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Biblioteca “Satta” e Università altre emergenze nuoresi

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NUORO. «In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo» diceva Giuseppe Prezzolini parecchi decenni fa. E l’allarme sulla nomina del direttore del...

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NUORO. «In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo» diceva Giuseppe Prezzolini parecchi decenni fa. E l’allarme sulla nomina del direttore del Man – da parte dei tanti appassionati d’arte ma anche dei sardi che considerano Nuoro da sempre la loro piccola-grande Atene – deriva dalla non semplice storia delle istituzioni culturali del capoluogo barbaricino.

Il Consorzio della Biblioteca Satta non ha ancora trovato la strada per una pace definitiva. Dopo i cinque anni di commissariamento con Vannina Mulas e la dolorosa scelta della cooperativa di gestione di licenziare nove dipendenti, il 30 dicembre l’amministratore straordinario Paolo Piquereddu è riuscito a consegnare sul filo di lana il bilancio di previsione 2017 e quello triennale per il 2017 -2019. Bilancio atteso dopo il pensionamento l’anno scorso del direttore Cugusi. E proprio sulla nomina del nuovo direttore a tempo indeterminato, la sociologa Maria Dettori, c’è stato il primo inciampo dell’anno: per la funzionaria del Comune Maria Rita Pira è illegittima «e ogni atto adottato dalla dirigente sarà considerato nullo».

Situazione stabile ma provvisoria anche per il Consorzio per lo studio universitario. Nell’università cittadina, nonostante le immatricolazioni in aumento e i 450 studenti fuori sede che vivono in città, manca ancora il consiglio di amministrazione. Ne fa le veci dal 2015 il professor Fabrizio Mureddu nominato Commissario straordinario del Consorzio, succeduto a Caterina Loi che ha ricoperto la carica dal 2010. Non è stata semplice nemmeno la nomina di direttore dell’Istituto Regionale Etnografico e del suo Museo del costume. Nel 2015, dopo la storica gestione di Paolo Piquereddu, Cristiana Collu ne assunse il ruolo per qualche mese per poi volare a Roma per la prestigiosa poltrona di direttrice della Galleria d’Arte moderna. Fu fatto il nome dell’architetto Domenio Canu, che non raccolse l’unanimità e fu cassato dalla Regione per mancanza di requisiti. Il posto restò vacante per un anno fino alla scelta di Maura Picciau che arrivava dal Ministero dei Beni culturali.

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