“Xavier”, amore senza confini contro il male
di Fabio Canessa
Prima in Sardegna del film. Il regista Giovanni Coda: «Apprezzato nel mondo ma nessun supporto dalle istituzioni sarde»
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SASSARI. Dal Queer Film Festival di Firenze all’Out On Film di Atlanta, passando per l’Iris Prize di Cardiff e un altro viaggio negli Stati Uniti con la recente proiezione al Social Justice Film Festival Seattle.
In meno di tre mesi dalla prima, “Xavier” di Giovanni Coda ha già fatto parecchia strada. E non vuole certo fermarsi. Tappe già sicure, in attesa di altre selezioni, sono quelle previste al Festival Omovies di Napoli e al Pride on Film di Chicago per quello che sarà il terzo passaggio oltreoceano. Intanto una sosta in Sardegna, con la prima proiezione nell’isola. A Cagliari, la città del regista e luogo delle riprese del breve film realizzato dopo la morte dell’agente di polizia Xavier Jugelé, ucciso il 20 aprile di quest’anno nell’ attentato terroristico avvenuto nel cuore di Parigi, sugli Champs-Elysées.
L’appuntamento è per domenica, alle 21 al Centro culturale Intrepidi Monelli in viale Sant’Avendrace a Cagliari. Oltre al regista interverranno alla presentazione Giovanni Minerba, Cosimo Morleo, Andrea Andrillo, Brunella Mocci e Arnaldo Pontis. Tutto perfetto, per festeggiare il già buon successo del cortometraggio, se non fosse per un particolare. Mancano all’appello le istituzioni. «Nessun supporto da parte del Comune di Cagliari, della Regione e della Fondazione Sardegna Film Commission» sottolinea Giovanni Coda, che con il successo dei precedenti lungometraggi, pluripremiati, ha portato in giro per il mondo il suo cinema che lega tematiche dall’importante valore umanitario a un linguaggio sperimentale che mostra un rapporto stretto con la fotografia, settore da quale arriva lo stesso Coda. «Sondo nuove forme di composizione del linguaggio cinematografico.
Partendo da “Il rosa nudo” l’utilizzo di un forma di destrutturazione dei codici della documentazione per immagine mi ha portato al più recente “Bullied to Death”. In “Xavier” il passaggio a un approccio più realistico è maggiormente evidente, pur mantenendo intatta la mia “poevisione” cinematografica, citando il grande Gianni Toti». Al di là del silenzio istituzionale, la proiezione cagliaritana sarà sicuramente per Coda e i suoi collaboratori una festa. D’altronde un po’ tutta la squadra è formata da sardi, a parte i due interpreti: Marco Casoli è arrivato in Sardegna per le riprese da Bologna, Thomas Grascoeur da Parigi. È lui anche il narratore della storia, costruita sulla lettera che Etienne Cardiles ha letto durante le esequie del suo compagno Xavier Jugelé. Parole colme di amore e contro l’odio. «Il progetto di realizzare un film sulla storia di Xavier – racconta il regista cagliaritano – è nato nel momento in cui ho assistito ai funerali di Stato. Nel momento in cui Etienne Cardiles leggeva, di fronte a tutto l’establishment politico francese, la lettera che in seguito è diventata virale. Una lettera carica di tensione e di dolore, ma al contempo una dichiarazione d’amore d’altri tempi, colma di un romanticismo senza confini. Rimasi molto colpito da questo evento e riprodurre quel dolore-amore in un film è stata la conseguenza logica per chi come me è abituato a trattare argomenti come questi. Il film cerca di rendere l’immagine di quello che sarebbe potuto essere e che non sarà mai più. Credo che sia destinato a un pubblico ampissimo, forse per la prima volta nella mia corposa filmografia ho realizzato un film che ha le potenzialità di raggiungere davvero tutti».
In meno di tre mesi dalla prima, “Xavier” di Giovanni Coda ha già fatto parecchia strada. E non vuole certo fermarsi. Tappe già sicure, in attesa di altre selezioni, sono quelle previste al Festival Omovies di Napoli e al Pride on Film di Chicago per quello che sarà il terzo passaggio oltreoceano. Intanto una sosta in Sardegna, con la prima proiezione nell’isola. A Cagliari, la città del regista e luogo delle riprese del breve film realizzato dopo la morte dell’agente di polizia Xavier Jugelé, ucciso il 20 aprile di quest’anno nell’ attentato terroristico avvenuto nel cuore di Parigi, sugli Champs-Elysées.
L’appuntamento è per domenica, alle 21 al Centro culturale Intrepidi Monelli in viale Sant’Avendrace a Cagliari. Oltre al regista interverranno alla presentazione Giovanni Minerba, Cosimo Morleo, Andrea Andrillo, Brunella Mocci e Arnaldo Pontis. Tutto perfetto, per festeggiare il già buon successo del cortometraggio, se non fosse per un particolare. Mancano all’appello le istituzioni. «Nessun supporto da parte del Comune di Cagliari, della Regione e della Fondazione Sardegna Film Commission» sottolinea Giovanni Coda, che con il successo dei precedenti lungometraggi, pluripremiati, ha portato in giro per il mondo il suo cinema che lega tematiche dall’importante valore umanitario a un linguaggio sperimentale che mostra un rapporto stretto con la fotografia, settore da quale arriva lo stesso Coda. «Sondo nuove forme di composizione del linguaggio cinematografico.
Partendo da “Il rosa nudo” l’utilizzo di un forma di destrutturazione dei codici della documentazione per immagine mi ha portato al più recente “Bullied to Death”. In “Xavier” il passaggio a un approccio più realistico è maggiormente evidente, pur mantenendo intatta la mia “poevisione” cinematografica, citando il grande Gianni Toti». Al di là del silenzio istituzionale, la proiezione cagliaritana sarà sicuramente per Coda e i suoi collaboratori una festa. D’altronde un po’ tutta la squadra è formata da sardi, a parte i due interpreti: Marco Casoli è arrivato in Sardegna per le riprese da Bologna, Thomas Grascoeur da Parigi. È lui anche il narratore della storia, costruita sulla lettera che Etienne Cardiles ha letto durante le esequie del suo compagno Xavier Jugelé. Parole colme di amore e contro l’odio. «Il progetto di realizzare un film sulla storia di Xavier – racconta il regista cagliaritano – è nato nel momento in cui ho assistito ai funerali di Stato. Nel momento in cui Etienne Cardiles leggeva, di fronte a tutto l’establishment politico francese, la lettera che in seguito è diventata virale. Una lettera carica di tensione e di dolore, ma al contempo una dichiarazione d’amore d’altri tempi, colma di un romanticismo senza confini. Rimasi molto colpito da questo evento e riprodurre quel dolore-amore in un film è stata la conseguenza logica per chi come me è abituato a trattare argomenti come questi. Il film cerca di rendere l’immagine di quello che sarebbe potuto essere e che non sarà mai più. Credo che sia destinato a un pubblico ampissimo, forse per la prima volta nella mia corposa filmografia ho realizzato un film che ha le potenzialità di raggiungere davvero tutti».
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