“Uomini d’acqua”, le foto di Davide Virdis
SASSARI. E’ in corso fino a domani, nei locali del Carmelo a Sassari, la mostra fotografica “Uomini d'acqua” di Davide Virdis, un architetto che opera esclusivamente in ambito fotografico. Nato a...
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SASSARI. E’ in corso fino a domani, nei locali del Carmelo a Sassari, la mostra fotografica “Uomini d'acqua” di Davide Virdis, un architetto che opera esclusivamente in ambito fotografico. Nato a Sassari si è laureato a Firenze, dove vive e lavora, con una tesi sul rapporto tra linguaggio fotografico e rappresentazione dello spazio. Il suo lavoro è generalmente orientato all'osservazione dell'architettura e del paesaggio, con forte attenzione all’aspetto antropologico degli ambiti che caratterizzano la sua ricerca.
“Uomini d’acqua” ha come soggetto la Sardegna e il rapporto di questa nostra terra con l’acqua. Una relazione che ha una sua dimensione “naturale”, data dall’azione idrica sul territorio che, unita a quella di altri fattori ambientali, lo plasma in modi e misure differenti, ma sempre rivelando una valenza antropica.«Perché – scrive Virdis – è il lavoro dell’uomo che attribuisce senso al territorio: lavoro che non è necessariamente solo materiale, ma senza dubbio è sempre simbolico. E’ proprio per questa ragione che, come è stato acutamente osservato da Marc Augé nel saggio del 1993 “Nonluoghi”, il territorio «è simultaneamente principio di senso per coloro che l’abitano e principio di intelligibilità per colui che l’osserva» .
La ricerca fotografica è stata realizzata grazie ad un finanziamento concesso dall’Isre. (antonio mannu)
“Uomini d’acqua” ha come soggetto la Sardegna e il rapporto di questa nostra terra con l’acqua. Una relazione che ha una sua dimensione “naturale”, data dall’azione idrica sul territorio che, unita a quella di altri fattori ambientali, lo plasma in modi e misure differenti, ma sempre rivelando una valenza antropica.«Perché – scrive Virdis – è il lavoro dell’uomo che attribuisce senso al territorio: lavoro che non è necessariamente solo materiale, ma senza dubbio è sempre simbolico. E’ proprio per questa ragione che, come è stato acutamente osservato da Marc Augé nel saggio del 1993 “Nonluoghi”, il territorio «è simultaneamente principio di senso per coloro che l’abitano e principio di intelligibilità per colui che l’osserva» .
La ricerca fotografica è stata realizzata grazie ad un finanziamento concesso dall’Isre. (antonio mannu)
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