«Lombardini e la zona grigia? Sono solo bugie»
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Luigi LombardiniIl magistrato si sucidò dopo essere stato interrogato dai colleghi del pool di palermo su un presunto coinvolgimento nel sequestro di Silvia Melis
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SASSARI. La “zona grigia” tra banditi e colletti bianchi qualche volta c’è stata ma Mario Guerrini non crede all’esistenza di un’unica regia che sovrintendeva a tutte le operazioni. E soprattutto non crederà mai che «Luigi Lombardini possa mai essere entrato in situazioni poco chiare – sostiene –. Intendiamoci, già negli anni Venti Antonio Gramsci sosteneva che alcuni personaggi importanti delle città esercitassero una certa influenza sui fatti delle campagne. E penso proprio che qualcosa di simile sia avvenuto anche nell’ambito dei sequestri di persona con il coinvolgimento di politici e avvocati. Escludo però che ci fosse una cupola che architettava tutto. I sequestri, a mio parere, sono stati sempre condotti da piccoli gruppi criminali, bande che spesso duravano lo spazio di un unico sequestro e poi si scioglievano, a parte quella di Graziano Mesina. Anche perché c’erano alcuni latitanti che di “mestiere” facevano proprio quello e dirigevano più gruppi in diversi territori e reclutavano continuamente nuova gente».
Sulla tragica vicenda del giudice Lombardini, suicidatosi nel giugno del 1998 nel palazzo di giustizia di Cagliari al termine di un interrogatorio condotto dal pool di Palermo su un suo presunto coinvolgimento nel sequestro di Silvia Melis, Mario Guerrini è fermo: «Non avrebbero potuto fargli insulto più grande. La realtà è che si trovò in mezzo a una guerra tra procure e non riuscì a reggere la pressione di quei giorni e dell’interrogatorio, decise di spararsi un colpo di pistola perché non voleva dare a quel pool arrivato apposta per lui la soddisfazione di arrestarlo. Lo dico perché l’ho conosciuto e perché successivamente non è mai stato trovato nulla su di lui: era uno che girava sempre sulla stessa auto, un Maggiolino Volkswagen, vestiva in maniera semplice, era totalmente dedito al lavoro e non aveva una grande vita sociale: aveva pochissimi amici, anche perché aveva un brutto carattere, raramente lo si vedeva a cena in qualche ristorante. Aveva solo una piccola casa per le vacanze a Torre delle stelle e ci stava anche poco, per questioni di sicurezza. Peraltro era amatissimo dagli uomini della polizia e dei carabinieri che lavoravano con lui: nei suoi confronti ho sentito solo giudizi altamente positivi. Pensare a un suo coinvolgimento in una “zona grigia” mi sembra impossibile».(r.s.)
Sulla tragica vicenda del giudice Lombardini, suicidatosi nel giugno del 1998 nel palazzo di giustizia di Cagliari al termine di un interrogatorio condotto dal pool di Palermo su un suo presunto coinvolgimento nel sequestro di Silvia Melis, Mario Guerrini è fermo: «Non avrebbero potuto fargli insulto più grande. La realtà è che si trovò in mezzo a una guerra tra procure e non riuscì a reggere la pressione di quei giorni e dell’interrogatorio, decise di spararsi un colpo di pistola perché non voleva dare a quel pool arrivato apposta per lui la soddisfazione di arrestarlo. Lo dico perché l’ho conosciuto e perché successivamente non è mai stato trovato nulla su di lui: era uno che girava sempre sulla stessa auto, un Maggiolino Volkswagen, vestiva in maniera semplice, era totalmente dedito al lavoro e non aveva una grande vita sociale: aveva pochissimi amici, anche perché aveva un brutto carattere, raramente lo si vedeva a cena in qualche ristorante. Aveva solo una piccola casa per le vacanze a Torre delle stelle e ci stava anche poco, per questioni di sicurezza. Peraltro era amatissimo dagli uomini della polizia e dei carabinieri che lavoravano con lui: nei suoi confronti ho sentito solo giudizi altamente positivi. Pensare a un suo coinvolgimento in una “zona grigia” mi sembra impossibile».(r.s.)
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