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Gomorra, discesa all’inferno di Ciro e Genny

Gomorra, discesa all’inferno di Ciro e Genny

In onda da venerdì su Sky Atlantic la terza stagione. Roberto Saviano: «Lo sguardo si allarga alle “Scampie” d’Europa»

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ROMA. Imbolsito, invecchiato, dimesso, Ciro l’immortale è l’ombra di se stesso: ha premuto il grilletto contro don Pietro Savastano, ha seppellito sua figlia, vittima della sua stessa ambizione, e porta il peso di scelte così traumatiche. Genny è il nuovo capo della “famiglia”, è diventato padre, ma deve fare i conti con l’isolamento e la diffidenza.

È la metamorfosi e insieme la discesa agli inferi dei due personaggi chiave, interpretati da Marco D’Amore e Salvatore Esposito, di Gomorra, la serie di Sky Atlantic, che torna in onda con la terza stagione dal 17 novembre in prima serata (su Sky Atlantic Hd e Sky on Demand) e – novità assoluta – debutta al cinema con i primi episodi proiettati in anteprima in oltre 300 sale il 14 e 15 novembre.

«Ciro l’immortale è morto», urla il personaggio che, dopo aver provato a diventare il re di Scampia, finisce in Bulgaria, in un mondo in cui la notte di Gomorra sembra ancora più lunga, i corridoi più lugubri e il buio è squarciato dalle scintille degli altiforni dove vengono “smaltiti” i corpi dei clandestini. «Seppellire un figlio è un atto traumatico, un punto di non ritorno: per questo – spiega D’Amore – vediamo Ciro molto più stanco, la barba lunga, la bellezza sfrontata come sfiorita». Per questo la sua proverbiale «immortalità diventa una condanna: attraversa la vita, ma forse desidera ardentemente di morire».

Un «desiderio di morte» che in qualche modo lo accomuna a Genny: «Il mio personaggio – racconta Esposito – continua la sua discesa agli inferi: ora ha accanto Azzurra (Ivana Lotito). Ha stretto un nuovo patto spietato con Ciro, vedremo come andrà». Dopo il racconto della nascita, del dominio e della crisi del Sistema degli Scissionisti, nei nuovi episodi – diretti da Claudio Cupellini e Francesca Comencini e scritti da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi – chi è sopravvissuto alle faide dovrà gestirne le ferite. Se Ciro lascia l’Italia per approdare alla periferia occidentale di Sofia, Lyulin, Genny deve far coesistere l’eredità di Napoli Nord con la nuova vita a Roma: guarda perciò al centro della città e trova il cavallo di Troia perfetto in Enzo Villa (Arturo Muselli), giovane erede di una delle famiglie fondatrici della camorra poi escluse dal potere. Nel nuovo scontro all’ultimo sangue per il controllo del cuore di Napoli, anche le donne di Gomorra emergeranno con forza. «Scianel – anticipa Cristina Donadio – è come una iena ferita in gabbia: pronta a vendicarsi». La terza stagione, sottolinea Roberto Saviano parlando della serie – nata da una sua idea e tratta dal suo omonimo bestseller – «allarga lo sguardo alle Scampie d’Europa, alle periferie che hanno vivono tutte la stessa dimensione: e Gomorra interpreta la grammatica della violenza, del business, del profitto. La speranza è proprio nel racconto, nella possibilità che l’Italia, raccontandosi, sia riuscita a trovare un modello di analisi del potere, anche a livello internazionale».

Il cast respinge ancora una volta con forza l’idea di Gomorra come modello negativo e dei rischi di emulazione. «Perché non parliamo delle scuole di recitazione che hanno attratto i ragazzi dopo la serie?», sbotta Esposito. E D’Amore riflette: «L’arte non insegna, non edulcora, non è benefica: l’arte spacca».

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