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Drammaturgia sarda, l’algherese Antoni Arca vince il “Premio Cubeddu”

Antoni Arca (al centro) riceve il Premio Cubeddu

L’ambito riconoscimento del concorso assegnato all’opera dal titolo “Quella roba, o della ridolurlite”


19 novembre 2017


SASSARI. È andato allo scrittore, pedagogista, operatore culturale algherese Antoni Arca il premio di drammaturgia sarda “Giampiero Cubeddu”, giunto alla quinta edizione e organizzato dalla Compagnia Teatro Sassari, con il patrocinio della Regione, del Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e da quest’anno in collaborazione con il Rotary Club Sassari e il Premio Ozieri di Letteratura. L’opera di Arca, che nel corso di una cerimonia svoltasi giovedì al Teatro Civico di Sassari si è aggiudicata il riconoscimento s’intitola “Quella roba, o della ridolurlite”, ha trionfato su altri cinque lavori presentati da otto autori, tra i quali lo stesso Arca con più proposte (erano in concorso infatti anche “Una vita in poco. Monologo ma anche no”, di Antoni Arca; “Sa domita ‘etza”, di Antoni Arca; “La cappellina”, di Antoni Arca; “Cazzuraggiu”, di Rinaldo Angiolini; “Nostalgia”, di Fulvio Venturi; “ Deu e deo”, di Luca Losito; “La scelta”, di Alessandro Pulina e Fabrizio Ara).

Ecco la motivazione della giuria presieduta da Cosimo Fligheddu: «L’originalità di questa opera si distribuisce nel ritmo e nel linguaggio e si svolge in una trama completa e priva di eccessi, ordinata in un accurato codice drammaturgico che rende possibile la messa in scena con un intelligente dialogo tra testo e regia teatrale. Una commedia vivace, spesso cordialmente umoristica e apparentemente leggera, ma in realtà dal testo profondo e colto, dove le aperte citazioni del teatro dell’assurdo assumono un sagace e divertente significato autoironico, riportando con sapida originalità il cosiddetto assurdo di Ionesco e Beckett all’originario concetto filosofico esistenzialista dell’assurdità stessa della vita. Così come appaiono in una cornice briosa e anticonformista pur nella loro genuinità i riferimenti al contesto e alla cultura della Sardegna». La giuria non ha assegnato in questa edizione la consueta menzione speciale a una delle altre opere partecipanti. «Si è infatti ritenuto – spiegano gli organizzatori – che, pur essendo alcune di esse di notevole valore letterario, nessuna rispondesse al criterio fondamentale, che è quello di un linguaggio teatrale che ne renda possibile la rappresentazione.

La serata è stata naturalmente anche l’occasione per ricordare Giampiero Cubeddu, a dieci anni dalla sua scomparsa. Il regista è stato ricordato da ciascuno dei membri della giuria (a cominciare da Gianni Garrucciu, che ha anche condotto la serata), poi da Teresa Soro, attrice del Teatro Sassari, che ha auspicato l’intestazione del Teatro Civico a Giampiero Cubeddu, da Cosimo Filigheddu, che ha ricordato l’iniziativa del teatro nei vecchi patii del centro storico di Sassari realizzata dalla Compagnia Teatro Sassari, da Donatella Sechi, che pur non avendolo conosciuto direttamente, ne ha sempre apprezzato le doti artistiche e professionali. Un saluto è stato portato anche dal presidente del Rotary Luciano Cicu. «Giampiero Cubeddu, regista di grande spessore, ha rappresentato una delle espressioni più alte del fare il teatro in quest’isola, ma soprattutto in questa città – ha detto Mario Lubino– . Il suo lavoro si è svolto in più di trent’anni di attività continua, martellante, instancabile, in u processo di affinamento, di approfondimento del proprio mestiere alla ricerca dei temi sempre più profondi del fare teatro».

Dopo la consegna delle targhe al vincitore e ai partecipanti al concorso, la serata si è conclusa con un buffet e un brindisi e un appuntamento al 2019, anno della prossima edizione.



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