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Innocenti: Firenze come «città di mare»

Ecco: «Firenze è una città di mare. Nessuno si azzardi a scuotere la testa e a dire che no, non è così. Firenze è una città di mare perché come il mare ha i turisti. E soprattutto perché, come al...

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Ecco: «Firenze è una città di mare. Nessuno si azzardi a scuotere la testa e a dire che no, non è così. Firenze è una città di mare perché come il mare ha i turisti. E soprattutto perché, come al mare, tutto porta al mare». A costruire su questa idea bislacca un libro intitolato, appunto, «Firenze mare», e pubblicato da Giulio Perrone editore, è Simone Innocenti. Idea che, però, diventa meno bislacca e molto suggestiva se al termine mare, vasto e magnifico, sostituite il meno vasto epperò altrettanto magnifico fiume Arno, che «non è salato», ma «“sciapo” come il pane da tavola». Invenzione che ha come corollario un’altra ipotesi: che Firenze esista e resista, in quanto città, proprio in virtù di ciò che, nella guerra perpetua con quelle acque, riesce a strappare al fiume.

Per raccontarci ciò – nella restituzione di luoghi talvolta gloriosi come Ponte Vecchio, Santa Croce, gli Uffizi, talaltra segreti come Il cimitero degli inglesi, che ha ispirato il celeberrimo Böcklin dell’«Isola dei morti», Innocenti convoca tanti grandi testimoni – da Luzi a Pratolini, da Jacobbi a Landolfi e Manganelli – inoltrandosi dentro un Novecento ormai canonico, come per esempio quello delle riviste, da «La Voce» a «Campo di Marte» e «Solaria». Non è poco.

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