La Nuova Sardegna

«La mia generazione tra sogni e angosce»

di Federico Pucci
«La mia generazione tra sogni e angosce»

Nel libro “Macerie prime” Zerocalcare scrive e disegna il duro scontro con l’attuale realtà

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Crisi personale e crisi generazionale si intrecciano nel nuovo libro di Zerocalcare. In “Macerie prime” (Bao Publishing) il fumettista italiano più acclamato degli ultimi anni parte facendo i conti con le richieste che lo perseguitano quotidianamente mettendo alla prova impegno politico, amicizie e la voglia di restituire qualcosa del proprio successo. Tra questi accolli, la proposta di partecipare a un bando che arriva da tutto il suo gruppo di amici – compresa l'inedita figura quasi paterna di Deprecabile – è insieme motore della vicenda e specchio di un problema: «Spesso in questi anni non c'è stato altro modo di relazionarsi che non fosse strumentale al mio lavoro - racconta Michele Rech –, non parlo di strumentalizzazione, perché le cause sono importanti anche per me, e capisco chi mi cerca come megafono. La mia crisi infatti non è rispetto a quei valori o al mondo di centri sociali e spazi occupati in cui sono cresciuto: io metto in discussione come starci, in quel mondo, come tenere insieme l’aspetto professionale con l’aspetto politico e relazionale».

La storia di fatto si concentra più sulla cerchia di amici del protagonista, che non su quest’ultimo: «Ho la presunzione di essere cresciuto con persone generose e volenterose, che sono risorse per questa società molto più valide di me. Oggi vedo che stanno al chiodo e finiscono a fare gli inventari ai supermercati di notte: volevo raccontare le loro vite». Intrappolati nel lavoro come negli affetti, i personaggi vedono minacciata la loro umanità: «L’umanità è cercare di rimanere lucidi ed empatici nonostante il crollo delle certezze, quando ognuno cerca di salvare se stesso a scapito degli altri: il fumetto racconta proprio di questo, che è potenzialmente il crollo della società».

Un passaggio esistenziale simboleggiato anche dall’addio dell’armadillo, da sempre voce della coscienza e alter-ego di Zerocalcare, sostituito da un panda: «La sua corazza è incrinata. Il panda è solitario e aggressivo, può incarnare questo cambiamento di prospettiva». Una situazione riflessa anche nel contrappunto del racconto, una storia allegorica dai contorni post-apocalittici: «Quella dimensione mi sembrava la più indicata per mostrare la condizione di chi mi sta intorno: per tanto tempo ho raccontato lo smarrimento della mia generazione che si è affacciata sul mondo del lavoro con certe aspettative mentre le garanzie erano svanite».

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