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Insularità, Tognotti: «Le malattie, le uniche cose arrivate puntuali nell’isola»

La Sardegna disegnata nel 1513 dal geografo arabo Piri Reis
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La Sardegna disegnata nel 1513 dal geografo arabo Piri Reis

La distanza non è stata uno scudo contro le grandi epidemie. Peste, colera, Spagnola si sono presentate negli stessi anni sul continente

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SASSARI. Il patrimonio scritto nel Dna ha plasmato l’Isola nel bene e nel male. Se nella particolare longevità dei sardi c’è la forte componente ambientale dello stile di vita, sicuramente il fattore genetico è davvero importante. L’altra faccia della medaglia è l’alta predisposizione a malattie come il diabete uno e la sclerosi multipla.

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Eugenia Tognotti ha dedicato le sue ricerche alla storia sociale delle malattie. Per la studiosa il mare allontanandoci da tante cose interessanti non ci ha invece protetto da quelle sgradevoli: «Senza volgersi troppo indietro, alla malaria portata dai Cartaginesi, e per assumere come punto di partenza il Medioevo, si può ricordare che l’appartata Sardegna è una delle prime regioni del mondo ad essere colpita dalla “Morte Nera” nel mondo occidentale (1347-1350). Dopo l’ingresso della Sardegna nell’orbita della corona spagnola (1479) e l’intensificazione del traffico con i porti catalani e con Barcellona, la cronologia degli epidemie di peste nell’isola , coincide quasi perfettamente con quelle della penisola iberica».

Le cose non cambiano con la modernità. «Nel primo Ottocento, la Sardegna, priva di collegamenti continui con la penisola, non è risparmiata da grandi ondate epidemiche – conferma Tognotti – una barca corallina porta, nel 1829, il vaiolo a Bosa e, da qui, a Sassari. E nel 1855 il colera sbarca nell’isola provenienti da Livorno. L’arrivo della tremenda epidemia a Sassari cambia la storia della città, che perde, in pochi mesi, circa 5000 abitanti. La malattia è arrivata con le navi e la difficoltà di collegamenti regolari con la penisola ne aumenta la gravità, causa il ritardo con cui da Genova giungono i soccorsi».

L’Unità d’Italia non cambia molto. «Paolo Mantegazza, medico igienista, antropologo, senatore del Regno – precisa la storica – , ha parole di fuoco contro il desolante stato di isolamento in cui versa la Sardegna: “Le strade son sempre figlie della civiltà, ma ne sono anche le madri, una delle due leve giganti della civiltà moderna” (l’altra è la scuola). Isolata durante la Grande guerra, l’isola non è risparmiata dalla Spagnola – continua Eugenia Tognotti –. I gloriosi fanti della Sassari muoiono al fronte e la popolazione civile muore nelle città e nei paesi, dove, anche per la difficoltà dei trasporti, non arrivano generi alimentari e farmaci: il numero delle vittime della terribile Influenza (12 mila) si avvicina a quello (13 mila) dei morti sul fronte».

Un momento epocale sarà l’eradicazione della malaria, all’indomani della seconda guerra mondiale. «Navi e aerei in arrivo nell’isola sono sottoposti ad un minuzioso controllo per appurare che non vi si nascondessero le malefiche zanzare Anopheles, vettori dell’agente patogeno della malaria – conclude Eugenia Tognotti – la cui sconfitta apriva una nuova pagina di sviluppo dell’isola che i contemporanei non si aspettavano, di certo, di vedere ostacolato da un sistema di trasporti che mostra tante falle in pieno XXI secolo».

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