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Microplastiche killer Una legge per fermare la morte dei mari

di Tommaso Tetro
Microplastiche killer Una legge per fermare la morte dei mari

Sfere inferiori ai 5 millimetri contenute nei saponi, dentifrici e gel L’Italia leader nella produzione di cosmetici pronta a dare l’esempio

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I rifiuti a mare sono un’emergenza per il Pianeta. La seconda dopo i cambiamenti climatici. Tanto che, secondo una stima delle Nazioni Unite, ogni anno finiscono negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica. E i danni economici vanno dai 477 milioni di euro per l’Europa agli 8 miliardi di euro per il Pianeta ogni anno.

Sulla questione l’Italia è pronta a fare la sua parte: con il disegno di legge che mette al bando le microplastiche nei cosmetici, in esame al Senato e di cui le associazioni – tra le quali Legambiente, Marevivo, Wwf, Greenpeace, MedSharks – hanno chiesto una rapida approvazione, entro la fine della Legislatura, puntando sulla necessità di una legge. Il testo del ddl, già approvato alla Camera dovrebbe esser licenziato da Palazzo Madama in sede deliberante per poi completare (viste le modifiche apportate al Senato, dove è fermo da oltre un anno) l’approvazione a Montecitorio. L’appello, chiamato “#faidafiltro”, chiede di mettere al bando le microplastiche nei cosmetici ed è stato già sottoscritto da alcune personalità (tra cui Piero Angela, Giovanni Soldini, Luca Mercalli, Andrea Camilleri). I principali “indagati”sono saponi, creme, gel, dentifrici, che contengono frammenti o sfere di plastica di dimensione inferiori a 5 millimetri (che non vengono trattenute dai sistemi di depurazione).

In base ai risultati preliminari di un’indagine, su un campione di 30 punti vendita in otto Regioni, fatta da MedSharks – con il supporto tecnico del Cnr Ismac di Biella, università del Salento e università Roma Tre –: «la maggior parte, circa l’80%, è costituita da prodotti da risciacquo»; in particolare, su un prodotto specifico, l’analisi ha stimato che «in un flacone da 250 millilitri sarebbero presenti 750 mila frammenti di polietilene, per un peso totale di 12 grammi».

Un problema, quello della frammentazione della plastica, che arriva fino agli abissi marini: è stata trovata nello stomaco di creature che vivono fino a 11 chilometri di profondità, nelle fosse oceaniche del Pacifico, secondo uno studio dell’università di Newcastle. «Nel settore della cosmetica l’Italia è leader del mondo, tanto che il 65% del make-up si produce in Italia – osserva il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci – le aziende sono pronte, hanno anche i prodotti per sostituirli. L’Italia può dare ancora una volta l’esempio. Se il provvedimento ritorna alla Camera noi cercheremo certamente di approvarlo. Sarebbe un segnale importante se si riuscisse a inserire nella Legge di Bilancio un emendamento per eliminare i cotton-fioc non biodegradabili».

E il suo omonimo al Senato, Giuseppe Marinello, fa presente come, «appena chiuso l’iter di approvazione della Legge di Bilancio, ci saranno le condizioni per approvare in sede deliberante il provvedimento».

I cosmetici sono responsabili dell’apporto di microplastiche per una percentuale che varia dallo 0,1% fino ad un massimo dell’1,5% sul totale dei frammenti in plastica, afferma Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche, che dichiara di «condividere pienamente ogni sforzo per la protezione dell’ambiente acquatico, sostenendo gli obiettivi europei e globali finalizzati a ridurre significativamente la quantità di rifiuti marini in plastica». «Dalle nostre analisi emerge che non c’è metro cubo di acque che sia esente dal problema» sottolinea il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani.

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