Leggere Andreoli Un disagio profondo
Una volta, per un giornalista impegnato in un’inchiesta o in un articolo di denuncia, non c’era peggior accusa di quella di fare letteratura, di romanzare: quando appunto gli si voleva rimproverare...
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Una volta, per un giornalista impegnato in un’inchiesta o in un articolo di denuncia, non c’era peggior accusa di quella di fare letteratura, di romanzare: quando appunto gli si voleva rimproverare una scrittura che nulla avesse a che fare con la verità, ma soltanto con una menzognera e pericolosa immaginazione. Oggi, invece, non soltanto i giornalisti, ma tutti – politici, cantanti, attori – si sentono intellettualmente a posto solo se pubblicano un romanzo. Ma che succede se l’impellenza di questo bisogno coinvolge anche psichiatri, psicologi e psicanalisti?
Mi chiedevo tutto questo di fronte all’annuncio dell’ennesima fatica letteraria di Vittorino Andreoli, “Il silenzio delle pietre”, il quale – a dispetto del comunicato stampa – è tutto meno che un «grande scrittore» e, abile nell’autopromozione com’è, recita persino nel look la parte dello psichiatra così come il luogo comune vuole. Perché ha bisogno di scrivere banali romanzi per raccontare «il profondo disagio del nostro tempo»? Il lavoro di psichiatra, che gli impone serie responsabilità nei confronti di chi soffre, avrebbe bisogno di integrazioni romanzesche per avere credibilità? E dunque: se non si basta come psichiatra per curare il disagio, perché dovrei io fidarmi di lui come paziente?
Mi chiedevo tutto questo di fronte all’annuncio dell’ennesima fatica letteraria di Vittorino Andreoli, “Il silenzio delle pietre”, il quale – a dispetto del comunicato stampa – è tutto meno che un «grande scrittore» e, abile nell’autopromozione com’è, recita persino nel look la parte dello psichiatra così come il luogo comune vuole. Perché ha bisogno di scrivere banali romanzi per raccontare «il profondo disagio del nostro tempo»? Il lavoro di psichiatra, che gli impone serie responsabilità nei confronti di chi soffre, avrebbe bisogno di integrazioni romanzesche per avere credibilità? E dunque: se non si basta come psichiatra per curare il disagio, perché dovrei io fidarmi di lui come paziente?
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