“Jagalù”, la musica è meticcia Trio col sax di Gavino Murgia
di Monica De Murtas
I brani del nuovo disco nei concerti di domani e venerdì al Vecchio Mulino «Ci siamo conosciuti suonando e viaggiando insieme in giro per il mondo»
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SASSARI. Gran finale per la rassegna “Un concetto, un’idea: musica arte, cultura e altri nutrimenti” organizzata dall’ Ensemble Laborintus che ha presentato nei mesi scorsi con grande successo un’offerta artistica caratterizzata da diversi “menù”: Musica classica e ritmi africani, sonorità latine e musica jazz, teatro musicale e percussioni.
Tra i piatti forti in cartellone quello proposto, in collaborazione con la Regione, domani e venerdì 21 alle 20 al Vecchio Mulino, sul palco il Trio Jagalù: Gavino Murgia (sax soprano), Luciano Biondini (fisarmonica), Jarrod Cagwin (percussioni). La formazione nasce come naturale conseguenza di un lungo periodo di collaborazione tra i tre artisti che negli ultimi 15 anni si sono esibiti insieme nei più importanti festival internazionali.
Il ricco back ground di esperienze e ricerche dei tre musicisti ha dato origine ad uno stile che fa tesoro di linguaggi musicali differenti, a partire dal jazz, creando un mix dal sound squisitamente personale. Gavino Murgia inizia a suonare a dodici anni il sax e grazie alla passione del padre per jazz e classica ha la possibilità di crescere ascoltando questi generi musicali. A quindici anni inizia quindi la sua attività artistica con vari gruppi pop e funky e collabora con diverse compagnie teatrali sarde, frequenta i seminari di Paolo Fresu a Nuoro (sua città natale) per poi andare a Siena per concorrere a far parte dell’Orchestra Giovanile Italiana di jazz come primo sax tenore. Questa immersione nel mondo del jazz gli consente di accrescere la propria esperienza e di conoscere musicisti con i quali nel tempo crea innumerevoli sodalizi artistici. La Sardegna con le sue profonde radici musicali è costantemente presente nel percorso sonoro di Murgia. Il canto a Tenore nel ruolo di bassu, praticato già in adolescenza e lo studio tradizionale delle launeddas, si fondono nel tempo con la musica afroamericana trovando un percorso inedito e originale. Nel tempo al sax soprano e tenore Murgia affianca anche sax baritono, flauti e duduk. L’esperienza con il trio Jagalù nasce proprio in uno di questi contesti artistici internazionali in cui il musicista incontra il fisarmonicista umbro Luciano Biondini e il percussionista statunitense Jarrod Cagwin. «Ci siamo conosciuti 15 anni fa all’interno dell’ensemble di Rabih Abou-Khalil – dice Murgia – musicista libanese con cui abbiamo girato il mondo. Suonando abbiamo scoperto delle affinità, delle sfumature comuni nel nostro modo di sentire la musica che avevamo voglia di approfondire. Nei nostri brani c’è l’anima artistica di ognuno di noi, a volte la si riconosce in maniera nitida in un singolo brano altre volte i nostri linguaggi si fondono insieme in qualcosa di completamente diverso» .
Dall’esperienza del trio sta per nascere un disco che sarà pubblicato nei prossimi mesi. «Anche il nome della formazione è uno strano intreccio tra le nostre identità “Jagalù” –conclude Murgia – è formato dalle prime due lettere dei nostri nomi, suonava bene e così lo abbiamo scelto. Accadeva due anni fa in un luogo indefinito tra il Tibet e Manhattan mentre eravamo in tour con Rabih. Suoniamo spesso in Sardegna ma è la prima volta che veniamo a Sassari di questo sono molto contento perché il pubblico sassarese è molto affettuoso e competente».
Tra i piatti forti in cartellone quello proposto, in collaborazione con la Regione, domani e venerdì 21 alle 20 al Vecchio Mulino, sul palco il Trio Jagalù: Gavino Murgia (sax soprano), Luciano Biondini (fisarmonica), Jarrod Cagwin (percussioni). La formazione nasce come naturale conseguenza di un lungo periodo di collaborazione tra i tre artisti che negli ultimi 15 anni si sono esibiti insieme nei più importanti festival internazionali.
Il ricco back ground di esperienze e ricerche dei tre musicisti ha dato origine ad uno stile che fa tesoro di linguaggi musicali differenti, a partire dal jazz, creando un mix dal sound squisitamente personale. Gavino Murgia inizia a suonare a dodici anni il sax e grazie alla passione del padre per jazz e classica ha la possibilità di crescere ascoltando questi generi musicali. A quindici anni inizia quindi la sua attività artistica con vari gruppi pop e funky e collabora con diverse compagnie teatrali sarde, frequenta i seminari di Paolo Fresu a Nuoro (sua città natale) per poi andare a Siena per concorrere a far parte dell’Orchestra Giovanile Italiana di jazz come primo sax tenore. Questa immersione nel mondo del jazz gli consente di accrescere la propria esperienza e di conoscere musicisti con i quali nel tempo crea innumerevoli sodalizi artistici. La Sardegna con le sue profonde radici musicali è costantemente presente nel percorso sonoro di Murgia. Il canto a Tenore nel ruolo di bassu, praticato già in adolescenza e lo studio tradizionale delle launeddas, si fondono nel tempo con la musica afroamericana trovando un percorso inedito e originale. Nel tempo al sax soprano e tenore Murgia affianca anche sax baritono, flauti e duduk. L’esperienza con il trio Jagalù nasce proprio in uno di questi contesti artistici internazionali in cui il musicista incontra il fisarmonicista umbro Luciano Biondini e il percussionista statunitense Jarrod Cagwin. «Ci siamo conosciuti 15 anni fa all’interno dell’ensemble di Rabih Abou-Khalil – dice Murgia – musicista libanese con cui abbiamo girato il mondo. Suonando abbiamo scoperto delle affinità, delle sfumature comuni nel nostro modo di sentire la musica che avevamo voglia di approfondire. Nei nostri brani c’è l’anima artistica di ognuno di noi, a volte la si riconosce in maniera nitida in un singolo brano altre volte i nostri linguaggi si fondono insieme in qualcosa di completamente diverso» .
Dall’esperienza del trio sta per nascere un disco che sarà pubblicato nei prossimi mesi. «Anche il nome della formazione è uno strano intreccio tra le nostre identità “Jagalù” –conclude Murgia – è formato dalle prime due lettere dei nostri nomi, suonava bene e così lo abbiamo scelto. Accadeva due anni fa in un luogo indefinito tra il Tibet e Manhattan mentre eravamo in tour con Rabih. Suoniamo spesso in Sardegna ma è la prima volta che veniamo a Sassari di questo sono molto contento perché il pubblico sassarese è molto affettuoso e competente».
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