista, di profonda umanità e durissimo - e continue riflessioni sulla vecchiaia e anche la morte.
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