La Nuova Sardegna

Arbore, ritorno in Rai un po’ amaro

di Angela Majoli

Due serate per spiegare l’umorismo di “Indietro tutta”: «Ma in questi anni nessuno mi ha cercato»

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ROMA. Trent'anni fa “Indietro tutta” smontava con l'umorismo e l'improvvisazione, «per dirla tecnicamente, con il cazzeggio», stereotipi e falsi miti della tv commerciale. Oggi Renzo Arbore riprende quel modello di «tv che resta, l'opposto della fast tv, della tv usa e getta» e la racconta ai millennials, insieme con il sodale Nino Frassica, in due serate evento, Indietro tutta 30 e l'ode, il 13 e il 20 dicembre in prime time su Rai2.

Ma nonostante il clima di festa, in conferenza stampa Arbore sfoga la sua amarezza verso la Rai e non risparmia una frecciata al direttore generale Mario Orfeo. «Uno dei motivi per cui non ho fatto tanta Rai in questi anni è perché la Rai non mi ha chiamato, non mi ha corteggiato abbastanza. Avranno pensato che ormai mi ero dedicato alla musica o che ero rimbambito». Poi rincara: «A dire la verità uno dei vecchi direttori, Campo Dall'Orto, mi ha chiamato andando via e mi ha detto: mi dispiace che non siamo incontrati. Quello nuovo, lo sto ancora aspettando. Spero che venga a trovarci. Sarebbe giusto onorare la tv d'autore, che era la più bella del mondo». Una doccia fredda per l'azienda, che si affretta a precisare che Orfeo ha firmato il contratto per Arbore e lo ha incontrato due volte.Ma intanto, incalzato dai cronisti, Arbore sottolinea che l'oblio della Rai dura «da tempo immemorabile, da quando - spiega - sono in giro con l'Orchestra Italiana. Qualche volta ho chiesto io appuntamento, ma non me l'hanno dato. Ora mi hanno chiamato e sono tornato», aggiunge citando «i quattro programmi fatti su Rai Storia» e «E rivendica di essere «l'unico a non aver mai tradito la Rai, andando altrove, anche se a suo tempo ebbi offerte molto sostanziose. Sono affezionato a questa azienda, per la quale ho creato 3 format per la radio e 15 per la tv». Un nuovo format è anche “Indietro tutta trenta e l'ode”: «Non abbiamo voluto fare un programma nostalgia, né una reunion di combattenti e reduci invecchiati di trent'anni. La formula è quella già sperimentata nelle università, dove studiano i miei programmi. Abbiamo messo su una sorta di Dams in cui spieghiamo ai millennials perché quel tipo di umorismo può funzionare ancora». A tenere le fila del racconto sarà Andrea Delogu: «È una bravissima professoressa, che ha studiato molto più di noi. Si rivedranno spezzoni di quelle 65 puntate che dopo le 45 di Quelli della notte furono un triplo salto mortale: inventammo uno show tutto diverso, senza ospiti, fatta eccezione per il grande amico Massimo Troisi, basato sull'improvvisazione, sul jazz della parola». «Oggi - gli fa eco Frassica - ti danno solo pochi minuti per improvvisare, allora si andava avanti per un'ora». Arbore spende una parola per le coccodè, «una satira forte delle ragazze che venivano usate dagli sponsor: penso al Drive in, a Bingo. Quando sono entrato in Rai, c'erano solo due donne, Enza Sampò e Bianca Maria Piccinino. Con L'altra domenica ne abbiamo portante tante, come Isabella Rossellini, Milly Carlucci, Silvia Annichiarico: le chiamavano le ragazze parlanti, perché l'alternativa erano le vallette. Oggi le donne hanno preso il comando in tv, sono più brave di noi uomini».

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