Berardi racconta l’epopea dei briganti
Stasera a Cagliari lo spettacolo scritto, diretto e interpretato dall’artista pugliese
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Sbarca nell’isola l’epopea meridionale di “Briganti”, l’affascinante spettacolo scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Berardi – straordinario interprete il cui talento vince e annulla il limite fisico della cecità, trasfigurando il buio con una performance visionaria ed emozionante – che sarà protagonista stasera alle 21 al TsE di Is Mirrionis (in via Quintino Sella, a Cagliari) per la Stagione 2017-2018 di “Teatro senza quartiere”, organizzata dal Teatro del Segno con la direzione artistica di Stefano Ledda.
L’artista pugliese si ispira alla storia del brigantaggio che tra Settecento e Ottocento, ma in realtà ben oltre le soglie del ventesimo secolo, ha imperversato nel Regno delle Due Sicilie: un fenomeno complesso e dalle molteplici valenze politiche e sociali, in cui il sentimento di rivolta contro il potere e vaghi ideali di giustizia si intrecciano alle amare cronache di aggressioni e delitti, in un contesto di diffusa miseria morale e materiale, tanto da assumere, specialmente in età risorgimentale, connotati di rivolta popolare – in uno studio moderno e attento che guarda oltre le mere azioni di violenza e rapina.
Berardi sceglie il punto di vista particolare di un giovane brigante, catturato e imprigionato, che rievoca eroiche e feroci imprese dalla sua cella nel carcere dell'ex Regno delle Due Sicilie: tra le sue memorie frammentarie rievocate in un forma onirica e poetica affiora il ricordo di Carmine Crocco, capo indiscusso delle bande del Vulture, che estendeva la sua autorità fino all’Irpinia, uno dei più temuti e ricercati fuorilegge del periodo post-unitario, conosciuto come il “Generale dei Briganti” o il “Napoleone dei Briganti”.
Viaggio nella storia – dalla parte degli ultimi, condannati ad un'esistenza di fatica e di stenti, la cui unica possibilità di riscatto consisteva nell'arruolarsi, spesso a forza, tra le file dei briganti per depredare i signori e le genti di passaggio e diventare così rapinatori e assassini: da vittime e carnefici, da sudditi a ribelli, da braccianti a soldati e “ufficiali” di milizie irregolari, non di rado coinvolte nel conflitto tra le diverse forze in campo, tanto da contribuire a disegnare i nuovi scenari politici, uomini del destino in una civiltà dominata – come oggi – dal gioco delle armi. Una pièce raffinata ed evocativa, pensata come un sogno a occhi aperti in cui il protagonista, ormai in catene, ripercorre gli anni intensi e pericolosi e le sue avventure da uomo libero.
L’artista pugliese si ispira alla storia del brigantaggio che tra Settecento e Ottocento, ma in realtà ben oltre le soglie del ventesimo secolo, ha imperversato nel Regno delle Due Sicilie: un fenomeno complesso e dalle molteplici valenze politiche e sociali, in cui il sentimento di rivolta contro il potere e vaghi ideali di giustizia si intrecciano alle amare cronache di aggressioni e delitti, in un contesto di diffusa miseria morale e materiale, tanto da assumere, specialmente in età risorgimentale, connotati di rivolta popolare – in uno studio moderno e attento che guarda oltre le mere azioni di violenza e rapina.
Berardi sceglie il punto di vista particolare di un giovane brigante, catturato e imprigionato, che rievoca eroiche e feroci imprese dalla sua cella nel carcere dell'ex Regno delle Due Sicilie: tra le sue memorie frammentarie rievocate in un forma onirica e poetica affiora il ricordo di Carmine Crocco, capo indiscusso delle bande del Vulture, che estendeva la sua autorità fino all’Irpinia, uno dei più temuti e ricercati fuorilegge del periodo post-unitario, conosciuto come il “Generale dei Briganti” o il “Napoleone dei Briganti”.
Viaggio nella storia – dalla parte degli ultimi, condannati ad un'esistenza di fatica e di stenti, la cui unica possibilità di riscatto consisteva nell'arruolarsi, spesso a forza, tra le file dei briganti per depredare i signori e le genti di passaggio e diventare così rapinatori e assassini: da vittime e carnefici, da sudditi a ribelli, da braccianti a soldati e “ufficiali” di milizie irregolari, non di rado coinvolte nel conflitto tra le diverse forze in campo, tanto da contribuire a disegnare i nuovi scenari politici, uomini del destino in una civiltà dominata – come oggi – dal gioco delle armi. Una pièce raffinata ed evocativa, pensata come un sogno a occhi aperti in cui il protagonista, ormai in catene, ripercorre gli anni intensi e pericolosi e le sue avventure da uomo libero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
