La Nuova Sardegna

Una Tokio sottosopra fra terrorismo e terremoti

di Alessandro Marongiu
Una Tokio sottosopra fra terrorismo e terremoti

Torna “Underground”: interviste sulla strage del 1995 nella metro della capitale E poi un libro di narrativa che s’ispira al sisma che nello stesso anno colpì il Giappone 

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Il 17 gennaio 1995, poco prima delle 6 del mattino, uno spostamento della crosta terrestre lungo la Faglia Nojima causa un terremoto che colpisce in special modo Kobe, distante appena 20 chilometri dal punto in cui le scosse hanno avuto origine. Le vittime in tutto il Giappone sono più di 6.400, ma ben 4.600 di queste sono abitanti della sola città situata nell'isola di Honshu. Passano poco più di due mesi, e la Terra del Sol Levante conosce un altro momento drammatico. Stavolta, però, la Natura non c’entra. Dieci appartenenti al culto religioso Aum Shinrikyo entrano nella metropolitana di Tokyo e sistemano in diversi punti dei sacchetti contenenti sarin in forma liquida. Quando li bucano, il sarin, un tipo di gas nervino che conduce alla morte in meno di un minuto, comincia a diffondersi nell’aria: nel giro di mezzora muoiono 12 persone, 54 rimangono gravemente ferite e più di 6.000 intossicate.

Durante quell’inizio d’anno così terribile per il suo Paese, Murakami Haruki si trova in California, dove da due anni insegna presso l'università “William Howard Taft” di Denver. Sente a quel punto di dover rientrare in Giappone per stare accanto a connazionali e concittadini (è nato a Kyoto, ma è cresciuto proprio a Kobe), e cercare di capire quei fatti e le loro conseguenze con lo strumento che ha a disposizione: la scrittura. Inizia così a intervistare sia sopravvissuti all’attacco terroristico che aderenti al culto che ne è stato responsabile, e il risultato di quelle conversazioni sfocia in un volume del 1997, che Einaudi traduce nel 2011 con il titolo Underground, racconto a più voci dell'attentato alla metropolitana di Tokyo”.

Diverso è l’approccio agli accadimenti di gennaio, che Murakami affronta rivolgendosi alla narrativa: nel 2000 esce una raccolta di sei prose brevi, già apparse su rivista, ognuna avente come sfondo in maniera diretta o meno il terremoto che ha prima raggiunto e poi devastato Kobe. Dalla versione italiana, “Tutti i figli di Dio danzano”, la casa torinese estrapola ora Ranocchio salva Tokyo, dandole vita editoriale indipendente (72 pagine, 15 euro) e affiancando al testo le illustrazioni di Lorenzo Ceccotti. L’inizio guarda a Kafka, con l’imponderabile che, in una giornata qualsiasi del febbraio del 1995, irrompe in uno scenario di assoluta normalità: «Quando Katagiri entrò nel suo appartamento, ad attenderlo c’era un ranocchio gigante. Eretto sulle zampe posteriori, superava i due metri. E aveva anche un fisico massiccio. Katagiri, alto appena uno e sessanta e mingherlino, si sentì sopraffatto dal suo aspetto imponente. “Mi chiami Ranocchio” – disse il ranocchio con voce stentorea. Katagiri, ammutolito, restò fermo a bocca aperta nell’ingresso». Superata l’ovvia sorpresa iniziale, l’uomo si siede al tavolo della cucina con la bizzarra creatura, che nell’attesa del suo arrivo ha messo sul fornello dell’acqua per preparare il thè.

L’animale, dalle ottime letture (cita Tolstoj e Dostoevskij), gli rivela di essere lì per coinvolgerlo in una difficile impresa: salvare la capitale nipponica dal Gran Lombrico, che «vive nelle viscere della terra» e trasforma le sollecitazioni che riceve, siano esse movimenti o suoni, in odio. Le forti scosse del 17 gennaio precedente l’hanno fatto molto arrabbiare, continua Ranocchio, e ora il mostro è pronto a scatenare su Tokyo un terremoto che costerà la vita a 150mila persone. Katagiri, conscio di non possedere alcuna particolare qualità, si dichiara poco adatto al compito, ma l’inatteso amico lo tranquillizza: è lui che vuole, e nessun altro.

Le cose seguiranno il loro corso, pur se per vie impreviste, lungo questo racconto che, grazie al suo alto tasso metaforico, si legge con agio anche sciogliendolo dai riferimenti storici che l’hanno ispirato.

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