“Tutto quello che vuoi”, i giovani di Bruni
SASSARI. Dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore per il cinema (con Paolo Virzì) e per la televisione (“Il commissario Montalbano”), solo nel 2011 Francesco Bruni ha deciso di passare dietro...
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SASSARI. Dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore per il cinema (con Paolo Virzì) e per la televisione (“Il commissario Montalbano”), solo nel 2011 Francesco Bruni ha deciso di passare dietro la macchina da presa. “Tutto quello che vuoi”, uscito nelle sale lo scorso maggio, vincitore del Nastro d’Argento per la sceneggiatura, è il suo terzo film, e come i precedenti – in particolare quello d’esordio, “Scialla!” – racconta il rapporto difficile ma non impossibile tra generazioni.
Lo fa con due protagonisti all’apparenza inconciliabili: uno giovane, Alessandro, ventenne sbandato a Trastevere (un intenso e credibile Andrea Carpenzano, alla seconda esperienza sul set) e l'altro anziano, Giorgio, poeta malato di alzheimer, interpretato con ironica eleganza dal regista Giuliano Montaldo, qui in veste d’attore come agli esordi della sua lunghissima carriera. L’incontro tra i due scatta quando il padre di Alessandro lo costringe ad accettare il lavoro come badante di Giorgio. Inizia così un avvicinamento progressivo, mentre il film passa, di sequenza in sequenza, da commedia malinconica a romanzo di formazione a road movie, senza rinunciare, di tanto in tanto, all’elemento fantastico delle allucinazioni di Giorgio, che in Andrea e i suoi amici rivede i compagni partigiani. Merito del film la capacità di raccontare la ricerca di punti fermi, in due età fondamentali dell’esistenza, senza cadere quasi mai nella retorica del buonismo. (grab)
Lo fa con due protagonisti all’apparenza inconciliabili: uno giovane, Alessandro, ventenne sbandato a Trastevere (un intenso e credibile Andrea Carpenzano, alla seconda esperienza sul set) e l'altro anziano, Giorgio, poeta malato di alzheimer, interpretato con ironica eleganza dal regista Giuliano Montaldo, qui in veste d’attore come agli esordi della sua lunghissima carriera. L’incontro tra i due scatta quando il padre di Alessandro lo costringe ad accettare il lavoro come badante di Giorgio. Inizia così un avvicinamento progressivo, mentre il film passa, di sequenza in sequenza, da commedia malinconica a romanzo di formazione a road movie, senza rinunciare, di tanto in tanto, all’elemento fantastico delle allucinazioni di Giorgio, che in Andrea e i suoi amici rivede i compagni partigiani. Merito del film la capacità di raccontare la ricerca di punti fermi, in due età fondamentali dell’esistenza, senza cadere quasi mai nella retorica del buonismo. (grab)
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